Björk svela un secondo tassello dal mosaico di Fossora, il suo “album fungo” pensato per «gente che allestisce discoteche nei propri soggiorni».
Già dal primo estratto avevamo capito di cosa si trattasse: l’artista islandese si è avvalsa dell’ennesimo contributo di un producing duo – Gabber Modus Operandi – per dare nuova linfa alla propria musica, mettendo in dialogo le parti elettroniche con un sestetto di clarinetti. Il risultato è un mondo ancestrale e impressionista, assieme avant, teatrale e pop.
Ovule è la mia definizione di amore / È una meditazione su di noi amanti che abitiamo questo mondo / E immagino due sfere o satelliti che ci inseguono / Uno è sopra di noi e rappresenta l’amore ideale / l’altro è sotto di noi e rappresenta il lato scuro dell’amore / noi ci aggiriamo nella terza sfera, quella del vero amore / quella della cucina dei nostri lunedì mattina.
Björk, Instagram
Il brano condiviso in queste ore – ovule – rivela il lato più intimo e folk di un portato canoro che è quello che ben conosciamo. È il linguaggio di Björk, che non sarà riuscita a tradurre efficacemente l’idea di “techno organica” che aveva in mente (semmai nei due brani noti è del dembow che s’ascolta) ma ha comunque confezionato qualcosa che vale la pena ascoltare e riascoltare per comprenderne a pieno un significato che, giocoforza, è sempre un po’ più in là rispetto a dove cerchiamo di racchiuderlo.
Fossora, l’undicesimo album in studio dell’artista islandese, esce il 30 settembre 2022 via One Little Independent Records. Il titolo rievoca il termine latino fossor, “colui che scava”, da cui viene anche il termine italiano “fossore” (sinonimo desueto per becchino).
Se Utopia (2017) era un magico rifugio dal mare di disperazione in cui la cantante annegava in Vulnicura (2015), Fossora è un atterrare sulla terra affondandoci i piedi dentro. È un album da lockdown che si è trasformato in un’opera d’arte. Tutti i dettagli – e il commento ai due brani – nella pagina album dedicata.
