Sascha Ring, in arte Apparat, ha pubblicato lo scorso mese il suo sesto album in studio, A Hum Of Maybe. Pubblicato da Mute, sette anni lo separano dalla precedente prova LP5. È un lavoro che innanzitutto vuole farsi ammirare, sospeso tra elettronica, pop marmoreo e soul intimista. Undici tracce ottimamente prodotte si muovono tra atmosfere sognanti, arrangiamenti celestiali e momenti di delicata introspezione sonora. Dall’ascolto già si intuiva il potenziale live, soprattutto in brani con inserti jazzati di fiati e ottoni come Glimmerine.
L’occasione ce la forniranno i due appuntamenti del tour europeo fissati sul nostro territorio, in cui Ring, a più di sei anni dall’ultima volta, testerà la resa live dell’album con la full band. Due le date: il 15 aprile all’Alcatraz di Milano e il 16 aprile all’Auditorium Parco della Musica a Roma, data già sold out.
Date estive
Sascha Ring ritornerà poi quest’estate per altri appuntamenti nei festival italiani: il 4 luglio sarà al Sexto ’Nplugged, il 7 agosto a Festivalle 2026, l’11 agosto sul Lungomare Falcone e Borsellino di Lamezia Terme e il 13 agosto al Time In Jazz di Berchidda.
A Hum Of Maybe
Apparat racconta che A Hum Of Maybe è nato dopo un lungo periodo di blocco creativo, in cui il suo legame con la musica sembrava smarrito. Le canzoni parlano dell’amore – per se stesso, sua moglie e sua figlia – e di come conservarlo, proteggerlo e ricalibrarlo costantemente. Come suggerisce il titolo, si tratta di uno stato intermedio: “Maybe non è debolezza, ma uno spazio in cui le cose possono crescere. Hum è quella corrente sotterranea di potenziale dove la vita realmente accade.”
Il disco vanta la collaborazione dei musicisti storici di Apparat: Philipp Johann Thimm (violoncello, pianoforte, chitarra), Christoph “Mäckie” Hamann (violino, tastiera, basso), Jörg Wähner (batteria) e Christian Kohlhaas (trombone). La cantante armeno-americana KÁRYYN appare in Tilth, mentre il musicista berlinese e romano Jan-Philipp Lorenz (alias Bi Disc) in Pieces, Falling.
La recensione dell’album su queste pagine è di Edoardo Bridda.
