If you listen, you’d hear the wave
-
Marco Canepari
- 1 Ottobre 2008
Un museo fittizio: uno spazio dove poter allocare la finzione e allo stesso tempo permettere alla finzione stessa di determinare uno spazio. Una verità attorniata da altre verità. Il credo del Dipartimento delle Aquile, pensato da Marcel Broodthaers (studioso, letterato, artista a tutto tondo belga del secolo scorso) si basava su queste idee ed in piccolo è ciò che a New York, due giovani compagni di studi, hanno assunto come manifesto.
Il Department of Eagles era una sezione del museo immaginario creato da Broodthaers, più di cinquant’anni fa, era un luogo dove l’arte stessa potesse crearsi un ambiente ad hoc: un tentativo di influenzare lasciandosi influenzare. Daniel Rossen (prima, molto prima d’associarsi ai Grizzly Bear) e Fred Nicolaus cercano, nel “lontano” 2001, di portare tutto questo in musica: di suonare, lasciando, per così dire, suonare. Ed è in questo modo che i loro background musicali e non prendono vita: sottoforma di note vengono a galla le loro passioni.
Nel 2003 il primo risultato, The whitey on the moon, apprezzato e ben recensito da numerose voci, seguito, due anni dopo, da The cold nose. Poi, silenzio.
Daniel Rossen sembra esser stato risucchiato dalla sua esperienza coi Grizzly Bear, mentre il progetto parallelo latita.
A dicembre dello scorso anno, però, qualcosa torna a muoversi: la 4AD fiuta la potenzialità del duo e a maggio pubblica, in America, In Ear Park che, detto sinceramente, può considerarsi il primo vero e proprio disco del gruppo newyorchese. Il motivo è semplice: è il loro primo lavoro davvero completo e ragionato, i compiti attribuiti funzionano, il motore gira a pieno ritmo e il risultato si sente…
Se le due opere precedenti suonano ancora immature, slegate, a tratti disorganizzate nella loro volontà di mostrare maggiori aspetti possibili, In Ear Park riesce nell’intento di schiudere cos’hanno in testa i due musicisti. La scrittura diventa più curata, quasi digrossata, l’ispirazione tragica e nostalgica (la recente morte del padre di David e l’infanzia tutta) è spunto per lasciare andare a ruota libera i sentimenti, tanto che il disco si colora in più e più capitoli di profondo intimismo ed infine la musica stessa… Prende le mosse dai vecchi capitoli della storia Department of Eagles, accogliendo quindi il pop elettronico, basato sui samples delle origini, per raffinarlo attraverso arpeggi e note d’archi dall’effetto molto operistico, un’opera che s’avvicina al cosiddetto “bello”, proposto e riproposto in diverse accezioni sottoforma di melodie, arrangiamenti e armonie dei cori.
Delicatezza e dolcezza: quando tutto è molto più classico di quanto sembri.
