Le (nuove) consonanze dei Kerala Dust. La nostra intervista
-
Fernando Rennis
- 16 Febbraio 2023
Violet Drive, il secondo album dei Kerala Dust, ha una copertina che raccoglie perfettamente il suo sound. Quest’ultimo è un opale dal sapore notturno, dove il sound caldo ed elegante del trio si scontra con pulsioni viscerali e parecchie suggestioni musicali italiane. Registrato tra Berlino e le Alpi svizzere, il seguito di Light, West vive nella tensione tra natura e ambiente urbano. Abbiamo parlato di tutto questo con il cantante Edmund Kenny, che comincia descrivendo un quadro affascinante. Alpi svizzere, cielo stellato. Fuori un freddo cane e all’interno del piccolo studio un calore che scaturisce non solo dal riscaldamento: «Il silenzio ci sovrastava, ed è forse per questo che il disco ha un lato notturno. A contrastarlo ci sono i rumori e un sound più sporco, scaturito dalle registrazioni a Berlino. Nel primo caso eravamo nel bel mezzo del nulla, nel secondo al centro di una città che, però, con quelle strade larghe e i lampioni distanziati confermava quanto la notte fosse ispiratrice».
Forse è anche per queste caratteristiche che Violet Drive sarebbe perfetto per una colonna sonora. Kenny si dice affascinato da come all’inizio del processo creativo – che paragona alla classica tela bianca – i film riescano a ispirare il sound della band, traghettandola in territori imprevisti. Infatti, sin dal titolo, l’esordio del 2020 si rifà a una sfilza di western italiani e spagnoli. Adesso l’obiettivo dei Kerala Dust si è spostato ai film di Wim Wenders e, in particolare, a Il cielo sopra Berlino.
Fin qui sembrerebbe filare tutto liscio, ma in realtà la band ha avuto le sue difficoltà in fase compositiva. La gestazione della title track è durata ben sei mesi.
Continuavamo a collezionare demo su demo, ma non ci convinceva nessuna. Erano tutte diverse, ma sapevamo che lì dentro c’era qualcosa che ci avrebbe indicato la strada. Era tutto lì, ma bisognava equilibrarlo bene. Quando è successo abbiamo scritto il resto del disco in cinque giorni!

Violet Drive è un album difficile da etichettare, suona principalmente chamber pop, ma nelle sue viscere si annidano pulsioni techno e un senso di ancestrale inquietudine che si riversa nei loop e nelle ripetizioni vocali, quasi dei mantra. Kenny aggiunge le influenze di Steve Reich e Philip Glass, così come il rework di Love Is Lost di David Bowie concepito da James Murphy, e chiosa: «Il fil rouge è il minimalismo, da qui le reiterazioni di sequenze musicali e parole, così come quella sorta di potenza esoterica che qui e lì emerge».
Al momento i Nostri non passeranno in tour inl’Italia (Kenny anticipa che arriveranno per i festival estivi), ma il legame che lega la nostra penisola ai Kerala Dust è molto forte e, dal cinema, germoglia nel campo musicale. Il cantante mi stupisce perché appena si fa il nome di Morricone ci tiene a precisare qualche aspetto della sua carriera, sfoggiando una imprevedibile conoscenza della nostra musica altra.
Adoro Egisto Macchi, che ho scoperto scavando tra i vinili di Library music, e per mesi non sono riuscito a levarmi dalla testa le sue composizioni raccolte in Il Deserto e Messico. Sono affascinato da tutto il lavoro de Il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, che è molto poco conosciuto. Infatti è il mio pezzo forte durante le cene con gli amici!
Così, dopo un fitto scambio di pareri sul Morricone autore di canzoni pop, passiamo ai temi del disco. Qui Kenny è molto chiaro: «Non siamo una band politicizzata ma ho capito, rileggendo i testi, che abbiamo a cuore la cultura europea e la sua eredità culturale». «Ovviamente, per Europa intendo anche il Regno Unito!», aggiunge ridendo amaramente. La dimensione collettiva che deriva da questo punto di vista, secondo l’artista, è scaturita anche dall’isolamento fisico e mentale del periodo pandemico, una condizione che ha portato dritto a chiedersi: «A quale luogo appartengo? A chi appartengo?».
Chi ascolta Violet Drive deve prepararsi a galleggiare; a farlo nel flusso di brani che si alternano su di un elegante tappeto sonoro. Allo stesso tempo, immergersi in un fluido che raccoglie suggestioni artistiche sincretiche, capaci di spingersi fino al romanzo storico Q di Luther Blissett – altro collegamento con l’Italia, dato che parla del collettivo Wu Ming – e a I Detective Selvaggi di Roberto Bolaño. Proprio lo scrittore e poeta cileno nel suo libro parlava di un “realismo viscerale”, un concetto che si adatta perfettamente ai Kerala Dust.
