Bella ciao ucraina Khrystyna Soloviy
Khrystyna Soloviy

“Bella Ciao” diventa l’inno della resistenza ucraina

«Una mattina la terra tremò, e il nostro sangue cominciò a bollire»

La storica canzone popolare e simbolo della Resistenza Italiana Bella Ciao è diventata l’inno della resistenza militare e civile ucraina all’invasione russa. Merito di un video pubblicato il 6 marzo dalla cantante Khrystyna Soloviy sui social. L’artista ha riletto il testo del brano dedicandolo «agli eroi, alle Forze Armate e a tutti coloro che ora stanno combattendo per la loro patria».

Il testo della versione condivisa da Soloviy fa riferimento ai momenti dell’invasione e alla «ira ucraina»: «Una mattina, all’alba / La terra tremò e il nostro sangue cominciò a ribollire / I razzi dal cielo, le colonne dei carri armati / fecero urlare il vecchio Dnipro».

Nei giorni scorsi, anche Carla Bruni si era cimentata con una cover del brano in solidarietà con l’Ucraina, mentre Elisa ha diffuso nelle scorse ore la sua interpretazione di Zombie, altra canzone contro la guerra e i suoi orrori pubblicata dai Cranberries nel 1994.

 

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In Ucraina, la melodia di Bella Ciao era già risuonata nel 2014 durante le proteste di EuroMaidan con un testo quella volta riadattato contro il presidente Yanukovich, soprannominato Vitja: «Addio! Non ritornare! O Vitja ciao, Vitja ciao, Vitja ciao-ciao-ciao. Perché sia libera la nostra Patria fino alla fine noi lotteremo». Più di recente anche la serie La Casa di Carta ha riportato in auge il brano che era presente nella colonna sonora, ma sono moltissimi gli artisti che hanno interpretato il brano, tra cui i nostrani Modena City Ramblers, il chitarrista Marc Ribot e la compianta musa di Nick CaveAnita Lane.

Le origini di Bella Ciao sono tuttora incerte: alcuni storici ne fanno risalire la musica a una melodia yiddish (canzone Koilen) registrata nel 1919 dal fisarmonicista Klezmer di Odessa Mishka Ziganoff. Negli anni è diventato il canto di protesta più diffuso nelle manifestazioni di tutto il mondo, dalle primavere arabe ai movimenti in Cile, Libano e a quelli per la giustizia climatica.

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