Ludwig Göransson
Ludwig Göransson

Ludwig Göransson. Uno svedese e il blues

L’ultimo film di Ryan Coogler è ambientato nel Mississippi del 1932. Sinners parla di blues, nello specifico quello nato vicino al delta del fiume, senza il quale oggi il rock non esisterebbe. I Rolling Stones non avrebbero mai scoperto Muddy Waters — come lo chiamava da bambino la nonna proprio perché era sempre a giocare nel fango del Mississippi — e la canzone a cui devono il nome. E mentre in America erano la chiesa e la manodopera di un capitalismo in crescita a essere i temi principali della musica afroamericana, in Europa non potevamo essere in una situazione più diversa, con la crescita del socialismo e di una crisi che ci riportò in guerra.

Per un film che lascia intravedere una critica alla commercializzazione bianca della musica afroamericana, può sembrare contraddittorio che sia un compositore svedese a capo delle scelte musicali. Eppure Ludwig Göransson, con Sinners, ha vinto per la terza volta l’Academy Award, la seconda grazie a un film dedicato alla comunità nera degli Stati Uniti.

Se non altro, il film dimostra anche che il blues è ormai la fonte d’oro per tutto e tutti. Lo suggerisce la scena in cui chitarre elettriche, disc jockey e ballerini hip-hop prendono il palco accanto ai musicisti degli anni ’30. Ne è la testimonianza lo stesso Göransson, che accettando la statuetta ha ringraziato il suo primo insegnante di chitarra: suo padre, che nel ’64, dopo aver comprato un vinile di John Lee Hooker, non smise mai di amare il blues. Sì, erano passati così pochi anni affinché la quinta diminuita arrivasse anche nei paesi scandinavi.

La colonna sonora di Sinners alterna musica eterea e poco ritmata e canzoni scritte per le scene diegetiche, ovvero quelle cantate o suonate dai personaggi. Spesso i pezzi si evolvono attorno alla chitarra, più precisamente quella resofonica della Cyclops, che si può vedere anche nel film. Il contrasto tra l’ambient caratteristico della musica per il cinema e quel senso di malinconia e di spazio che emerge dalle improvvisazioni della chitarra blues, crea il perfetto stacco dalla diegetica, ed è uno dei tanti espedienti tecnici usati nel film per passare dalla semplice storia western, all’horror più metaforico.

Gli strumenti del blues, come l’armonica, spesso si mischiano ai violini e ai suoni dissonanti dell’orchestra in un crescendo che rappresenta il pericolo dei vampiri. In uno di questi arriva anche la voce di James Blake, che effettivamente ad un vampiro in fissa con la musica irlandese ci assomiglia. Oltre al cantante britannico però, Göransson è stato accompagnato da varie leggende del blues contemporaneo come Lawrence “Boo” Mitchell, Raphael Saadiq, Bobby Rush e Buddy Guy, che appare anche in una scena dopo i titoli di coda. Nel cast trovate vari musicisti blues, che oltre a registrare, hanno doppiato gli attori durante le riprese. Fa eccezione la voce di Miles Caton che al fianco proprio di Göransson e Raphael Saadiq si è esibito al Jimmy Kimmel Live! con I Lied to You, battuta poi da Golden nella categoria di miglior canzone originale.

Lo spartito di Sinners rappresenta l’ennesimo grado di separazione tra la musica di Hollywood e le orchestre sinfoniche. Hans Zimmer, che questo processo lo aveva iniziato, sembra abbia trovato l’erede in Göransson, che nel frattempo lo ha battuto agli Oscar e nella staffetta per collaborare con Christopher Nolan. Lo svedese sta diventando il film composer più alla mano di Hollywood e quello più richiesto negli Stati Uniti, il paese in cui si è ambientato talmente tanto da poter scrivere le colonne sonore di due degli ultimi film più importanti per la cultura afroamericana. Che i gemelli Smokestack lo vogliano o no, il blues è uscito dai juke joint del Mississippi e lo svedese ne ha fatto un pezzo della sua storia.

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare