Greta Van Fleet
Greta Van Fleet, foto di Alysse Gafkjen (2020)

“Broken Bells”. Greta Van Fleet ci provano con il lentone rock & heavy (fallendo)

Variare la formula non sempre porta a buoni risultati

Non abbiamo fatto in tempo a riportarvi il monito di Julian Casablancas e soci sulla riproposizione dei vecchi stilemi blues rock degli anni ’60 e ’70, che tra capo e collo arrivano i Greta Van Fleet col nuovo singolo. Si tratta di Broken Bells, lentone strappalacrime che anticipa l’album The Battle At Garden’s Gate, in uscita il prossimo 16 aprile. Un lavoro che a detta del frontman, Josh Kiszka, ha insegnato molto alla band sulla vita, e in generale sul «mondo in cui viviamo».

Broken Bells sono i vincoli della società e il loro impatto su un’anima pura e innocente. La nostra intenzione è quella di rimuovere l’obbligo di queste sintetiche aspettative generazionali, abbattere questi muri, non costruirne di nuovi
Sam Kiszka (bassista dei Greta Van Fleet)

Nella canzone, la versione boy band dei Led Zeppelin col cantante sotto formalina, che a dire il vero sta cercando di smarcarsi dal modello principe abbracciando sonorità blues rock più ad ampio spettro, ripropone il classico canovaccio rock & heavy che hanno fatto praticamente tutti, dai citati Led Zep ai Deep Purple negli anni ’70, ai metallari a seguire negli anni 80 e 90.

Così Broken Bells per pathos e crescendo tira in ballo gli Iron Maiden di Wasting Love, per farne una power ballad con finale Abbey Road cacofonia. Se non lo si era capito prima, proprio ascoltando un brano così risulta chiaro quanto il punto debole per eccellenza dei Greta sia il cantante, da queste parti nella sua peggiore interpretazione di Jon Anderson degli Yes. Di seguito lo streaming.

Su SA trovate la recensione di Anthem of the Peaceful Army scritta da Riccardo Zagaglia.

Tracklist

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