Spoon – Una band in lenta ascesa
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Edoardo Bridda
- 9 Luglio 2007
Me li immagino come i tipici nerd vestiti maluccio nella provincia profonda e di destra dell’America che viveva di slacker e grunge. Britt Daniel e Jim Eno – amici di lunga data – fondano gli Spoon nel 1995 e il debutto arriva l’anno dopo. Intitolato Telephono, il disco è attaccato visceralmente all’influenza principale nella testa di Britt ossia la band di Frank Black, i mai troppo osannati Pixies. Qualche goliardia indie rock e qualche sfasato feedback alla Sonic Youth e poco altro.
Per A Series Of Snake edito nel 1998 arriva addirittura una major, la Elektra, a tutelare gli interessi del gruppo, vedendone un potenziale commerciale. Il disco riassume i fasti del precedente esordio, redistribuisce a larghe mani le stesse influenze ma questa volta si trattiene in limiti più vistosamente indie e cerca meno l’anthem. Forse questo spiega il siluramento di poco successivo ed “i pochi ricordi” di Jim sulla faccenda: “La nostra breve esperienza con un’etichetta major risale a 8 anni fa e passa. Non sono sicuro di cosa ho realmente mangiato per cena l’altra sera, così non sono sicuro di ricordarmi nulla di particolare di quella esperienza”.
Passano tre anni, un po’ la delusione per l’esperienza major traghettata via così in malo modo, un po’ la rilassatezza in fase compositiva di Britt, che però ritrova nuova verve per il terzo episodio Girls Can Tell del 2001. Questa volta è chiaramente un’anima pop ad emergere: Everything Hits At Oncefa uscire un piano dalla penombra e su un giro circolare di basso e qualche accenno lieve di marimba nasce una delle prime perle puramente pop della band texana. E poi Lines In The Suit e 10:20 a.m. buttano un occhio sbarazzino al soul e al funky più giocoso. È decisamente un nuovo inizio.
A conferma di questo giunge l’anno dopo il disco bomba che non ti aspetti, quel Kill The Moonlight che è pura delizia pop e magnificenza indie-rock. Si comincia con la drum machine e i loop di Small Stakes, la carica anthemica di The Way We Get By, il beatbox umano che sorregge la splendida cadenzosità tutta brividi e singalong di Stay Don’t Go, la delicata solitudine di Paper Tiger, e c’è anche qualche apparizione rock à la Strokes (Jonathon Fisk e You Gotta Feel It) che per il periodo non guasta. In mezzo un brulichio di numeri semplici ma dalla conturbanza immediata che fanno sembrare tutto come fosse stato registrato in presa diretta, e che poi diventerà riferimento per le vie intraprese nell’ultimo episodio: “Non abbiamo mutato il processo di registrazione per Ga Ga Ga Ga Ga ed è molto simile a Kill The Moonlight, forse è per quello che entrambi i dischi suonano così live”.
Gimme Fiction arriva nel 2005 ed è un lieve cambio di rotta, un mood più cupo, notturno, come traspare nell’iniziale The Beast And Dragon, Adored, che sa rendersi amabile nell’upbeat semplicissimo di I Turn My Camera On e che prende il largo verso lidi liberi e fantasiosi nelle reminiscenze sixties di I Summon You. Un altro disco ottimo, comunque coraggioso e ancora una volta sottovalutato.
Arriviamo al presente, 2007 (con Ga Ga Ga Ga Gasu Merge-Anti / Self) per un nuovo inizio e ancora nuova grinta, a sottolineare quanto i Nostri siano comunque ancora carichi e vogliosi di dire la loro: “Il titolo iniziale della traccia due era Ga Ga Ga Ga Ga Ga Ga e in seguito è stato rinominato in The Ghost Of You Lingers. Facendo ciò abbiamo perso il primo titolo così abbiamo deciso di chiamare il disco Ga Ga Ga Ga Ga, tagliando due Ga”.
L’attenzione si sposta sugli arrangiamenti sempre semplici ma ancora “diversi”: “Approcciamo ogni disco su una canzone o su una idea-base che comunque può mutare. Potremmo avere un’idea generica su come il disco debba suonare, ma è tutto veramente dettato dall’impronta che hanno le canzoni che Britt porta in studio. Se avevamo un’idea generica quando abbiamo iniziato a registrare questo disco era quella che volevamo suonasse più selvaggio
e usare strumenti avventurosi”.
Viene da chiedersi quali siano i nuovi strumenti che hanno approcciato in questo disco… “Abbiamo cercato di usare strumenti differenti come il Koto, l’Harpsichord e la chitarra flamenco e abbiamo usato maggiori effetti dub da studio come i tape delay e gli echi”.
Rimane palese quanto i Nostri non abbiamo nessuna intenzione di riciclare le proprie idee passate, cercando sempre e comunque di spingersi oltre e di fare quel passo in più che riesca ad avere un sapore tutto rinnovato e speziato: “Alcune canzoni le abbiamo registrate un numero impressionante di volte prima che raggiungessero il giusto feeling (un esempio è You Got Yr Cherry Bomb). Siccome abbiamo fatto abbastanza dischi finora vogliamo essere
sempre sicuri di non ripeterci”.
