Nel sito ufficiale di Dismaland, il distopico parco giochi di Banksy ispirato a una visione capovolta del Disneyland Park e costruito a Weston-super-Mare, nell’Inghilterra occidentale, è stata pubblicata un’intervista all’artista britannico (introdotta da un «Banksy discusses Dismaland with a Sunday newspaper…», anche se non è specificato di quale giornale si tratti).
«Abbiamo costruito un’attrazione per le famiglie che riconosce le disuguaglianze e l’imminente catastrofe – sottolinea Banksy riferendosi al parco – la location è facile da trovare. Sono venuto in questi luoghi per i primi 17 anni della mia vita. […] Dismaland non è arte da strada. È modellato su quei parchi a tema natalizi in rovina che spuntano ogni dicembre, e in cui incollano un paio di corna di renna su un pastore tedesco e spruzzano neve finta. È ambizioso, ma fa anche schifo. Credo che ci sia qualcosa di davvero poetico e britannico in tutto questo».
Alla domanda su cosa dovremmo dire alle nuove generazioni a proposito dello stato attuale del mondo, e in particolare sul problema dei migranti (il parco ha, tra le attrazioni, un lago in cui navigano barche telecomandate piene di profughi che, tuttavia, il visitatore non riesce a controllare del tutto), l’artista risponde in questi termini: «[..] Perché i bambini dovrebbero essere immuni dal comprendere il fatto [tragico] che, per mantenere i nostri standard di vita, altri bambini muoiono intrappolati nello scafo di qualche nave naufragata nel Mediterraneo? I giovani potrebbero essere convinti che bastino piccoli passi per cambiare le cose o magari che sia sufficiente comprare pomodoro biologico, ma passare queste idee alle nuove generazioni vuol dire non essere buoni genitori».
Alle critiche ricevute da parte di Jonathan Jones del Guardian, secondo cui l’arte proposta da Dismaland sarebbe troppo banale e monodimensionale (qui potete recuperare l’articolo originale, interessante anche per la “cronaca” che fa del parco), Banksy replica così: «molti critici non apprezzano questo tipo di arte perché non richiede la loro convalida o la loro interpretazione. […] Non sono d’accordo con chi pensa che l’arte facile da comprendere non sia buona arte. Altre forme di arte lavorano in modi altrettanto diretti, ad esempio la musica. Difficilmente riusciresti a convicere le persone ad ascoltare esclusivamente l’Opera dicendo loro che tutto il resto non è “vera” musica. Credo che l’arte possa essere anche rumorosa, rozza e banale».
Potete recuperare l’intervista integrale nel sito ufficiale di Dismaland. Sulle nostre pagine trovate il surreale video promozionale del parco.

