Demetrio Stratos
Demetrio Stratos, foto di Silvia Lelli e Roberto Masotti

Demetrio Stratos in una lungimirante audio intervista del 1978

«Perché noi i soldi, cazzo, li abbiamo. O se li mangia qualcuno o si spendono male»

Il 13 giugno 1979 ci lasciava Demetrio Stratos, indimenticabile cantante degli Area e sperimentatore vocale di assoluto livello. Nato ad Alessandria D’Egitto, Stratos si trasferì a Milano al seguito della famiglia nel 1962, cominciando a muovere i primi passi con I Ribelli, gruppo beat con il quale incise diversi 45 giri, tra cui il celebre singolo Pugni Chiusi e l’omonimo album di debutto.

Nel 1971, fondò assieme al batterista Giulio Capiozzo gli Area, una delle band più importanti del periodo che annovera tra le sue fila musicisti di grande spessore come, tra gli altri, Paolo Tofani, Patrizio Fariselli e Ares Tavolazzi. La band produsse album innovativi e politici, tra cui Arbeit Macht Frei (1973), Crac! (1975) e Maledetti (maudits) (1976), passati alla storia per il distintivo mix di fusion, prog, jazz d’avanguardia e ricerca contemporanea. Proprio quest’ultimo elemento porterà Stratos a concentrarsi sulla sperimentazione vocale e a produrre lavori indimenticabili come, tra gli altri, Metrodora (1976) e Cantare La voce (1978), entrambi pubblicati dalla benemerita Cramps Records di Gianni Sassi.

Grazie alla voce dirompente e alla lungimiranza dei suoi studi su vocalità e fonazione, come anche alle ricerche di etnomusicologia ed estensione vocale in collaborazione con il CNR di Padova, Stratos divenne uno dei nomi più importanti del panorama di ricerca degli anni ’70, arrivando a suonare in Francia, Portogallo, Svizzera e Cuba in importanti festival e a collaborare nel 1978 (anno in cui lasciò gli Area) con John Cage per una serie di concerti al Roundabout Theatre di New York. Quello stesso anno partecipò inoltre a un Event della Merce Cunningham Dance Company, con la direzione artistica di Jasper Johns, quella musicale di Cage e la collaborazione di Andy Warhol per i costumi.

Il suo ultimo concerto si tenne il 30 marzo 1979, al Teatrino della Villa Reale di Monza, appena tre giorni prima del ricovero al Policlinico di Milano e poi al Memorial Hospital di New York a causa di una forma di anemia aplastica. Di questo periodo lo storico concerto organizzato da Sassi all’Arena Civica di Milano per raccogliere fondi e garantire al cantante la costosa degenza, in attesa del necessario trapianto di midollo osseo. Oltre agli stessi Area, sul palco salirono calibri quali Eugenio Finardi, Angelo Branduardi, Antonello Venditti, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Carnascialia e Skiantos.

Le condizioni di Stratos, tuttavia, peggiorarono portandolo alla morte per collasso cardiocircolatorio all’età di soli 34 anni, proprio il giorno prima del concerto benefit, che divenne quindi un tributo alla sua memoria. Un musicista che ha lasciato un profondo vuoto culturale e la cui intelligenza artistica e creativa resta ancora ineguagliata, ma anche un artista con delle idee politiche ancora oggi attuali. Ne è un lampante esempio l’intervista registrata da Stratos dopo il concerto che gli Area tennero a Firenze il 23 ottobre 1978, e con la quale vogliamo ricordarlo.

L’intervista del 23 ottobre 1978

Durante lo scambio, il cantante parla di come gli Area facciano «una musica di fusione di tipo internazionalista, che prende da una parte la musica di varie culture con dei criteri molto popolari, una musica fatta di tempi, ritmo e segnali politici». Oltre alle interessanti riflessioni musicali e sul suono («una musica per riflettere e non solo per muovere il corpo»), Stratos mostra una visone pura, difende il versante sperimentale della sua ricerca distinguendola da una visione elitaria, ma non di meno scevra da logiche di mercato. Soprattutto, mette in luce le differenze culturali che dividono un estero pronto alle nuove sonorità da un Italia ancora indietro («fuori ho la possibilità di lavorare con musicisti contemporanei come John Cage … e si ottengono enormi risultati») e poco avvezza al consumo musicale («la Tunisia compra più dischi»).

Quello che faccio io fra dieci o cinque anni può diventare merce. Anzi, ti dico una cosa, è già merce quello che faccio io all’estero, viene pagato molto e c’è già un pubblico di cinquecento e seicento persone a concerto. Faccio concerti per voce sola e qui ancora non è concepito.
Demetrio Stratos

Traspare dalle parole di Stratos non solo una preparazione artistica e scientifica, ma anche un’attenta riflessione sulla società italiana, che per pochezza culturale spingeva già all’epoca molti musicisti che non avevano possibilità di progredire nel Bel Paese alla fuga di cervelli («Da noi se dici faccio sperimentazione musicale ti ridono in faccia, specialmente nel campo politico»).

Perché noi i soldi, cazzo, li abbiamo. O se li mangia qualcuno o si spendono male. Qui bisognerebbe spendere di più, per me, per la cultura. Per ottenere un livello qualitativo più alto.
Demetrio Stratos

Il discorso prosegue con il racconto della partecipazione degli Area al Festival Mondiale della Gioventù a Cuba nel 1977. Anche in questo caso, Stratos prende di mira la disorganizzazione e la mancanza di mezzi della delegazione italiana, criticando i politici nostrani per l’endemica impreparazione («Noi siamo un Paese culturalmente molto disorganizzato»).

La musica è importante perché riesce ad avvicinare la gente e a far discutere prima, durante e dopo. È estremamente importante. Credo che abbiamo bisogno di più cultura, non specificamente solo di musica, ma in generale di più cultura
Demetrio Stratos

L’intervista si conclude parlando della scelta di Paolo Tofani di lasciare gli Area nel 1977, circostanza secondo Stratos dettata non solo da un differente interesse di ricerca, ma anche dall’asfittico mercato italiano. Di seguito lo streaming audio integrale.

Riguardo a Demetrio Stratos, sulle nostre pagine potete recuperare le recensioni degli album Concerto all’Elfo e Rock and roll exibition, entrambe firmate da Filippo Bordignon. Su SA trovate inoltre le critiche di alcuni album degli Area, tra cui quella del sopracitato Arbeit Macht Frei, curata da Fabrizio Zampighi.

Tracklist

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