Adolescence
Still dalla serie tv “Adolescence”

Adolescence. Perché i piani sequenza sono fondamentali per la serie Netflix

Il senso della scelta del piano sequenza e l'uso che se ne fa in Adolescence

Era parecchio tempo che una miniserie Netflix non riusciva a catturare l’attenzione e a ricevere tanti apprezzamenti dal pubblico e dalla critica come sta facendo Adolescence in questi giorni. Co-creata da Jack Thorne e Stephen Graham (che è anche protagonista), la serie brilla sotto ogni punto di vista: offre interpretazioni brillanti, a volte sorprendenti (soprattutto quella di Owen Cooper, al suo debutto sul set), una scrittura meticolosa e una regia che lascia senza parole.

Uno degli aspetti più discussi riguarda la realizzazione dei piani sequenza: il pubblico è affascinato dal modo in cui sono stati creati passaggi lunghi, dinamici e complessi per ogni episodio della miniserie. Prima di analizzare la questione sul piano tecnico, facciamo un passo indietro per contestualizzare meglio il tutto.

La regia è affidata a Philip Barantini, che ha già collaborato con Stephen Graham nel 2021 per Boiling Point – Il disastro è servito, un film girato in un unico piano sequenza. La scelta di un piano sequenza in quel caso non era solo un espediente stilistico, ma una decisione cruciale per dare ritmo e tensione alla trama, rendendo la pellicola estremamente coinvolgente. La tecnica ha sorpreso tutti e sono stati pubblicati numerosi video per spiegare come è stata utilizzata. Tra questi, uno dei più completi è sicuramente il dietro le quinte.

Il piano sequenza in Adolescence

Barantini e Graham hanno deciso di portare questa tecnica a Netflix con Adolescence, una miniserie che affronta tematiche delicate, trattate attraverso un caso limite che purtroppo è sempre più presente nei giornali. Il focus è sulla continuità narrativa, che è ottenuta non solo attraverso veri piani sequenza, ma anche con microtagli o improvvisi “neri”, come nel caso di 1917. Sebbene la tecnica del piano sequenza in TV non sia una novità (si pensi a serie come X-Files o True Detective), Adolescence la eleva a elemento centrale, trasformandola in un linguaggio visivo che non si limita a un esercizio stilistico, ma diventa l’anima della serie.

Questa continuità consente agli attori di esplorare e rendere al meglio le sfumature emotive dei loro personaggi, mettendo in risalto i dettagli e i momenti cruciali che definiscono ciascuna delle quattro ore della miniserie. Ogni inquadratura porta lo spettatore sempre più dentro un mondo che lo avvolge, mentre la violenza e l’aggressività si manifestano in modo sempre più palpabile, come estremizzazione di una realtà sociale sempre più violenta.

L’uso del piano sequenza non è solo una scelta stilistica, ma un vero e proprio strumento narrativo che aiuta a raccontare l’evoluzione della trama, immergendo lo spettatore in un’esperienza senza interruzioni, tanto da sembrare che l’intero universo della serie sia un unico flusso continuo. Adolescence si distingue quindi come un’opera che denuncia come l’aggressività stia lentamente permeando la nostra società, facendo del piano sequenza la tecnica perfetta per rappresentare questo fenomeno crescente, che ormai è riscontrabile in ogni ambiente della nostra quotidianità.

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