Caterina Barbieri e Bendik Giske, foto per la stampa 2026
Caterina Barbieri e Bendik Giske, foto per la stampa 2026

Caterina Barbieri e Bendik Giske pubblicano album collaborativo “At Source”

Sintesi analogica e sax esteso si confrontano in un dialogo tra corpo e macchina, ripetizione e trascendenza

Bendik Giske si è fatto un nome come sassofonista dal respiro circolare e dall’estrema fisicità. Un linguaggio che attiva inevitabili rimandi al lavoro di Colin Stetson, ma che se ne distanzia per postura: meno epico, più chirurgico, fatto di mantra che guardano a Terry Riley, sì, ma sotto steroidi. Una pratica sonora che mette costantemente alla prova il corpo, inteso non come semplice veicolo espressivo ma come vero e proprio campo di tensione, limite, resistenza.

Dall’altra parte c’è Caterina Barbieri, altra figura centrale della ripetizione contemporanea, qui declinata in senso più estatico, cosmico, anche impressionista. Ad unire i due artisti è At Source, album in uscita a fine febbraio e anticipato da uno dei suoi quattro brani, Alignment, Orbits: un lavoro che mette in dialogo i rispettivi approcci, mantenendo il dialogo sempre aperto senza rinunciare a impeto e densità. Da un lato la sintesi analogica di Barbieri, macchinica e visionaria; dall’altro il sax esteso di Giske, in simbiosi con voce e respiro.

L’incontro

Il progetto prende avvio dal primo incontro tra i due nel 2019 e si consolida durante una residenza all’ICA di Milano nel 2021, in un momento di riapertura che Barbieri descrive come una sorta di “primavera” dopo la lunga chiusura dei luoghi di scambio culturale. Da lì, il lavoro cresce anche dal vivo, affinato concerto dopo concerto durante il light-years tour, fino a trovare una prima cristallizzazione in studio. Non una versione definitiva, ma – come sottolinea Giske – “una delle molte possibili”.

Unione di dualità

I brani, ciascuno intitolato con una coppia di parole evocative, mettono in scena i poli della loro dialettica: corpo e macchina, astrazione e materia, controllo e vulnerabilità. Alignment, Orbits – già disponibile per l’ascolto – costruisce una tensione progressiva fatta di loop e percussioni corporee, svelando tanto il lato tattile e meditativo del progetto quanto quello più granulare e cosmico.

At Source si configura così come un ritorno alla sorgente del suono, inteso come qualcosa di essenziale e insieme insondabile: il documento di due pratiche divergenti che trovano un terreno comune in cui esprimersi, senza annullare le rispettive identità.

Tracklist

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