Film
Tina Fey, Lang Fisher, Tracey Wigfield
The Four Seasons
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Davide Cantire
- 5 Maggio 2025
Se consideriamo la carriera di successo di un talento comico unico come quello di Tina Fey, allora The Four Seasons potrà apparire a molti come un netto passo indietro rispetto a quelli che da sempre sono stati i suoi temi principali. Artefice di alcune delle migliori sit-com degli ultimi decenni, basti pensare a gioielli come 30 Rock e Unbreakable Kimmy Schmidt, nonché a uno dei film generazionali più acuti e apprezzati da critica e pubblico come Mean Girls, Fey ha deciso di prendere l’omonimo film del 1981 di Alan Alda (che appare simpaticamente in un cameo) e di trasformarlo in un prodotto decisamente suo.
Coadiuvata da Lang Fisher (Non ho mai…) e Tracey Wigfield (30 Rock e The Mindy Project), Fey porta avanti tutta una serie di espedienti che ricorrono spesso nelle sue produzioni, su tutti quel senso di claustrofobia provocato dai personaggi delle sue storie; che si tratti della gabbia sociale del liceo (Mean Girls) o della letterale prigionia di una giovane adulta svampita (Unbreakable Kimmy Schmidt) o di quella più metaforica dell’ambiente di lavoro (30 Rock), i personaggi creati da Fey sono sempre apparsi profondamente veri, sotto la coltre di comicità e bizzarria che esprimevano a parole.
Tuttavia, il giochino sembra essersi spezzato, o quantomeno appare decisamente diluito nella serie Netflix, che pur concentrandosi su un’ulteriore gabbia sociale, quella del matrimonio superati i 50 anni e la cosiddetta crisi di mezza età, è privo di quell’arguzia e quel sarcasmo che avevano decretato la centralità e la lucidità del discorso della sua autrice. The Four Seasons assume così i contorni di una operetta piacevole e nulla più, da guardare tutta d’un fiato la domenica pomeriggio, magari tifando ora per questo o quel personaggio, ma senza mai dare l’impressione di aver qualcosa di sinceramente urgente da dire.
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