Il 12 gennaio i Club Dogo hanno pubblicato l’atteso album del ritorno discografico raccogliendo da subito il successo sperato. Il disco è stato anticipato da una campagna degna delle grandi occasioni, prima un teaser con il sindaco di Milano, poi le date-residency al Forum di Assago, l’annuncio dell’album, il dietro le quinte della sua realizzazione, altre date live aggiunte, infine l’uscita del disco e subito dopo l’annuncio di un concerto-evento allo Stadio San Siro, suggello di un’operazione nostalgia che aveva tutti i numeri per sbancare agenzie di ticketing e classifiche.
Per quest’ultime FIMI ha messo tutto nero su bianco lo scorso venerdì: il disco che porta il nome del trio milanese è entrato al primo posto sia tra quelli più venduti della settimana (scalzando Tunnel di Simba La Rue), sia nella sezione dedicata ai vinili; e i suoi singoli occupano ora le prime 8 posizioni della relativa chart a partire da Nato per questo, in collaborazione con Marracash.
Il ritorno del Club Dogo
Il disco di Don Joe, Gué e Jake La Furia arriva a dieci anni di distanza da Non siamo più quelli di Mi Fist, un lavoro che, oltre a mettere temporaneamente la parola fine al percorso del gruppo, ha anche chiuso un lungo capitolo del rap italiano, lasciando spazio da lì a poco alla trap di cui il sopracitato La Rue rappresenta, assieme a Baby Gang, l’ultima leva.
Nel frattempo le 10 date al Mediolanum Forum di Assago dei Club Dogo sono tutte sold out, a ulteriore riprova che il disco e i live nati per capitalizzare uno status di culto raggiunto in misura considerevole a posteriori, hanno incontrato, e probabilmente superato, le previsioni dei diretti interessati.
Dello scorso dicembre lo short video intitolato “Il sogno di zanza si è avverato” che riprendeva i tre impegnati nella registrazione del disco. Il modus operandi era quello di sempre: i rapper hanno scritto parte dei brani insieme, condividendo idee e opinioni in studio.
La recensione di Club Dogo su queste pagine è di Luca Roncoroni che lo descrive come “un’operazione nostalgia autoconclusa e dagli intenti dichiarati, che mantiene quel che promette”.