Aphex Twin. “Avril 14th”, un fragile capolavoro
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Tony D'Onghia
- 14 Aprile 2026
L’ascolto di Avril 14th di Aphex Twin è un rito che, al cadere della fatidica data del 14 aprile, si ripete puntuale. Un brano che nell’intero repertorio del camaleontico produttore britannico resta uno dei più conosciuti, ma anche più sfuggenti.
Un brano pianistico in miniatura, brevissimo per durata eppure già classico al primo ascolto, costruito su un nucleo armonico essenziale. Una progressione semplice, ripetuta con leggere variazioni ritmiche e dinamiche, che ha trovato una propria via nell’immaginario collettivo attraverso cover e colonne sonore. È comparso in Marie Antoinette, in uno dei momenti più malinconici del film di Sofia Coppola, con una protagonista fragile e sempre più isolata; nel trailer di Her di Spike Jonze, dove accompagna il momento del questionario dell’AI al protagonista Theodore, sottolineandone il vuoto emotivo ma anche una tenue dolcezza residua; oppure nei crediti finali della black comedy Four Lions di Chris Morris, dove funziona da controcanto emotivo ai toni corrosivi della pellicola.
Il suo fascino ha finito per stregare Kanye West, che nel 2010, lavorando a My Beautiful Dark Twisted Fantasy, non ne realizza un campionamento diretto ma ne riprende l’idea melodica. In Blame Game, la parte pianistica viene ricreata e rielaborata da Mike Dean e successivamente regolarizzata con il team di Aphex Twin, che viene accreditato come co-compositore.
Lo stesso Richard D. James ne fornirà, nel 2015, una nuova variante, avril altdelay, e tre anni più tardi altre due versioni attraverso il suo webstore: reversed music not audio e half speed alternative version.
Tra i bozzetti sonori come l’iniziale Jynweythek e la conclusiva Nanou2, Avril 14th rappresenta una sorta di antimateria in Drukqs, un album che esplora l’altro lato della poetica di Aphex Twin: quello più ritmico e radicale, vicino al breakcore.
Il rimando ideale è ai Selected Ambient Works Vol. II, dove emergono riferimenti più classico-contemporanei e una sensibilità prossima alla “musique d’ameublement” di Erik Satie, passando per Brian Eno e John Cage.
Ma quello che ascoltiamo non è un pianoforte preparato — come quello impiegato nel 2020 da Kelly Moran nella sua reinterpretazione — bensì un Disklavier: un pianoforte automatizzato che legge dati MIDI ed esegue la tastiera senza intervento umano, proprio come quello evocato in Westworld.
E se nel parco tematico della serie sci-fi le esecuzioni erano versioni ottocentesche di brani moderni, in Avril 14th si manifesta un simile sfasamento temporale ed emotivo. Un senso di sospensione e fragilità, accentuato dalle imperfezioni del meccanismo e del timing, nonché dall’insolito arpeggio generato dalla partitura MIDI. Un’ambiguità sonora ma, soprattutto, emotiva che ne fa un piccolo capolavoro della musica, non solo elettronica.
