Album
To All Trains
-
Edoardo Bridda
- 21 Marzo 2024
Quest’anno fanno 30 anni dalla pubblicazione del classico At Action Park ed è tempo per gli Shellac di tornare a pubblicare un disco. S’intitola To All Trains e in copertina c’è un austero scatto in bianco e nero della stazione ferroviaria di Chicago.
Nessun brano estratto in anteprima. Come al solito il trio capitanato da Steve Albini ne farà a meno. Il 17 maggio 2024, a dieci anni dall’ultima prova, Dude Incredible, il disco esce con un’altra sorpresa, la prematura scomparsa del frontman.
Registrati ai cittadini Electrical Audio Studio del produttore – ehm – recording engineer (Nirvana, Pixies, PJ Harvey), i brani del disco ne proseguono con fierezza un sound incastonato nella roccia. Lucida disperazione, ferocia declinata in sadismo, geometria, circolarità e reiterazione, il power trio continua con rara lucità e malvagità sonora (Pifferi dixit) a fare quel che fa, quando e come gli va, dal debut album in avanti: un rock rumoroso e adamantino nato da scarni, elementari, palpabili, incastri di chitarra, basso e batteria.
Se gli Unsane squarciano i timpani dell’ascoltatore usando la motosega e i Killdozer li squassano a martellate, gli Shellac li incidono accuratamente con il bisturi, dicevamo in sede di classic album, definizione che senz’altro calza anche per quest’ultima prova suonata senza fronzoli né pompe magne.
Per continuare le tradizioni To All Trains viene pubblicato su Touch and Go, come tutti i lavori pubblicati sinora. Etichetta per la quale escono praticamente soltanto ristampe di catalogo. Peraltro quella rimasterizzata di Songs About Fucking dei Big Black, altra formazione capitanata dal musicista (…e giocatore di poker), è uscita nel 2023.
Le prime impressioni
Essenzialità e, ovviamente, ruvidezza sembrano essere le coordinate dell’attesissimo e purtroppo ultimo disco degli Shellac. Arrivato a 5 anni dall’ultima manifestazione del trio (The End Of Radio, raccolta di due Peel Sessions) e a dieci da Dude Incredible, To All Trains si mostra molto più scarno e ridotto all’osso – nemmeno mezzora di musica in tutto – ma nervoso e graffiante as usual, perché alla fin fine il suono Shellac è più di una garanzia guadagnata a furia di integrità riconosciuta e maniacale controllo di tutto.
L’attacco di WSOD sembra riprendere quello di My Black Ass da quel capolavoro inarrivabile che è At Action Park, ma declinato verso uno degli amori mai nascosti del trio ma soprattutto di Albini, ovvero gli AC/DC, prima di venire sommerso dallo sfacelo del wall of sound quasi cacofonico della coda. Chick New Wave è puro hc straight in your face per come possano intenderlo i tre, tutto spigoli e curve a gomito, spie al rosso e ossessività chitarristica mentre Scrappers rappresenta un po’ la summa dello Shellac-pensiero in musica, un continuo stop’n’go, una sincope noise, una tensione mai risolta, una dichiarazione di appartenenza.
L’album ha avuto una gestazione piuttosto lunga – le registrazioni hanno avuto luogo ovviamente agli Electrical Audio Studios “over a bunch of long weekends in November, 2017; October, 2019; September, 2021; and March, 2022” – e l’inattesa scomparsa di Steve Albini lo rende non una istantanea di un preciso momento della band ma quasi un testamento in slow-motion lungo una intera carriera fatta di appartenenza, indipendenza, integrità.
Tracklist
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Discografia
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- 1 WSOD
- 2 Girl From Outside
- 3 Chick New Wave
- 4 Tattoos
- 5 Wednesday
- 6 Scrappers
- 7 Days Are Dogs
- 8 How I Wrote How I Wrote Elastic Man (Cock & Bull)
- 9 Scabby the Rat
- 10 I Don’t Fear Hell
