Sculture sonore

Di Mario Bajardi avevamo parlato qualche anno fa in occasione dell’uscita del suo primo disco Archives. Da quell’esordio sulla lunga distanza ne è passato di tempo. Il violinista e compositore siciliano ha iniziato a collaborare con una software house americana per la realizzazione di una libreria di suoni, che sta usando per comporre il suo nuovo EP in uscita il prossimo gennaio. In più ha iniziato a sonorizzare spot e a comporre musiche premiate in manifestazioni e festival di contemporanea in giro per il mondo. Abbiamo parlato di tutto questo con lui via e-mail.

Puoi parlarci un po’ di te, del tuo percorso artistico e professionale?

Sono un violinista, compositore e sound designer. Le mie produzioni si muovono nell’ambito elettronico/soundtrack/elettroacustico. Insegno musica elettronica al Liceo Musicale e Sound Design all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Tra percorso formativo e produttivo, ho avuto modo di partecipare a diverse manifestazioni, festival, anche di natura prettamente accademica nazionale ed internazionale (Pierre Schaeffer nel 2001 e scelto come compositore italiano all’International Computer Music Conference del 2002, Luigi Russolo), ma anche di autoprodurre un album nel 2001 (Overture Arcaica). Dal 2011 ho firmato un contratto editoriale con la Iter-Research, che ha poi portato alla pubblicazione sulla label Onde dell’album Archives, seguìto da un Glass Orchestra EP nato dopo aver composto e prodotto il brano omonimo per lo spot Sound of Vine Tasca D’Almerita (che ha raggiunto circa 250mila visualizzazioni su YouTube).

Quali sono le caratteristiche della tua musica? Ti consideri un artista elettronico?

È il suono che mi ispira a creare; più che farmi seguire un genere in particolare, il suono mi suggerisce come trasformare le mie sensazioni in musica. Insegno tecnologie musicali e sound design e parlo spesso del suono. Il suono è legato all’ascolto. Quanti di noi ascoltano davvero? Tratto molto spesso questo argomento con i miei allievi. Parlo anche del fatto che i mass media non sono i soggetti che divulgano il nuovo. La curiosità è il primo passo da compiere per conoscere la bellezza del suono.

Dopo il Glass Orchestra EP mi dicevi che stai completando un nuovo lavoro. Quando uscirà? Ce ne puoi parlare?

Sto chiudendo in questi giorni il successivo EP, che uscirà nei primi mesi del 2014, sempre su Onde. Lo sto curando in ogni dettaglio, divertendomi ad orchestrare il design sonoro attraverso alcuni processi compositivi che fanno parte ormai del mio workflow. In particolare, dopo l’esperienza lavorativa per la produzione della libreria Metamorph recentemente rilasciata dalla Twisted Tools [music software house americana, ndSA], ho avuto modo di affinare e incrementare la fase di definizione del suono attraverso l’uso del software Kyma (molto usato in campo cinematografico e videoludico), col quale ho aggiunto alcuni elementi timbrici che speravo di poter inserire nelle mie composizioni, e di questo infatti sono molto contento. Il mio obiettivo è offrire un suono senza doverlo cucinare con ricette prestabilite, per cercare di sorprendere il gusto del fruitore.

Che cosa hai usato a livello di software e tecniche compositive?

Sto cercando di convogliare diverse tecniche compositve legate al mondo del sound design, utilizzando sia il violino, che nuovi i suoni creati per la Twisted Tools. A questo scopo uso il già citato Kyma della Symbolic Sound, un software che mi permette di elaborare il suono con estrema qualità e accuratezza. Parto spesso dal suono del violino e da diversi oggetti con cui eccitare le corde, pizzicarle, strofinarle, o anche grattarle, per poi elaborare la registrazione con uno degli strumenti a mio avviso più interessanti del software, ovvero Tauplayer, un tool che consente un intervento davvero definito su frequenza, ampiezza, forma d’onda e formati. In uno step successivo associo alcuni parametri base ad un iPad o a una tavoletta grafica, mezzo espressivo che mi consente di fatto di creare, di volta in volta, uno strumento musicale.

Mario Bajardi Sentireascoltare

Ci puoi parlare nello specifico della tua collaborazione con la software house americana Twisted Tools?

Lo scorso ottobre è stata pubblicata la libreria Metamorph per la Twisted Tools, azienda americana che licenzia e vende librerie di suoni e software in tutto il mondo. L’azienda si è dimostrata interessata ai miei suoni di violino e alla loro successiva eleborazione. Ho completato la folta mole di file in collaborazione con Paolo Bigazzi (presente col progetto Komplex) e ho concentrato i miei sforzi sulle tecniche di registrazione del violino prima, di processing poi attraverso le risorse di Kyma, ed infine di espressione ed esecuzione. Metamorph è una libreria ricca di moltissime soluzioni timbriche credo inusuali per uno strumento così classico come il violino, suddivisa poi in categorie e cartelle, nonché di una splendida interfaccia (M16) già mappata per controller touch screen, ideata e realizzata dal grande Antonio Blanca.

La Twisted infine ha curato ogni aspetto di ottimizzazione dei file, nonchè una successiva fase di elaborazione, operando poi un grande sforzo promozionale con un video teaser sonorizzato ovviamente con i suoni della libreria da Richard Devine, sound designer che non ha certo bisogno di presentazioni [musicista e produttore americano che ha pubblicato, tra le altre cose, anche un disco su Warp nel 2000 intitolato Lipswitch, ndSA]. Ci siamo divertiti molto nel programmarla e credo che sarà la prima di una lunga serie, dato che ho intenzione di realizzarne altre, per temi o strumenti da indagare con queste tecniche.

Ma chi usa questo software? E perché è così importante?

Ormai l’industria della produzione dei media, ma anche musicale (penso sempre all’immenso lavoro fatto da Amon Tobin con il suo Isam), necessita di un apporto qualitativo e distintivo del linguaggio e della forma che di certo non può escludere quello del sound design. Avere una libreria che permetta di definire con una certa immediatezza un mood, o caratterizzare un personaggio (Wall-E è praticamente solo sound design), per poi armonizzarlo con il resto dell’environment visivo, è importantissimo. Sia nel workflow post-produttivo (noi dell’audio, in generale, siamo i più sfigati; arriviamo alla fine dei processi produttivi, con tempo e soldi praticamente finiti), che nella fase promozionale, molti progetti hanno bisogno di una definizione del territorio sonoro, con qualità altissima (anche perchè spesso è il suono che salva un montaggio approssimativo o un movimento di camera poco attraente), e non sempre si hanno budget e tempo necessari per svilupparla.

Inoltre una libreria che abbia di per sè un certo carattere, ha la possibilità di essere comunque elaborata nuovamente per un matching specifico. Penso al sound design per i videogames, ma anche all’universo App. Quindi sia i sound designer che i music supervisor, potranno essere interessati a ottenere una licenza della libreria per la sonorizzazione del videogioco di turno o App, o come spesso ormai capita anche nel rapporto con le agenzie pubblicitarie, per sound logo o marchi importanti nell’audio brand identity. Ad esempio: dopo aver sentito il suono di avvio di un Mac, ti serve che la macchina da presa lo inquadri per farti percepire il messaggio?

Nella produzione musicale, poi, credo che si possa davvero gustare l’intero pacchetto, anche all’ interno del software Reaktor, naturale controparte dei tools… M16 infatti è uno strumento musicale de facto… e confesso che lo sto usando proprio per il mio nuovo EP. 

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