Film
Guy Ritchie
Fountain of Youth – L’eterna giovinezza
-
Jacopo Fioretti
- 28 Maggio 2025
C’è un’ossessione che frulla nella testa di Guy Ritchie ormai da tempo, precisamente da quando è calato il sipario sulla sua (bellissima) saga di Sherlock Holmes, conclusa con la mezza promessa di riprendere il discorso appena la Marvel avesse concesso un weekend libero a Robert Downey Jr. La cosa non è mai successa, e così il regista britannico ha cercato in ogni modo di riposizionarsi sul mercato, provando anche a inventarsi saghe personali — finora invano.
Sottolineiamo “finora” perché forse con Fountain of Youth – L’eterna giovinezza, l’ultima sua fatica firmata AppleTV+, Ritchie potrebbe finalmente farcela, a patto che si rassegni all’idea di creare qualcosa senza un briciolo di personalità, un potpourri di copie carbone di altri titoli che si sono avvicendati sugli schermi nel corso degli anni. Una prospettiva da non sottovalutare, dato che stavolta il nostro ha dato prova di avere veramente il pelo sullo stomaco, scendendo a patti su tutto ciò che lo ha sempre contraddistinto (soprattutto dal punto di vista di regia e montaggio) e affidandosi al copione firmato da James Vanderbilt, esperto in saghe e in saghe streaming. L’uomo giusto al posto giusto e se non ci credete guardate qua.
La pellicola racconta la storia dell’archeologo / cacciatore di tesori figlio d’arte Luke Purdue (John Krasinski), bello, ironico, atletico e discreto Don Giovanni, che, in nome di qualcosa a metà tra l’amore per l’avventura, l’ossessione e il riscatto del buon nome di famiglia, si è messo sulle tracce della leggendaria fonte dell’eterna giovinezza. Lungo la strada verso l’impresa scopre però di avere bisogno della sorella Charlotte (Natalie Portman), ritiratasi a vita famigliare da tempo, ma ancora incapace di resistere al richiamo dell’azione. I due, insieme alla vecchia banda del babbo, si mettono sulle tracce del leggendario reperto finanziati dal moribondo più ricco del pianeta, Owen Carver (Domhnall Gleeson), braccati senza sosta dall’Interpol e dalla misteriosa Esme (Eiza González).
Fountain of Youth – L’eterna giovinezza è un mix tra tutti i titoli escapisti dagli anni ’50 in poi, messi insieme nel nome di un revisionismo un tanto al chilo, la cui unica velleità è quella di piazzarsi in qualche modo sul mercato più ampio possibile. A questo serve la sfilata di star transgenerazionali che compongono il cast, il sottotesto in salsa famigliare che non guasta mai quando si tratta di pellicole domestiche, e con la scelta calcolata di tenersi lontano da qualsiasi tipo di guizzo, né dal punto di vista drammaturgico (il film lo si capisce dalla prima scena) né da quello visivo (tutto è plasticoso e svuotato).
L’unica delle ossessioni di Guy Ritchie (cioè di un regista che più di altri suoi coetanei ha costruito la sua poetica proprio su di esse e la loro riconoscibilità) rimasta in questo film è la sua malsana mania di ostinarsi a vestire tutti i suoi personaggi come modelli, a prescindere dalla situazione.
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