Ieri sera Bruce Springsteen e Jeremy Allen White sono stati ospiti di Che Tempo che fa su Nove, in occasione dell’uscita del biopic Springsteen: Liberami dal Nulla, diretto da Scott Cooper, nelle sale italiane dal 23 ottobre.
Parlando del film e del disco al centro della pellicola, Springsteen ha sottolineato il valore personale di Nebraska, definendolo uno dei suoi album preferiti.
Non volevo fare il solito disco. E per il film abbiamo deciso di concentrarlo su qualche anno della mia carriera. Volevamo dare più dramma e più musica al mio personaggio. Ho sempre cercato di seguire la musa e la mia musa è la musica. È fondamentale comprendere cosa farò. Non mi preoccupa se il disco che sto per fare avrà successo o meno, mi interessa di più è dare verità e trascendenza. Per chi mi ascolta voglio che abbia valore, perché la mia anima sta con il mio pubblico, è la garanzia che gli io do. È la mia vita, il motivo per il quale faccio musica
Raccontando il contesto creativo, Springsteen ha spiegato che il disco nacque quasi per caso. Mentre stava preparando dei demo per un album con la E Street Band, decise di registrare da solo per risparmiare sui costi dello studio. Comprò strumenti e una console economica, iniziando a registrare i brani cantandoli una o due volte ciascuno, con un budget totale di circa mille dollari. Questo approccio ha dato al disco la sua intimità e la sua forza, conferendo a ogni brano un senso di immediatezza.
Springsteen ha raccontato anche il legame con la sua infanzia e con i luoghi che hanno ispirato la sua arte:
Vedermi nel film è stata un’esperienza profondamente emotiva. Abbiamo ricostruito la casa di mia nonna, che è la casa in cui sono cresciuto in Virginia fino all’età di 6, 7 anni. La frequento ancora nei miei sogni, almeno due volte l’anno, e riuscire a ritornarci ha significato molto per me. Ciò che vivi in quegli anni ti resta dentro, al di là dei conflitti, al di là dei ricordi, al di là dell’intensità dei luoghi dove abbiamo vissuto. Quello è stato uno dei luoghi più densi di significato della mia vita e riuscire a riviverlo non ha prezzo
Jeremy Allen White, interprete del Boss nel film, ha raccontato la complessità del suo ruolo:
Ho dovuto trovare una chiave personale per comprenderlo da giovane, quando aveva 31, 32 anni, capire quale fosse il suo passato e il suo presente di musicista. Ho imparato a cantare e a suonare la chitarra, ha contato molto. Sentivo la responsabilità del compito che avevo, rendere giustizia alla storia di Bruce, a quel periodo della sua vita
Il film mostra quindi la genesi di Nebraska, tra isolamento creativo e scelte di semplicità radicale, e come questo momento abbia definito uno dei capitoli più intensi e personali della carriera di Springsteen. Nel cast, oltre a White, figurano Jeremy Strong nel ruolo di Jon Landau, Stephen Graham e Gaby Hoffmann nei panni dei genitori Douglas e Adele Springsteen, Odessa Young, Paul Walter Hauser, Marc Maron e David Krumholtz.
Oltre alla musica, Springsteen – e coerentemente con quanto affermato in questi anni – ha riflettuto sul presente politico e sul futuro degli Stati Uniti, sottolineando come il Paese abbia combattuto per la libertà e rappresenti ancora, pur tra errori e contraddizioni, un esempio di democrazia per il mondo. Ha ribadito l’importanza di impegnarsi personalmente e di trasmettere valori positivi alle nuove generazioni, auspicando che con la propria influenza possa contribuire a migliorare le cose.
Parallelamente, Sony Music ha pubblicato il 17 ottobre il cofanetto Nebraska ’82: Expanded Edition, con registrazioni inedite, versioni con la E-Street Band e una performance integrale dal vivo al Count Basie Theatre.
Come sottolinea Stefano Solventi nella recensione di SA, Nebraska resta “un disco che apre varchi e illumina il cuore del rimosso, ci fa sentire il suo battito scuro, inesauribile. Come una minaccia che produce verità”.