Take It Easy. Intervista a Kurt Vile
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Andrea Tabellini
- 2 Aprile 2014
Se l’espressione Take It Easy potesse prendere forma, sicuramente avrebbe le sembianze di Kurt Vile. Non solo per l’ intervista che andrete a leggere ma per il suo modo di fare musica. La voce mai troppo alta e i riff di chitarra elaborati ma mai invadenti, testimoniano che l’artista di Philadelphia percorre una strada che potrebbe portare il nome di Easy Going Avenue. Lontano comunque dall’esser pigro, Kurt è arrivato a farsi conoscere con un must have album che porta il nome di Smoke Ring for My Halo e il successivo Wakin On A Pretty Daze ha consacrato la sua notorietà nelle classifiche di Best Album del 2013 di mezzo mondo.
Il suo talento nasce come One man band, la raccolta dei suoi primi arrangiamenti God Is Saving This to You… ne e’ la prova. Con i primi album Constant Hitmaker e Childish Prodigy Vile esplora le vie di un territorio folk contaminato dalla psichedelia. Successivamente l’attitudine lo-fi lascia il posto a canzoni più melodiche e elaborate che lo faranno uscire dalla sua Philadelphia fino a portarlo a suonare nei Festival più blasonati. Il concerto del 3 Aprile al Biko di Milano dove Kurt suonerà da solo, potrebbe essere un’occasione per scoprire le origini della sua musica.
Il 3 aprile verrai a Milano per un tour in solitaria. Come mai non ci saranno i Violators con te questa volta?
Solo per cambiare. Abbiamo già girato USA, Europa e UK un milione di volte per quest’album, e quindi questa volta suonerò in posti più piccoli dove con la band abitualmente non suoneremmo. Sarà anche un modo per ritrovare le mie origini. Sono fondamentalmente un solo artist, e, di solito, durante i miei set suono acustico. È semplicemente un modo per arrivare alle mie radici e dare qualcosa di più spontaneo al pubblico, con dinamiche diverse, e nuovi interessi. Poi, certamente, tornerò a girare con la band… non è che ci siamo sciolti o ci siano dei problemi.
Avrai di spalla Pall Jenkins dei Black Heart Procession. Vi conoscete già?
Conosco la sua musica ed abbiamo alcuni amici in comune. Sono piuttosto entusiasta di andare in tour con lui. Di sicuro sarà divertente. È indubbiamente un’ottima line-up.
Ti ho visto suonare al Primavera Sound un paio di volte. La prima volta, nel 2011, hai suonato su un palco secondario, lo Jaggermeister Vice, la seconda su un palco principale. La tua populartià sta crescendo, come ti fa sentire questa cosa?
La prima volta è stato molto divertente, me lo ricordo! E poi è innegabile che, album dopo album, la mia popolarità sia cresciuta.
A proposito dei festival, quest’estate suonerai all’ATP in Islanda dove ci sarà Neil Young. Inoltre, avrai anche l’opportunità di dare un’occhiata all’isola…
Non vediamo l’ora! Aspetto da una vita di andare in Islanda e porterò addirittura tutta la famiglia. Vedremo Neil Young e i Crazy Horse la notte prima. Ho già visto Neil varie volte ma mai con i Crazy Horse, quindi l’Islanda sarà davvero un posto squisito in cui vederli suonare. Per quanto riguarda l’Isola, sarà un’occasione unica e quindi ne approfiterò per fare una vacanza con la famiglia.
Ci sono band islandesi molto popolari come Björk, Múm e Sigur Rós. Segui qualcuna di loro? Cosa pensi della loro musica?
Certo. Apprezzo molto la loro musica. Devo ammettere che non ascolto i Sigur Rós. Li conosco ma non li frequento ecco. I Múm sono un tipo di famiglia à la Animal Collective, mi ci ero affezionato. Più di tutti amo Björk.
Parlando di Neil Young, che ne pensi del suo nuovo Pono device?
E’ una buona idea. Anche se sono completamente disconnesso dal mondo digitale, se ci saranno file digitali per l’hi-fi, sarà un concetto figo e potrei cominciare ad interessarmici. Ad essere onesto, compro ancora CD e vinili e copio le cassette. Alla fine tutto diventa statico, se hai disponibilità di ogni cosa. E poi non ci sono proprio portato per Internet. Detto questo, aspetto comunque il Pono con curiosità, rispetto le idee di Neil, questo è certo.
Ho conosciuto la tua musica tramite l’album Smoking for My Halo e ho notato che è un album più melodico rispetto ai precedenti…
Non lo so, penso di aver sempre avuto tendenze melodiche, e ora, migliorando tecnologia e registrazione questo aspetto emerge di più assieme alla maturazione che ho avuto come artista. Ho optato per una strada più classica a cui stavo comunque mirando. Penso di aver semplicemente sintonizzato il mio stile.
L’album Wakin on a Pretty Daze è rientrato, in alcune classifiche, come miglior album nel 2013. Immaginavi che avrebbe avuto un successo così grande?
Aspiravo a un successo per questo disco. Non si dovrebbe mai peccare di presunzione, ma in sostanza era quello il mio scopo.
(Andrea Tabellini è conduttore di Afternoon Tunes in onda sulle frequenze di Radio Città Fujiko Sabato h 16.30)
