Lungo il continuum cosmic

Non accenna a diminuire lo spazio da noi dedicato allo spettro delle musiche analogiche e alla disco, sia essa nu, space o psych. Poco tempo fa parlavamo via skype con Lindstrøm della passione per Daniele Baldelli e ora intervistiamo uno Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò che, assieme a DJ Rocca (Ajello), è membro fondante del duo Crimea X, fresco di release di secondo album Another. Il cerchio della cosmica (pardon cosmic), dopo l’album collaborativo di quest’ultimo proprio con Baldelli, Podalirius, sembra riaprirsi di nuovo in questo disco e nella più felice delle convergenze: la produzione – la prima in assoluto – affidata al nostro amato Bjørn Torske che, come sappiamo da un’altra vecchia intervista, del dj romagnolo può essere considerato, assieme al compianto Erot, un ambasciatore Norvegese fin dalla fine dei 90s.

C’è di più: il discorso che facciamo con i Crimea X è quello di aver portato a casa la space disco nordica, un po’ come fecero i Ronin di Bruno Dorella con lo spaghetti west dei Calexico. Dove lì c’era il Morricone nazionale, qui c’è un altro eroe nazionale, il Baldelli, l’originator di uno stile tutto italo e tutto suo intriso di progressività, funky, dinamismo lento, trip e tradizione. Un sound che rese locali come la Baia degli Angeli mitologici e che rivive tutt’oggi, sia grazie alla celebrata scena norvegese che comprende ormai due generazioni di musicisti (Bjørn prima, Lindstrøm e Todd Terje per finire), ma anche per una più ampia e consolidata modalità di fare elettronica con synth e drum machine dei 70s e primi 80s. Non da ultimo – e sicuramente tra i primi a livello di contaminazioni dentro e fuori la cassa dritta – c’è Andrew Weatherall che in questo cerchio rappresenta un po’ la matta del mazzo e presto, come leggerete nella chiacchierata, collaborerà con Rocca e Reverberi. Anche lui è da quattro anni in convergenza parallela, dal 2009, alle prese con sonorità di certo compatibili (basta ascoltare Andrew Weatherall Vs The Boardroom) e, not least, un progetto con l’amico Tim Fairplay che definire baldelliano non è tabù.

La nuova fatica, Another, non spezza, anzi, s’aggiunge ad una lunga lista di lavori lungo il continuum analog-elettronico, attraverso strade contaminate non distanti neppure dai Solar Bears, attesi in aprile su una Planet Mu in fregola cine-indie. Ma riavvolgiamo velocemente il nastro: Rocca e Reverberi partono solidi con Phoros, eppì sempre del 2009, con cassa sedata, basso rockish, percussisoni afro 100% Baia, synth da autobahn, flauto misterico-arcaico e – non potevano mancare – tastiere spaghetti house. I pezzi, tra space e cosmic (10pm), solidissima cassa in quattro e aperture antartiche sul filo dell’acid (December), sono già ben tarati. Subito poi, in parallelo, parte la più che naturale attività di remix in partita doppia, dare e avere. In seguito un esordio lungo (nel 2010), Prospective, un album che le cose le mette davvero in prospettiva mescolando visioni cosmiche 70s e il lato più kraut dell’elettronica di quegli anni con la vena indie di Jukka (le melodie Jurij e gli arrangiamenti ritmici weatheralliani di Varvara) e quella sintetico-electro-groovey di Rocca.

L’anno successivo segue – altrettanto telefonato – un lavoro di remix, Re:Prospective, con ospiti Baldelli e Torske: il primo alle prese con una splendida versione di Liubov, il secondo con un’eterea, ricca d’effettismi concreti à la Kokning e non meno circolare editata di Varvara. Sempre del 2011, il tedeschissimo EP Otok, che accantona il ritmo per concentrarsi sulla visione à la Amon Düül, primi Kraftwerk, Harmonia (Magnitogorsk, Irina), poi (salvo un remix) lo spegnimento dei riflettori per far posto alla realizzazione dei progetti personali dei due: la trilogia Erodiscotique della coppia Dimistri From Paris e Rocca, tra italo e retrò house newyorchese, Smells Like Too Cheesy degli Ajello, ovvero Rocca e Taver alle radici dell’italo disco (sempre di quell’anno), il nuovo album dei Giardini di Mirò Good Luck (uscito a maggio, 2012) e, last but not least, il citato, Podalirius di Rocca/Baldelli inciso poco prima delle session estive con Bjørn (2011).

