Istinto, esperienza e caffè nero. Intervista ai Fat Freddy’s Drop
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Edoardo Bridda
- 27 Luglio 2023
I Fat Freddy’s Drop sono noti come una delle migliori formazioni live al mondo. La fama se la sono conquistata negli anni, macinando centinaia di date, proponendosi come una jam band di autentici appassionati di musica, alla continua ricerca di stimoli sonori. Ad un loro concerto i brani che formano il loro più che ventennale repertorio sono calchi più che destinazioni, quando ognuno di loro è già di per sé un melting pot di generi e stili. A rimanere costante è una vocalità dalla pastosità soul e un’ossatura che prevede, senza abusarne, il reggae-dub, come già notavamo al tempo del secondo album. Ma a queste direttrici se ne sono aggiunte altre, anche elettroniche.
Una summa e un traguardo di sintesi che la band è riuscita ad ottenere li ritroviamo in Wairunga, ad oggi l’ultimo album in studio, una prova dal taglio più intimo che contiene inoltre alcuni dei suoi migliori brani in assoluto a partire da quello che lo stesso Scott Towers aka Chopper Reeds ha definito il suo preferito: Coffee Black. Parliamo di una traccia morbida e avvolgente, intima e delicata in cui il soul incontra i fiati del jazz (trademark del gruppo), e le esotiche percussioni gli slanci retro-futuristi dell’elettronica. Non è il solo highlight del lavoro, l’altro è Shady che introduce fascinazioni afro (futuriste) con gusto e personalità, evitando facili omaggi o forzature.
Ci fermiamo qui e lasciamo alla viva voce di Towers il compito di raccontarci passato, presente e futuro della formazione a partire dalla sua filosofia e dalle influenze. E questo in attesa della data di domenica 30 luglio di Acieloaperto 2023.
Sono passati due anni dalla pubblicazione di Wairunga, il vostro ultimo album. Vedendolo in retrospettiva assieme a quanto avete pubblicato in precedenza, come lo giudicheresti?
Wairunga, come tutti i nostri dischi, rappresenta un particolare momento nell’evoluzione della band, un viaggio musicale che abbraccia sia la performance che la prospettiva creativa. Non siamo tipi da fare album …a proposito di qualcosa, che sia esso un tema o uno stile. Gli album sono raccolte di canzoni sulle quali ci siamo concentrati, alcune di loro necessitano anni per il loro completamento. Detto questo, Wairunga cattura la band in un momento d’intimità e spontaneità. Riflette come interagiamo in studio quando jammiamo. Il momento in cui le canzoni vengono scritte.
Vedendovi suonare live, sapendo che stravolgete continuamente le vostre hit e che cambiate di continuo le setlist, sembra che non abbiate un Fat Freddys Drop album preferito. Ce n’è uno di cui vai particolarmente fiero? O uno che col senno di poi faresti in modo completamente differente?
Siamo fieri di tutti i nostri album per il fatto che ognuno di loro suona differente e riflette la peculiare modalità con la quale lo abbiamo composto. Based On A True Story però continuerà a rappresentare per noi una pietra d’angolo perché ha rappresentato la prima volta che i Freddy’s hanno presentato una raccolta di brani. È il nostro primo lavoro. Per quanto riguarda i singoli brani, sono incline a considerare Coffee Black, la prima traccia di Wairunga, come il mio pezzo preferito del gruppo proprio perché ne rappresenta la summa. Dice così tanto di noi. Del resto, più scriviamo, più arrangiamo e produciamo, più confidenza acquistiamo e più diventiamo bravi nel farlo.
Dando un occhio alla setlist, le tracce eseguite provengono democraticamente dalla vostra intera discografia, anche una per album. Si tratta di una scelta politica o qualcosa che viene naturale lì per lì…
Le nostre setlist sono fatte avendo in mente lo show e l’audience. È sera o giorno? Suoneremo per 2 ore o soltanto 75 minuti? Le canzoni assecondano “compiti” differenti. Le pensiamo con il concerto in mente, cercando di sintonizzarle al meglio possibile.
Blues, soul, reggae, dub, techno, afrobeat, funk, jazz. Avete sempre suonato e fuso generi e stili differenti. Come nasce un brano dei Freddy’s Drop? La scintilla proviene dai ritmi? Da un riff? O forse da un testo?
Nascono da qualcosa di semplice. Metti un beat o un sample di Dj Fitchie. Da quello iniziamo a metterci le nostre parti, jammandoci sopra. Ci sta che il beat /sample iniziale venga sostituito o rimpiazzato da qualcos’altro. Da nuove idee o strumentazione live. Infine armonizziamo l’arrangiamento in modo che si adatti al meglio con le parti vocali di Dukie. È un processo che richiede anche molto tempo, ed è molto interattivo. Vogliamo seguire la naturale evoluzione di musica e testo piuttosto che forzarne l’inclusione.
Durante il lockdown avete pubblicato LOCK-IN, un live film senza audience con 5 nuove canzoni. Come avete vissuto quel periodo? È stato un momento creativo? Fatto di alti e bassi? Un tempo proficuo o uno di stop forzato?
Come tutti eravamo confusi, incerti su cosa il futuro aveva in serbo per noi dal punto di vista della live performance. Ma ci ha dato anche il tempo di ricaricare le batterie e spendere un po’ di tempo con le nostre famiglie e amici. I tour possono essere d’ostacolo alla creatività. Il tempo trascorso lontano dai palchi ci ha permesso di andare in studio e lavorare con meno pressioni. E ci ha fatto anche realizzare quanto amiamo suonare davanti ad un’audience. Grazie al dio possiamo farlo di nuovo.
Qualche tempo fa il Guardian ha scritto che siete l’epitome dell’“old school cool”. È una definizione in cui vi ritrovate?
Se lo chiedi a mio figlio, beh siamo l’esatto opposto di cool. Abbiamo tutti i capelli grigi. Penso che se ci dovessimo chiamare in qualche modo ci chiameremmo Old School Fools. Ecco questa definizione ci descriverebbe meglio…
I fiati sono una parte fondante dei Fat Freddys Drop. Ma che ne dici dell’elettronica? In Dig Deep, sembra di sentire un brano del Moritz von Oswald Trio. Questo tipo di sonorità stanno prendendo piede all’interno della composizione? E che ne dici di quel tocco afrobeat in Shady?
Ci è sempre piaciuta la musica elettronica. Ha avuto una grande influenza su di noi nel corso degli anni. Penso che stiamo migliorando nell’unire questi due lati del nostro sound. Lo stesso si può dire dell’influenza afro. È sempre stata lì ma solo ultimamente siamo riusciti a farla nostra e non sembrare quelli che suonano à la Fela Kuti o tipo Dollar Brand.
La musica prodotta oggi è importante per te e la band? Ascoltate nuova musica o affatto? Ha più importanza il passato come influenza musicale per il vostro lavoro?
Guardiamo (ascoltiamo) avanti, indietro, giù e su, e anche ai lati. Se funziona per le nostre orecchie, beh allora l’ascolto si fa più attento. La band è fatta di veri appassionati di musica. C’è sempre qualcuno che ci fa ascoltare cose vecchie o nuove quando ci troviamo assieme. Abbiamo sempre molta voglia di espandere la nostra conoscenza della musica.
Avete già un album in preparazione? Partirà da dove Wairunga è terminato sviluppando aspetti lì non abbastanza approfonditi o prenderà direzioni completamente nuove?
Sì ci stiamo lavorando. Anzi eravamo abbastanza avanti con il processo di composizione prima di iniziare il tour. E qualche nuova idea ha già fatto la sua comparsa nei live. Penso che avverrà in tipico stile Freddy con le canzoni a farsi carico di influenze ibride. Credo pure che saremo in grado di sviluppare ulteriormente quanto prodotto in Wairunga. Ci ritorneremo una volta finito il tour e siamo parecchio su di giri a riguardo.
