Nightwave. Rhythms and samples on the floor
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Carlo Affatigato
- 23 Febbraio 2012
Originaria della Slovenia ma da diverso tempo presente nell’asse Londra-Glasgow, la bella Maya “Nightwave” Medvešek è una delle nuove promesse da tenere d’occhio per questo 2012. Attiva grosso modo da fine 2010, si era già fatta conoscere come 8Bitch, moniker sotto il quale aveva pubblicato l’interessante Equinox EP e un singolo, G41, sulla Slit Jockey di Starkey, la cui diffusione è stata spinta dal remix realizzato dal suo stesso ragazzo: trattasi di un certo Rustie, quindi capite bene che una certa visibilità è d’obbligo.
Ribattezzatasi Nightwave l’anno scorso, ha già rilasciato altri tre EP (The Feel, Night Heat e più recentemente Festivus) offrendo così un sincero spaccato del suo stile compositivo: profilo deciso ed eclettico, con una gran voglia di indagare in nuove direzioni come da tipica immagine del producer britannico e una certa propensione all’invenzione di impalcature ritmiche e tagli di campioni vocali. Uno stile che sa svariare dalla techno aguzza ma densa di sensibilità ambient/IDM di Orpheus o Isis a immersioni in loop ritmici che scorrono bene sui percorsi footwork (Hathor), passando per brani con una miglior presa da club come Feel e Jeff The Dolphin, passi maggiormente bass-oriented come Bit Pony e In The Moog For Love e virtuosismi cut’n’paste su frammenti di voce (Night Heat) che discendono da un’origine dichiarata, Machinedrum, per il quale Nightwave ha più volte espresso grande stima.
Mai ferma sui semplici 4/4 e mai due tracce uguali l’una con l’altra. Il background di produzione di Nightwave è solidamente piantato su basi che guardano tanto alla techno quanto all’hip-hop e sfoggia la giusta libertà di movimento per poter affrontare tutto quello che può starci in mezzo, dal footwork alla UK bass. Lo stesso dinamismo che poi è il punto di forza dei suoi mirabolanti dj-set, in cui vengono coinvolte anche le espressioni più dure del mondo dubstep-bass-grime. Un assaggio per farsi un’idea? Ascoltate direttamente qui, sulle nostre pagine, il Live At Boiler Room registrato l’anno scorso per la Red Bull Music Academy, con una tracklist acrobatica che passa in rassegna Skream, Machinedrum, Rustie, Starkey ma anche Gucci Mane, DJ Rashad, Aaliyah e Wiley.
Da 8Bitch a Nightwave. Come mai?
Ho deciso di cambiare per le limitazioni che aveva il nome precedente, visto che conteneva un termine volgare, e anche perché ho voluto un nuovo tocco di freschezza. Penso che “Nightwave” durerà molto di più.
La tua musica gioca sovente coi ritmi (per esempio in G41) ma si muove anche verso certi mood ambient-techno (come nell’Equinox EP). Stai forse cercando di trovare la tua vera identità tra queste due parti di te?
No, tutte le sperimentazioni sono parte della mia identità. Voglio dire, la mia identità è la musica elettronica e tutto quello che ci sta dentro, ed è per questo che sono in continua ricerca di nuove combinazioni. E mi rammarico per quegli artisti che esplorano solo un’unica direzione, è un modo di agire piuttosto limitato.
Parlaci di quella storia di Dj Hero.
Beh, sono abituata a muovermi un bel po’ dal vivo, quindi la faccenda del video game è nata a partire dal mio agente. Fondamentalmente ho messo in scena le movenze che poi sono divenute parte del personaggio femminile del gioco. Mi han fatto indossare una tuta in lycra piena di sensori e hanno registrato centinaia di movimenti. Dopo hanno applicato le mie mosse al personaggio animato, ed è quello che si può vedere nel gioco. È stato davvero divertente!
Hai affermato di essere affascinata da producers come Machinedrum, e in effetti tracce come Night Bird o Palenque mostrano la stessa combinazione di frammenti vocali, ritmi e loop che Machinedrum ha fatto emergere nelle sue ultime uscite. Da dove viene questo sound? Il gioco coi campioni vocali è forse la nuova sfida della musica elettronica?
Mi piace il materiale di Machinedrum, ma non saprei dire se sono influenzata da lui o meno. Lo direi piuttosto della musica elettronica di Detroit e Chicago, per esempio. Mi piace giocare con le idee storiche della musica di Detroit e con i fermenti footwork e juke di Chicago.
I campioni vocali sono stati usati in elettronica fin dai primissimi inizi come sperimentazioni, la novità può essere nel modo in cui li si usa. Forse è il momento che gli artisti inizino a pensare e provare nuovi modi di usarli (o non usarli).
Ti senti pronta per un album?
Probabilmente no. E non credo che lo sarò mai… L’album verrà fuori probabilmente quando abbastanza persone mi avranno spinto a farlo. Il problema è che so essere molto severa con la musica che produco e timida al punto da non permettere agli altri di ascoltare ciò a cui sto lavorando.
Scegli: pop o dance? Musica per ascolto o per club?
Non saprei scegliere. La mia scelta è la musica in generale, quella che mi accompagna nella vita qualsiasi cosa io faccia… che sia a casa, in un club o in treno. Esiste sempre una canzone da mettere, qualsiasi cosa tu stia facendo. Mi piace ogni tipo di musica.
Quali artisti preferisci al momento?
Mi piacciono Dorian Concept, Blawan, Lone e tutto ciò che esce su LuckyMe.
Ci descrivi come sei dal vivo?
I miei live sono una bacheca rappresentativa, quindi tecnicamente non è esattamente un live set ma piuttosto un modo di presentare la mia musica in un’ora o giù di lì.
I miei dj-set invece sono una miscela di diversi stili musicali, con un sacco di componente vocale, da hip-hop a footwork, grime o techno… mi piace cambiare spesso i ritmi e soprattutto improvvisare, l’importante è che ci sia l’ebbrezza party sia per il pubblico sia per me.
I tuoi progetti per questo 2012?
Semplicemente, fare un sacco di musica e magari rilasciare alcune uscite. Voglio imparare ancora, sperimentare con nuovi suoni e lavorare su alcune collaborazioni come vocalist.
