From post-rock to glo
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Marco Braggion
- 29 Febbraio 2012
Un quartetto di Glasgow che passa dalle atmosfere post-rock dei Mogwai (il disco d’esordio del 2008 It’s Not Something But It Is Like Whatever) al glo-fi di moda in questi ultimi tempi, tagliato con sonorità cosmiche e arrangiamenti animalcollectiveschi. Questo in sintesi il percorso degli Errors, un passaggio di consegne sonico effettuato “inconsciamente, guidato più dagli ascolti”, ci dicono in un intervista via e-mail. L’eredità geografica di Glasgow è una coordinata buona per i giornalisti, ma i ragazzi non la percepiscono come parte fondamentale del loro sound, il loro approccio alla composizione di canzoni è influenzato più da un sentire scozzzese: “in Holus-Bolus le chitarre suonano come cornamuse e il titolo di The Knock è preso da una collina scozzese”.
Gli input del nuovo lavoro Have Some Faith In Magic si assestano su binari pop, il cambio di rotta evidenzia un approccio aperto agli ascolti, una voglia di non essere imbrigliati in costrizioni da scenesters ammiccanti. Le ultime cose che sono passate sul piatto della sala prove sono infatti eterogenee: “ultimamente abbiamo ascoltato Music From Saharan Cellphones, una compilation di un tipo americano che se n’è andato nell’ovest Sahara e ha comprato vecchi cellulari di seconda mano e ha selezionato un best of delle migliori suonerie” e non si esclude la possibilità di accostarsi ad esperienze da dancefloor: “Brassica remixerà a breve la traccia Pleasure Palaces”. L’altro ingrediente è ovviamente l’ambient, tra le maggiori influenze si citano Atlas Sound, Cloudland Canyon, David Borden e Pure X. Il disco, interamente autoprodotto e autoregistrato dai quattro ragazzi, aggiunge anche delle vocals che ammiccano alla wave tagliata con strumenti vintage, cose buone per gli amanti degli Air, ovviamente condite con un savoir faire che non può prescindere dalla retrofilia per gli anni 80 e per le lande del ricordo esplorate con dovizia di particolari dai soliti Washed Out, Memory Tapes e Toro Y Moi.
La cosa che colpisce è come i ragazzi siano riusciti a creare una raccolta che sta in piedi da sola, che non stanca e seppur intrisa di innumerevoli già-detti, sia un ottimo compromesso tra pop, electro, kraut e indie. Con un EP in arrivo ed un tour che probabilmente passerà anche per l’Italia, è facile convertirsi alla fede per il magico. Se vi truccate un po’ di più e puntate su una campagna di marketing musicale mistico-camp, potrest trasformarvi nei prossimi MGMT. Uomo avvisato…
