ll fantasma di Anna Frank nelle canzoni dei Neutral Milk Hotel
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Fabrizio De Palma
- 10 Febbraio 2023
In realtà, più che di “cose che abbiamo imparato” dovremmo parlare di “riflessioni che sono scaturite”, perché il libro di Massimo Palma – Olanda, 1945 edito da Nottetempo – è un cosiddetto “libro portale”, nel senso che apre porte verso altri mondi: suggestioni, concetti, voli pindarici che hanno un’origine comune, ma poi si diramano verso direzioni diverse, più o meno (im)prevedibili. L’origine comune è storia nota: il disco in questione – pubblicato il 10 febbraio 1998 e assurto a culto assoluto dell’indie rock – è una collezione di canzoni oniriche stralunate, scaturite dalla lettura del diario di Anna Frank. Sì, avete capito bene, quella Anna Frank.
Già le due citazioni poste in epigrafe sarebbero sufficienti a farci decollare verso altri territori che oggi possono sembrare tanto vicini quanto lontani:
Hai paura di una canzone, di un ritratto?
Richard Wagner, L’olandese volante
Cadaveri pupazzo che vengono nutriti
venti pupazzo, onde pupazzo,
marinai pupazzo nelle loro fosse
Leonard Cohen, Puppets
Come spiega benissimo Palma nell’introduzione, In The Aeroplane Over The Sea, «non interpreta, ma trasfigura Anne Frank, la trasforma in immagini potenti e popolari. Non racconta, ancora una volta, la storia, ma la ricolloca in un corpo nuovo. Non la fa rivivere, ma dialoga col fantasma». Palma prova a fare altrettanto con questo libro aggiungendo all’analisi dei brani di Jeff Magnum – il deux ex machina dietro l’insegna del Neutral Milk Hotel – altri testi che “risuonano” in essi (e con essi), e che vanno da Primo Levi a Kafka, passando per Philip Roth, senza dimenticare ovviamente la fonte primaria del tutto: quel diario scritto da una tredicenne morta nei campi di concentramento, che in qualche modo aveva colpito così tanto un ragazzo col vizio di chiudersi in bagno a scrivere canzoni struggenti, nato in un paesino sperduto della Louisiana.
1. Il brano di apertura trasfigura in una casa degli orrori il rifugio in cui Anne vive assieme ai genitori e alla famiglia dei Van Daan
The King Of Carrot Flowers Pt. One è, a tutti gli effetti, una fiaba oscura in cui c’è la madre che infila una forchetta nella spalla del padre e il padre che prima butta la spazzatura a terra e poi la spalma sul pavimento: uno schema che in qualche modo riproduce e reinventa alcune parti originali del diario, in cui Anne Frank si lamenta dei propri genitori e dei contrasti in famiglia che rendono l’atmosfera di segregazione casalinga ancora più soffocante, fino a concludere che: «Mamma è terribile, papà gentile, quindi ancora più noioso». In questo modo il brano restituisce il racconto di paura del diario e il suo registro quotidiano fatto di litigi tra conviventi forzati in un ambiente che diventa sempre più un covo di serpi e un coro di serpenti. Come nota bene l’autore, «a consumare il ricordo di violenze passate è una coppia di coniugi spettrale [..], una madre alcolista che beve finché non riesce più a parlare, e un padre che sogna tutti i modi per morire», mentre gli adolescenti, ovvero Anne e Peter (il figlio dei Van Daan), si sdraiano e si “scoprono” sul pavimento ricoperti d’immondizia.
2. Dio è un luogo
The King Of Carrot Flowers Pt. Two and Three inizia con una dichiarazione d’amore nei confronti di Gesù Cristo, ripetuta più volte e sguaiatamente. Si tratta di un passaggio controverso per svariate ragioni, tanto che Magnum si è sentito in dovere di fare una precisazione nelle note del disco, dove spiega che lui davvero intende «ciò che canto, anche se il tema dell’infinito infinito (scrive proprio così: “endless endless”) in quest’album non è basato su nessuna religione, ma più sulla convinzione che tutte le cose sembrano contenere al proprio interno una luce bianca che io vedo come eterna». Si tratta di una visione molto personale del divino, così come lo è quella di Anne Frank nel diario, dove la religione è lontanissima da ogni forma comunitaria. I riti collettivi del quotidiano come mangiare, pulire, ecc – spiega Palma – non riguardano un commercio col divino. Quello si ha da soli. Dio per Anne Frank è aria da respirare in solitudine: «per tutti quelli che hanno paura, si sentono soli o infelici, il sistema migliore è certamente uscire, andare in un posto in cui si è completamente soli, soli col cielo, con la natura e con Dio».
Per Anne Frank la luce bianca eterna è un cielo azzurro, come recita uno dei passi più famosi e abusati del diario: «finché esiste il cielo azzurro, ed esisterà sempre, so che in qualsiasi circostanza può esserci consolazione», finché esiste il cielo azzurro «possiamo contare ogni cosa bella che vediamo e abbracciarci». Per questo nel brano che dà il titolo al disco il protagonista sogna di fare le stesse identiche cose («Let us lay in the sun / And count every beautiful thing we can see / Love to be / In the arms of all I’m keeping here with me»), ridendo con lei su una nuvola («And when we meet on a cloud I’ll be laughing out loud»).