Arriviamo così a Another, secondo full di Crimea X che ci dà la perfetta scusa per quest’intervista al telefono con Jukka e via mail con Bjørn. Un lavoro che si smarca dalla componente teutonica e etnica-newagey di Prospective per calarsi più corposamente nel discorso disco metabolizzato da Rocca in quest’ultimo triennio al netto della componente cheesy, nei naturali rimandi all’house ma anche nella dance ‘east coast italo’ baldelliana. Crimea X diventa così l’ennesimo tra i centri di cultura dance italica che, oltre al citato, screamadelico, Weatherall, pure il Guardian ha apprezzato. Il Made in Italy d’eccellenza diventa una carta da giocare anche fuori dai patri confini. Probabile un tour in Nord Europa, come vi diremo nell’intervista.

Intervista a Jukka Reverberi

Ciao Jukka. Ci racconti come è nata la collaborazione con Rocca e la sigla Crimea X?

La collaborazione è nata in modo piuttosto naturale. Ci siamo conosciuti al Maffia, un posto piccolo, conosciuto dagli appassionati di musica elettronica (il club è stato chiuso nel settembre 2009, e ha fatto suonare artisti del calibro di Fatboy Slim, Goldie, Massive Attack, Peter Kruder e molti altri). Rocca è stato uno dei soci fondatori del club. Dopo un po’ io mi sono tesserato al Circolo e andavo ogni tanto anche a lavoricchiare, stando alla porta. Lì è nata l’amicizia con lui. Per curiosità gli chiedevo cosa suonava, poi ci siam messi a parlare di musica. Ne è nato un sodalizio musicale che si è poi trasformato nella realizzazione del progetto Crimea X. Anche se ci muovevamo su territori differenti, trovavamo l’un l’altro delle affinità, interessi comuni. Io non ho mai avuto un rapporto, come dire, fattivo con la musica dance, lui con i suoni con i quali trafficavo io.

Dicci di Bjørn Torske, che è uno dei nostri paladini da almeno un paio d’anni. Come l’avete conosciuto?

Abbiamo avuto l’occasione di suonare assieme qualche annetto fa, probabilmente era l’estate del 2009, al Summer Festival a Rovereto. Eravamo stati invitati e la stessa sera suonavano Bjørn Torske e gli Optimo. C’era stata una grande affinità con tutti quanti, gente molto più simpatica e molto più tranquilla di quella che alle volte capita di incontrare in ambito rock. Tutti molto alla mano e molto disponibili nel consigliare ascolti, dischi.

Bjørn è assolutamente un pazzo. Nel senso che non è un pazzo, ma è altro dalla normalità. Un personaggio totalmente devoto alla musica, a suo modo. Molto particolare, simpaticissimo. Lì insomma sai, parli… Come prima cosa è nata l’idea di scambiarci dei favori, quindi scambiarci dei remix. Noi lo facciamo a te, tu lo fai a noi. A noi è piaciuto moltissimo il remix che ci ha fatto, ma a lui a sua volta era piaciuto tantissimo il nostro. Il remix di Crimea X (la traccia è Slitte Sko, ndr) l’ha fatta poi pubblicare in un singolo (Oppkok Remixes, su Smalltown Supersound, ndr) che vede in tracklist anche Todd Terje e DJ Harvey. Un risultato non certo secondario per chi conosce l’ambiente e i due producer in questione.

Dopodiché abbiamo deciso di coinvolgerlo nell’album. E lui “perfetto sono della partita, dobbiamo soltanto organizzare dove e come”. C’è da dire che dei demo che gli abbiamo inviato, lui ha tenuto tutto. Alla fine ci siamo trovati tutti e tre qui in campagna a Correggio, in uno studio di un nostro amico, a finire il lavoro. E in una settimana, tra qualche cassa di birra e qualche nuovo strumento, abbiamo chiuso le registrazioni. Unica regola: ogni giorno portavamo una drum machine e un synth nuovo e Bjørn, sulla sessione aperta, lo aggiungeva nel mix. Il missaggio finale lo ha fatto tutto in solitudine, tornato a casa in Norvegia.

