Cosmo
Cosmo ospite di “Che c'è di nuovo”, still (2022)

Cosmo a “Che c’è di nuovo” sui rave: “Una società deve garantire la tolleranza”

Il producer chiede di non stigmatizzare i rave, sono l'antidoto a una società sempre meno libera

Ospite del programma condotto da Ilaria D’Amico Che c’è di nuovo, Cosmo si è pronunciato a proposito di rave e tutela delle diversità in una società che deve poter garantire la tolleranza per chi vive il proprio tempo in modo diverso dall’ordinario.

Una questione tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache dopo la stretta sui rave del nuovo governo Meloni, una serie di norme varate, secondo il governo, in «straordinaria necessità e urgenza» che regolano la questione «in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali». Pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 ottobre 2022, il decreto è stato criticato da più parti, sia per la formulazione troppo ampia che potrebbe allargare il raggio d’azione a raduni o manifestazioni di tipo politico, sia per l’alta pena prevista di sei anni che fornisce così la possibilità di usare le intercettazioni durante le indagini.

Il cantante ha espresso la propria visione delle cose in un lungo monologo, spiegando che «i rave fanno paura soprattutto a chi non ne ha mai visto uno», ma che in realtà sono un momento per riappropriarsi di una vitalità sempre più mortificata dall’ingranaggio dell’odierna società.

Io mi chiamo Marco, ho 40 anni, ho un lavoro, faccio il musicista e ho anche 3 figli. Sono una brava persona. Però frequento feste, anche illegali. Qualche volta le ho anche organizzate. Sapete perché? Perché ogni tanto ho bisogno di vivere il mio tempo in modo diverso dall’ordinario. Forse non ce ne rendiamo conto ma ormai la nostra socialità è sempre meno libera: varchi, guardiani, sorveglianza, biglietti, documenti, soldi. La società del controllo per me è un incubo. Di contro i rave sono contesti gratuiti, liberi, in cui c’è un senso di solidarietà e fiducia reciproca tra i partecipanti che raramente si trova al di fuori, nella società. C’è anche un’etica di fondo per cui tutti i partecipanti sono responsabili di quello che succede.
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Altro bersaglio del discorso sono stati i giornalisti, che invece di spiegare l’etica di tali manifestazioni preferiscono scrivere «le solite balle», dipingendole come «una specie di inferno popolato da zombie» («molti intendono il rave come uno stile di vita e per molti è un momento di dissidenza politica»). Ma la questione di fondo che viene messa in luce dal producer è soprattutto l’ipocrisia dei politici che con il proibizionismo e la repressione vorrebbero combattere il consumo di droghe fatto durante i rave («Le sostante stupefacenti sono ovunque nella nostra società, sono endemiche. Sono presenti nei locali frequentati dai vip e dai nostri politici, e magari sono presenti anche nei bagni del nostro parlamento, chi lo sa»).

Dopo decenni possiamo dirlo però, questo è sicuro, la guerra alla droga ha fallito, è stata un disastro. È ora di prenderne atto, cambiare approccio ed essere più pragmatici riducendo al minimo il rischio, educando le persone senza ipocrisie.
Cosmo

Viene evidenziato, al contrario, come i rave siano anche un reale momento di informazione sulle droghe («sono sempre presenti strutture sulla riduzione del danno che aiutano le persone dando informazioni, assistenza, talvolta anche analizzando le sostanze»). L’ultima parte del monologo ha preso di mira come la stigmatizzazione della politica di queste manifestazioni sia il preoccupante sintomo di una società che sia avvia a diventare autoritaria.

La criminalizzazione che si vuole fare di chi invade questi eco-mostri che sono rifiuti di cemento che qualcuno ha abbandonato a deturpare i paesaggi è quantomeno ridicola, se non fosse che è il preoccupante sintomo di un’ossessione per l’ordine, la disciplina e le regole che secondo me non si confanno ad una società che vuole essere moderna, aperta e pluralista. Esistono culture, sottoculture, valori che non riescono ad esprimersi e che non riescono ad essere riconosciuti nel nostro sistema giuridico. Potremmo pensare di sopprimerle, probabilmente con dei campi di concentramento… – i rave non si sono fermati da trent’anni e non si fermeranno. In tutto il mondo, è un fenomeno che esiste, un fenomeno culturale. Una società che non è morta del tutto deve esercitare verso questi fenomeni apertura e tolleranza, perché l’alternativa si chiama stato di polizia o, peggio ancora, totalitarismo.
Cosmo

Dopo la tre giorni de La Prima Festa dell’Amore all’Arena Parco Nord di Bologna, Cosmo ha portato il suo concerto happening in una serie di date estive italiane sempre all’insegna del ballo e dello spirito rave.

Su SA potete leggere le recensioni relative alla sua discografia, La terza estate dell’amore, Cosmotronic e L’ultima festa.

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