L’aveva già detto in una recente intervista, David Crosby: «Se per il Coronavirus mi cancellano il tour – erano state le sue parole – io perdo la casa». E adesso, in una nuova chiacchierata col magazine Rolling Stone, l’ex Byrds conferma e rincara la dose: «Senza concerti dovrò vendere anche le chitarre». Il suo 2020 era pieno di impegni: tre tour, grandi concerti con Phil Lesh, Joe Walsh e Jason Isbell, tanta nuova musica da registrare. Ma al momento, non ha idea se queste cose diventeranno realtà. «Non voglio starmene fermo in casa – ha detto al telefono da Santa Ynez, in California – Ho 78 anni, non mi resta molto da vivere. Non voglio certo passare il tempo a far niente. Sento che ho ancora molta musica dentro di me».
Ma il momento che il mondo sta affrontando è del tutto particolare: «Mi ricorda la guerra in Vietnam – è il paragone che ha fatto l’artista – quando cercavamo di dire alla gente di prestare attenzione, di spiegare a tutti perché non dovevamo essere lì. Mi ricorda l’era dei diritti civili e la frustrazione verso i razzisti». Crosby, poi, non risparmia bordate a Trump: «Viviamo in un Paese guidato da un assoluto idiota e ora siamo nel bel mezzo di un guaio serio. E lui non sa quello che fa. Non è in grado di farsi la colazione, figuriamoci gestire i problemi del Paese».
Per il leggendario chitarrista americano, invece, il fenomeno dei live in streaming è positivo: «La gente seduta in salotto ti fa ascoltare le sue canzoni con l’iPhone, è incredibile. Mi piacciono tutti i miei amici che lo fanno, soprattutto Jason Isbell. Credo stia facendo un buon lavoro. Anche Benmont Tench ha fatto una bella cosa». I concerti in diretta sul web di Neil Young, con il quale – ricordiamo – prese parte allo storico quartetto Crosby, Stills, Nash & Young, non li ha visti; ma non solo ha avuto belle parole per il suo ex compagno, bensì ha anche rivelato di avergli inviato una e-mail per convincerlo a rimettere insieme l’ensemble: «Gli ho scritto: “Ascolta, so che sei arrabbiato con me perché ho insultato la tua ragazza. E mi spiace”. Mi sono scusato pubblicamente un paio di volte, ma cose del genere non hanno alcun peso rispetto a quel che sta accadendo nel paese. Gli ho detto: “Questa è la situazione che stiamo affrontando, e ora anche tu che hai preso la cittadinanza americana devi farci attenzione: questo Paese è in pezzi». «So che a Stephen piacerebbe farlo – ha aggiunto Crosby – perché è dentro la politica e ha lavorato con il Partito Democratico per una vita. Nash? Non lo so. Non ci parlo da un sacco tempo». La risposta di Neil Young, però, non è arrivata: «Ho avuto solo un grande, vuoto ed echeggiante silenzio. A chi non piacerebbe rivederci insieme. C’è solo una persona non lo vuole. Anzi, due: Neil e signora».
Il musicista americano è poi tornato sulla sua situazione finanziaria: «Me ne sto qui a vedere svanire gli ultimi soldi che mi sono rimasti, e da parte non ho risparmi. Non si mette bene. Se ho un piano? Per prima cosa venderei le chitarre. È l’unica roba che ho. Ho delle Martin D-45 del 1969. Lo farò comunque perché le mani non mi funzionano più tanto bene. Ho la tendinite a entrambe le mani e non migliorerà. Dopo le chitarre, perderemo la casa. Ci vivo da 21, 22 anni. Non è particolarmente grande, è solo una piccola, bella casa di mattoni rossi, con le tegole sul tetto, nel bel mezzo della campagna. Ci sono grandi spazi aperti qui. È un posto meraviglioso dove vivere. Voglio morire qui. Non voglio trasferirmi altrove».
L’ultimo album di Crosby (composto assieme alla The Lighthouse Band) è stato Here If You Listen pubblicato ad appena un anno dall’ultimo disco solista Sky Trails (2017). Tra i suoi dischi fondamentali ricordiamo l’immortale If I Could Only Remember My Name del 1971.