In solitudine, senza feedback?

No, no. Noi siamo sempre rimasti lì con lui: ci faceva ascoltare le tracce chiedendoci pareri e opinioni. Nello stesso tempo, però, si è preso la responsabilità di produrre il disco e quindi di fare delle scelte sul missato finale. Direi che non ha stravolto nessun brano. Ha aggiunto delle visioni differenti.

Venendo da due ambiti ed esperienze differenti ci immaginiamo una band con compiti piuttosto definiti. Tu porti l’indie, Rocca fa le cose da DJ. E’ veramente così?

Questa è una cosa che capita pure con l’altro gruppo (i Giardini di Mirò). La gente pensa che un pezzo l’abbia scritto Corrado e un altro io. In realtà non è mai così preciso. Chiaramente tutti abbiamo un nostro stile. Ed avere una propria calligrafia è basilare. Eppure, come dire, i pezzi nascono da un lavoro condiviso. Le voci sono l’unica cosa che viene appoggiata in una seconda fase. Quindi dire che un pezzo risulta più un’idea dell’uno o dell’altro è praticamente impossibile e, come musicista, Crimea X è una delle cose più democratiche che mi sia capitato di fare. Chiaramente abbiamo ruoli diversi: io mi occupo un po’ più delle melodie, Rocca della struttura finale. È quello che lavora sulle schermate, sull’editing del pezzo. In fase di scrittura invece il lavoro è abbastanza paritario.

Che macchine avete utilizzato? Digitale o tutto analogico?

Non siamo dei puristi. Abbiamo usato gli strumenti che avevamo in casa, tante cose analogiche, ma anche tanti strumenti digitali. Io prediligo il Juno (della Roland), perché mi piacciono i suoi suoni, allo stesso tempo però abbiamo usato tanti plug-in e campioni per le batterie mescolati con la drum machine che Rocca ha in casa. In pratica, ci sono pezzi con drum machine e campioni in contemporanea!

Hai ascoltato gli Asphodells, il nuovo progetto di Andrew Weatherall, non sembra poi molto lontano dal vostro…

Siamo stati contenti del come sia stato ricevuto l’album da alcune “vecchie guardie” della musica elettronica. Con Weatherall suoneremo tra l’altro tra un paio di mesi. È Rocca a tenere i contatti con lui e sappiamo che il nostro disco gli è piaciuto, tanto che alcuni brani li sta proponendo anche dal vivo. C’è sicuramente un’affinità con il progetto The Asphodells e con alcuni elementi tipici del suo modo di produrre: il mix fra elettronica e altri mondi in primis. Mi interessa questo modo di lavorare, nel senso che con i Crimea X, essendo in due, non potevamo andare solo nella direzione dell’elettronica.

Parlaci di più del live…

Abbiamo già portato in giro l’altro album e speriamo di poter fare altrettanto con Another. Ci sarebbe piaciuto organizzare una band ma non abbiamo il budget per farlo, dunque sarà un set totalmente elettronico (macchine, computer) dove utilizzeremo anche un flauto e alcune tastiere. In programma c’è anche 12’’ previsto per la primavera e quindi ci sarà forse l’occasione di andare a suonare in Nord Europa.

Tu che hai sempre subito il fascino del Nord, ti sei ritrovato a lavorare con Torske?

Nei momenti in cui vai a lavorare con uno che viene da tutt’altro porto, capisci di essere assolutamente italiano, nei vizi e nei pregi. Uno può avere tutte le fascinazioni che vuole, però son cresciuto qui… Anche come gruppo siamo completamente diversi. Ad esempio, quando eravamo in studio i ‘caciaroni’ eravamo noi. Torske lo era, ma in un modo completamente differente. La musica ha fatto da fondamentale collante, questo è quello che conta. Le fascinazioni sono le fascinazioni. Essere è un’altra cosa.

Intervista a Bjørn Torske

Come hai incontrato Jukka e DJ Rocca per il progetto Crimea X?