In sostanza, sia per Anne Frank che per Jeff Magnum Dio è un luogo, una sorta di Dio-scenario o Dio-paesaggio. Un concetto che viene esplicitato anche alla fine dell’album: proprio negli ultimi versi dell’ultima canzone – Two Headed Boy Pt. Two – Magnum dirà che «Dio è un luogo dove avviene qualche spettacolo sacro», ma anche «un posto che aspetterai per il resto della tua vita».
3. Oh Comely è Hanna Goslar
Hanna Goslar era una compagna di scuola di Anne Frank, detenuta con lei a Bergen-Belsen e tra le ultime a udirne i lamenti mortali. Nel diario, Hannah Goslar è un personaggio-fantasma a cui Anne Frank si rivolge con angoscia e senso di colpa, perché è già stata arrestata e trasferita a Westerbork: «Oh Hanneli, spero alla fine della guerra, se sarai ancora viva e verrai da noi, di poterti accogliere per riparare al male che ti ho fatto». È da questo punto – spiega Palma – che, appena mascherata da un H che diventa C e da una N che diventa M, per i Neutral Milk Hotel l’esclamazione “Oh Hanneli” diventa “Oh Comely”, una parola desueta che significa “bellezza”. Ma il tema di questo brano-fiume – un flusso di (in)coscienza lungo otto minuti – spiega ancora Palma, non è l’amica dispersa, ma quella che l’autore chiama «la metamorfosi della memoria in vita». Non a caso questa è l’unica canzone in cui appare la parola MEMORIA, ma si tratta di una memoria contesa fra due corpi che convivono in uno solo, una creatura a due teste (Two Headed Boy) in cui si mischiano il fantasma di Anne Frank e il ragazzo con la chitarra chiuso in bagno.
La memoria incrocia il ricordo della fine ai sensi, in un abbraccio che appare di morte e desiderio insieme. Perciò, conclude Palma, «i desideri, mentre muoiono, si mischiano ai sogni dei ragazzi bicefali, gli ebrei olandesi del 1945 somigliano agli americani freak degli anni ’90, distesi sui prati a fare i cerchi attorno al sole fra odori fortissimi di corpi mescolati. La memoria per una volta non si inceppa e si rovescia in vita». «Molto lontano da qui / C’è il sole e la primavera e il verde per sempre».
4. L’elefante non è nella stanza ma in un quadro
L’etichetta musicale da cui vengono fuori i Neutral Milk Hotel (e altre band dai nomi assurdi come Olivia Tremor Control, Elf Power e Apples In Stereo) era nata come una sorta di collettivo musicale, i cui membri finiranno per vivere insieme come in una comune. A crearla un gruppo di ragazzini che si chiamano di sera e scrivono canzoni al telefono a partire dai propri sogni. Sarà per questo che quando devono scegliere il nome dell’etichetta prendono spunto da un quadro di Max Ernst che segna il passaggio dal dadaismo al surrealismo, L’éléphant Célèbes, in inglese Elephant Celebes, storpiato dai nostri in Elephant 6.

Nel loro manifesto Robert Schneider – futuro produttore dei Neutral nonché leader degli Apples in Stereo – sostiene che si possono fare canzoni per la gente usando congegni e macchinari casalinghi, e che si possono ideare cose strane per farle suonare meglio. Ciò spiega ancora meglio come mai abbiano scelto di rifarsi a un’opera che rappresenta una specie di elefante/mostro meccanico con una proboscide metallica che finisce in una testa di toro, mentre in basso a destra, davanti a lui, si vede il mezzo busto di una donna nuda senza testa col braccio alzato. Tenete bene a mente quest’ultimo tratto perché ci torna utile per il quinto e ultimo punto.
5. La copertina del disco è una cartolina spedita da un fantasma senza volto
La copertina dell’album è stata realizzata da Chris Bilheimer, amico di Michael Stipe e autore di diverse copertine degli R.E.M. e non solo. Tutto parte da una cartolina di cent’anni prima in cui c’è una ragazza sul molo che saluta col braccio e poco più in basso un ragazzo con una stella a cinque punte sulla maglia che fa altrettanto. Sullo sfondo il mare con un paio di teste che spuntano dall’acqua e qualche barca a vela in lontananza. La particolarità dell’immagine che salta subito all’occhio è che la cartolina è stata modificata, eliminando il volto della ragazza e sostituendolo con un tamburello.

Il significato di questa scelta surrealista si spiega in diversi punti del libro: uno dei più significativi è quello in Palma parla del mostro a due teste rappresentato da Two Headed Boy: un ragazzo innamorato di una foto («What a beautiful face») condivide il corpo con il fantasma di Anne Frank («Anna’s ghost all around»). Benché se ne parli e canti per tutto l’album, Magnum non lo descrive mai. I testi non forniscono un’immagine ma la annullano. La foto di Anne Frank sorridente che siamo stati abituati a vedere (e a vendere) – considerata per certi aspetti fuorviante da Primo Levi e non solo – qui non viene riprodotta per la milionesima volta.
Nella favola dell’aeroplano sopra il mare Anne Frank non esiste come volto, sfuma come icona, lasciando come suo residuo soltanto suono e melodia. Perché, scrive in conclusione Palma, «fantasmi e suoni si somigliano. Non riconoscono le durezze dello spazio, le fratture del tempo. Rifiutano l’epoca, ripropongono incubi e umori – non hanno carne, eppure incidono i corpi».
