Apparat
Apparat, foto di Max Zerrahn (2026)

APPARAT Tour 2026. Due date dal vivo con la band al completo

L'artista presenterà dal vivo il nuovo album “A Hum Of Maybe”

Sascha Ring, in arte Apparat, ha pubblicato lo scorso mese il suo sesto album in studio, A Hum Of Maybe. Pubblicato da Mute, sette anni lo separano dalla precedente prova LP5. È un lavoro che innanzitutto vuole farsi ammirare, sospeso tra elettronica, pop marmoreo e soul intimista. Undici tracce ottimamente prodotte si muovono tra atmosfere sognanti, arrangiamenti celestiali e momenti di delicata introspezione sonora. Dall’ascolto già si intuiva il potenziale live, soprattutto in brani con inserti jazzati di fiati e ottoni come Glimmerine.

L’occasione ce la forniranno i due appuntamenti del tour europeo fissati sul nostro territorio, in cui Ring, a più di sei anni dall’ultima volta, testerà la resa live dell’album con la full band. Due le date: il 15 aprile all’Alcatraz di Milano e il 16 aprile all’Auditorium Parco della Musica a Roma, data già sold out.

Date estive

Sascha Ring ritornerà poi quest’estate per altri appuntamenti nei festival italiani: il 4 luglio sarà al Sexto ’Nplugged, il 7 agosto a Festivalle 2026, l’11 agosto sul Lungomare Falcone e Borsellino di Lamezia Terme e il 13 agosto al Time In Jazz di Berchidda.

A Hum Of Maybe

Apparat racconta che A Hum Of Maybe è nato dopo un lungo periodo di blocco creativo, in cui il suo legame con la musica sembrava smarrito. Le canzoni parlano dell’amore – per se stesso, sua moglie e sua figlia – e di come conservarlo, proteggerlo e ricalibrarlo costantemente. Come suggerisce il titolo, si tratta di uno stato intermedio: “Maybe non è debolezza, ma uno spazio in cui le cose possono crescere. Hum è quella corrente sotterranea di potenziale dove la vita realmente accade.”

Il disco vanta la collaborazione dei musicisti storici di Apparat: Philipp Johann Thimm (violoncello, pianoforte, chitarra), Christoph “Mäckie” Hamann (violino, tastiera, basso), Jörg Wähner (batteria) e Christian Kohlhaas (trombone). La cantante armeno-americana KÁRYYN appare in Tilth, mentre il musicista berlinese e romano Jan-Philipp Lorenz (alias Bi Disc) in Pieces, Falling.

La recensione dell’album su queste pagine è di Edoardo Bridda.

Tracklist
  • 1 Glimmerine
  • 2 A Slow Collision
  • 3 Gravity Test
  • 4 Tilth – feat. KÁRYYN
  • 5 Hum Of Maybe
  • 6 An Echo Skips A Name
  • 7 Enough For Me
  • 8 Lunes
  • 9 Williamsburg
  • 10 Pieces, Falling – feat. Bi Disc
  • 11 Recalibration
Apparat
Hum Of Maybe

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