La prima volta mi sembra di averli incontrati in una serata all’aperto a Rovereto. Non ricordo che anno fosse, ma era d’estate. Suonava anche Fabrizio Mammarella (artista romano che fra le altre cose ha collaborato con Rodion, ndr). Io suonavo un “live” set con il laptop. È stato Marco Gallerani (di P Playground, ndr) che mi ha messo in contatto con loro. In seguito mi è stato chiesto di fare un remix di Varvara, una bella esperienza, e loro hanno remixato eccellentemente una traccia da Kokning. Alla fine Marco lancia la bomba e mi chiede se voglio andare in studio per produrre un loro album! Cosa potevo dire? Non avevo mai prodotto nessuno, ma la cosa mi incuriosiva. È stato bello lavorare con loro in quello studio in campagna, anche se è stata caldissima quell’estate. Phew!

Nella cartella stampa ho letto che ti portavano una macchina nuova ogni giorno. Quali sono le tue machine preferite?

Lo studio era molto ben equipaggiato, con pezzi analogici, strumenti, ecc. Naturalmente i ragazzi avevano parecchia strumentazione analogica, cosi abbiamo deciso che se avessi voluto usare qualcosa che non c’era nello studio, l’avrebbero portata loro. Ad esempio, nella traccia Essential abbiamo deciso di aggiungere il TR-808 (la mitica drum machine programmabile della Roland) e così Rocca me l’ha portato la mattina successiva. Poi avevamo bisogno del Korg MS-20 (un sintetizzatore) e lui è andato a prenderlo durante la pausa pranzo (no, dopo la pausa pranzo). Una delle cose più curiose è che in un pezzo abbiamo usato un gamelan che abbiamo trovato in una stanza sul retro dello studio. Era come essere in sala giochi.

Dj Rocca e Jukka sono italiani. Pensi che il tuo suono sia connesso al cosmic di Daniele Baldelli?

La mia interpretazione del suono cosmico è che, a parte il fatto che è spesso messo in relazione con lo spazio, è uno “stile” di musica che consiste di un grande spettro di stili, vale a dire che puoi trovare qualcosa di interessante in ogni parte del cosmo. L’influenza diretta e riconosciuta di Baldelli, è arrivata negli ultimi 10-15 anni, ascoltando le sue produzioni e mixtape. Devo ancora sentirlo suonare in un club! Naturalmente Baldelli ha influenzato molto l’inizio della mia carriera di DJ, senza che sapessi che fosse pure lui un DJ. Un buon esempio è la scena New Beat belga, che cambiava il pitch dei 45 a 33, facendo andare i dischi più lenti e più funky. Non sono sicuro, ma sono tentato di pensare che questa idea venga da Baldelli, uno che ha influenzato la scena belga.

Ho letto che ascoltavi parecchia musica durante le sessions di registrazione. È vero? Ci puoi dire quali artisti ascoltavi?

Non mi ricordo di aver ascoltato altra musica, quando ero in studio, ma visto che sono rimasto in Italia otto giorni e avevo anche qualche serata in cui suonavo, sono stato sicuramente influenzato dagli show e dalla musica che usciva dallo stereo di Gallerani.

Cosa pensi di Andrew Weatherall, senti di essere connesso al suo stile?

Le sue produzioni e remix mi hanno influenzato molto, dai Two Lone Swordsmen al disco di remix dei Primal Scream, Echo Dek.

Le macchine analogiche sono sempre state nel tuo DNA?

Sono sempre state nelle mie produzioni. La rivoluzione digitale è stata una sfida per me, nel senso che ho cercato di evitare il quadro sonoro uniforme che spesso è il risultato di produzioni totalmente digitali.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio lavoro al momento è nel campo dei remix, così sto lasciando da parte per un attimo le produzioni. Naturalmente ho sempre nuove idee e cerco di seguirle. In futuro mi concentrerò principalmente su uscite in 12’’, poi vedrò se ci sarà abbastanza materiale per un album.

Ci sarà la possibilità di vederti in Italia?

Spero di trovare qualche serata da voi, dato che mi piace suonare e stare nel vostro paese!

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare