Album
Fossora
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Edoardo Bridda
- 31 Agosto 2022
Esce il 30 settembre 2022 via One Little Independent Records, Fossora, l’undicesimo album in studio di Björk. Fossora è il femminile del termine latino fossor, “colui che scava”, da cui viene anche il termine italiano “fossore” (sinonimo desueto per becchino). Ma al contrario del suo nome, l’atmosfera che si respira in queste tracce è tutt’altro che lugubre. Lo garantisce la stessa protagonista che le ha immaginate per «gente che allestisce discoteche nei propri soggiorni». Ma occhio alle suggestioni.
Come ogni suo disco, è un’opera strettamente collegata alla precedente. Se Utopia (2017) era un magico rifugio dal mare di disperazione in cui la cantante annegava in Vulnicura (2015), Fossora ci racconta la vita in questa nuova dimensione. Mentre Utopia aveva suoni elettronici più cupi, il nuovo album è vitale e sognante.
Eccomi qui, questa donna bloccata nel suo soggiorno in pieno lockdown, quattro minuti di musica seria e poi WOO!
Björk
L’isolamento forzato ha dato modo a Björk di riflettere su ciò che le è successo negli ultimi anni. Un lavoro personale eppure aperto alle relazioni, a partire da quelle familiari. C’è la figlia Doa, che ha scritto con lei una canzone sui figli che lasciano il nido familiare («nel pezzo mi prende in giro, dice che sono appiccicosa…»), ma ci sono anche due canzoni dedicate alla madre, l’attivista Hildur Rùna Hauksdòttir, morta nel 2018.
Riguardo alle sonorità, non mancano le definizioni per le quali è sempre bene filtrare: per “techno organica” e “gabber” la Nostra ha un po’ giocato con la stampa. Di sicuro vi collaborano, ma non a briglia sciolta, i Gabber Modus Operandi, duo indonesiano che rientra nel novero dall’hardcore techno ma più che la loro musica il minimo comune denominatore del lavoro sono gli intrecci vocali e i clarinetti, un instancabile sestetto a conferire uno sguardo obliquo a composizioni che possono assumere la forma del balletto (Fungal City) come della piece avant (Victimhood).
Sto vivendo con le talpe e mi sto davvero rintanando
Björk
A curare la copertina del disco, Vidar Logi (suo lo scatto), con Björk e James Merry nel ruolo di direttori creativi. Dal primo estratto capiamo subito con cosa abbiamo a che fare: Atopos apre su secche e in seguito martellanti basi dembow mentre il sestetto di cui sopra riempie lo spettro sonoro con fraseggi dinamici, qui angolari lì più minimali creando una trama in continuo movimento, un’operetta avant e, a suo modo, pop. Pop come solo l’artista islandese sa fare e fa da sempre. Ovule, che segue a distanza di alcuni giorni, dilata quelle stesse trame per dischiudere un lato più intimo e folk. In entrambi i casi, è l’artista che abbiamo sempre conosciuto, che qui par rinascere come una fenice dalle prime produzioni con sguardo impressionista.
Nel frattempo, l’artista lancia Björk: Sonic Symbolism, un podcast dedicato al racconto dei propri album. Il primo episodio, pubblicato il 1 settembre 2022, contiene il racconto di Debut, Post e Homogenic.
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