Film

Jason Bateman

Black Rabbit

Black Rabbit
18 Settembre 2025 Stati Uniti azione

C’è una norma tanto semplice, quanto implicita, che regola tanto il mondo seriale e cinematografico quanto quello letterario: mai fermarsi prima dei primi episodi, o delle prime 50/100 pagine. Bisogna insomma portare pazienza, perché quello che appare come un percorso tortuoso, noioso, potrebbe invece rivelarsi colmo di sorprese, sussulti, lacrime o slanci di ammirazione.

Black Rabbit quel paesaggio sontuoso alla fine della salita non lo offre: nel corso dei suoi otto episodi, la serie disponibile su Netflix rivela tutta la complessità di una narrazione multi-stratificata che si sfilaccia, si sbrindella, perdendo di coesione. Troppe cose, troppe idee, che appesantiscono quella zavorra che lo spettatore deve trascinare nel corso del suo viaggio seriale. E se la regia negli ultimi episodi riesce a slegarsi da una certa rigidità di ripresa, così da sfruttare la potenza della macchina a mano e sottolineare l’adrenalina dietro tradimenti e occultamenti, il montaggio da parte sua non riesce a colmare una lacuna ritmica che frena la corsa di questo coniglio nero verso la sua tana sicura. Sarebbe bastato sperimentare con il jump-cut nei momenti di azione, o sacrificare i fin troppi numerosi flashback che bloccano la tessitura di quel processo affettivo tra spettatori e protagonisti, per fare di Black Rabbit un’arma pronta a colpire e affondare il proprio pubblico a casa.

I fratelli nati come poli opposti, ma finiti a fondersi nel buio della criminalità, per quanto ben caratterizzati dagli ottimi Jude Law e Jason Bateman, diventano ombre senza contorni, silhouette senza vera anima. Jake e Vince si fanno della stessa sostanza di quella fotografia lugubre, sottoesposta, che tocca loro il viso e dona a entrambi una tridimensionalità che va a tratti perdendosi; le loro azioni si susseguono in una coazione a ripetersi tale da depotenziare ogni colpo di scena, ogni pallottola schivata, ogni corsa compiuta. Il Black Rabbit di Bateman e Law avrebbe potuto davvero rintanarsi nello spazio più profondo di noi; ma quelle che sono rimaste sono solo impronte destinate a svanire al prossimo play.

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