Any Other. Ambientazioni emotive e fluorescenze strumentali, la nostra intervista
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Gioele Barsotti
- 12 Febbraio 2024
stillness, stop: you have a right to remember, il terzo LP di Adele Altro/Any Other, è uscito da poco ma l’eleganza delle sue composizioni sembra aver già convinto all’unanimità la stampa circa la maturità dell’opera. Le otto canzoni colpiscono per la loro (solo) apparente semplicità che nasconde, in realtà, arrangiamenti sofisticati e una narrazione intimista che culla l’ascoltatore negli appena trenta minuti di durata del disco. Insomma, i sei anni di attesa che hanno separato Two, Geography dal successore sono serviti a Adele per dare vita ad un’opera che non delude neppure le più rosee aspettative, spostando ancora più in alto l’asticella qualitativa della sua carriera artistica.
Abbiamo avuto modo di parlare direttamente con lei del lavoro, scoprendo interessantissimi retroscena. La genesi del disco, curiosamente, può essere retrodatata a otto anni fa, quando iniziarono a germogliare le prime idee armoniche parallelamente a quelle che poi confluirono nella precedente opera in studio. Nel frattempo, un’intensa attività concertistica, sia a suo nome che con Colapesce (e altri progetti paralleli) hanno posticipato i lavori su stillness, stop: you have a right to remember. Solamente dopo la fine della pandemia la polistrumentista decide di non accettare ulteriori commissioni artistiche per dedicarsi, assieme all’amico e co-produttore Marco Giudici e proprio nel suo studio, al terzo tassello discografico targato Any Other.
Parlando del processo creativo, indubbiamente profondamente influenzato dalle molteplici esperienze parallele, Adele ci racconta che i brani generalmente nascono da un giro armonico per chitarra e piano, contestualmente a testi e melodie vocali. L’orchestrazione, invece, viene improvvisata partendo dalla voce, per poi essere trascritta per gli archi. La presenza di Giudici è qui ancora più centrale che in passato: a lui è stata affidata la cura timbrica, il mixing ed è grazie al suo aiuto se il disco appare più stratificato e texturale del precedente.
La musicista concorda con l’accostamento dei suoi testi ad una sorta di seduta di psicoterapia in cui le parole sgorgano come un flusso di coscienza prima di imprimersi nero su bianco. Lavorare alla parte cantata dei suoi brani è un po’ come “buttare le cose fuori per vederle da lontano e dargli ordine”. All’interno di questa logica ricade anche il titolo dell’album, una frase che le è venuta in mente ancor prima di avere ultimato tutti i brani. Espressione che userà anche per denominare una playlist Spotify e che, anche grazie all’uso della punteggiatura e delle lettere minuscole, appare come una dichiarazione d’intenti di una persona che desidera scavarsi dentro e parlare col proprio io interiore. Un monito che guida l’ascoltatore nel suo personalissimo immaginario sonoro, coerente sin dal nome dell’opera.

Parlando di influenze, anche se ad un primo ascolto appare difficile ricondurre la musica di Any Other a quella di altri artisti, è possibile rintracciare alcune personalità che condividono la stessa “ambientazione emotiva” (questo il termine utilizzato da Adele) di stillness, stop. All’interno di questa cartina geografica di ascolti coesistono coerentemente la FKA twigs di Cellophane, Sufjan Stevens, Frank Ocean e il compositore giapponese che si muove tra ambient e minimalismo Yasuaki Shimizu.
La musica di Adele possiede un’intrinseca qualità cinematografica che riesce ad evocare vividissime immagini mentali: le chiediamo quindi se le piacerebbe scrivere composizioni per un lungometraggio, dato che si era già cimentata con la sonorizzazione di The Lodger di Alfred Hitchcock e ha composto le musiche per altri media, come quelle per il podcast di Internazionale ideato da Annalisa Camilli. Non è un caso, infatti, che la narrazione del disco scorra in maniera coerente come in un cortometraggio filmico, interrotta solamente dal field recording di Indistinct Chatter. Addentrandoci nell’argomento, la musicista cita il recente film di Yorgos Lanthimos Povere Creature! come esempio perfetto di pellicola nella quale la colonna sonora originale e il sound design si ibridano perfettamente con le perturbanti immagini mostrate su schermo.
Prima di congedarci le chiediamo se sta già lavorando ad altri dischi o se per caso sta pianificando la prossima mossa a nome Any Other. Se da una parte l’intenzione è quella di godersi senza alcuna fretta il (meritato) successo di stillness, stop: you have a right to remember, dall’altra Adele ammette già di essere all’opera ad innumerevoli altri progetti discografici. Come non aspettarselo, d’altronde, da una musicista che non ha ancora compiuto trent’anni di età, ma che ha dimostrato di avere la maturità di una fuoriclasse.
