Album
The Art Of The Lie
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Elena Raugei
- 20 Marzo 2024
The Art Of The Lie è il sesto album da solista di John Grant, ex The Czars, in uscita il 14 giugno 2024 per Bella Union, a tre anni di distanza da Boy from Michigan, recensito da Marco Boscolo. Lo scorso anno c’è stato però tempo sia per il secondo passo in lungo del progetto parallelo Creep Show sia per un doppio singolo con i Midlake.
Sempre orientato a sonorità maggiormente synthpop rispetto all’indie folk degli esordi, The Art Of The Lie è stato prodotto dallo stesso Grant assieme a Ivor Guest (già al lavoro con Grace Jones e Brigitte Fontaine, entrambe apprezzate dal songwriter americano residente a Reykjavík), mentre i nomi dei principali ospiti di supporto sono quelli di Dave Okumu (The Invisible) alla chitarra, Seb Rochford al basso e Robin Mullarkeyalla batteria.
Ad accompagnare l’annuncio, il singolo It’s A Bitch, che conferma traiettorie prettamente disco-funk e mood spensierato, con relativo, autoironico video.
È stato divertente realizzare questo brano che parla semplicemente di divertirsi e di prendere in giro il malessere post-COVID, con synth, basi ritmiche e linee di basso accattivanti. Inoltre, le persone possono riflettere su cosa sia un “hesher”. Adoravo andare alle sale giochi negli anni ’80 e guardare i “hesher” mentre giocavano a Tempest, Stargate, Robotron e Asteroids, e contemporaneamente ascoltavano Iron Maiden e Rush sui loro Walkman
John Grant a proposito di It’s A Bitch
Dalla cartella stampa, l’album viene descritto come sfarzoso e cinematico, contrabilanciando così la sua cupezza di fondo – tra sfera sociopolitica e personale, spaesamento e umanità – proprio con la ricchezza degli arrangiamenti e l’immancabile, sdrammatizzante humour di fondo. Tra le influenze tirate in ballo, Laurie Anderson, ma anche le vibes Eighties della colonna sonora di Vangelis per Blade Runner e quelle idealmente soft-synthrock dei «Carpenters se John Carpenter ne fosse uno dei membri». Proseguendo con Talk Talk, Kate Bush, Cocteau Twins, Dead Can Dance e Devo.
Si legge anche più nello specifico che il disco giustappone «bellezza e crudeltà», «lega il trauma infantile a postumi adulti sedimentati, gemellandoli con il malessere politico dell’America targata 2024». I titoli di molti brani in scaletta, con riferimento alla genitorialità, sono un probabile indizio: Father, Mother And Son (con Rachel Sermanni ai cori), Daddy. Grant spiega: «Sto parlando del modo in cui mi relaziono con gli uomini mentre mi lancio nel mondo, a causa della confusione con cui sono cresciuto riguardo a cosa significhi essere un uomo». Come è un indizio il titolo dell’album, preso dalla canzone Meek AF, in sarcastico aggancio all’autobiografia The Art of the Deal di Donald Trump – in italiano, Trump: L’arte di fare affari – e di riflesso, al solito, contro ogni intolleranza ai danni delle persone non bianche o eterosessuali, in un paese a caduta libera come lo sono appunto gli attuali Stati Uniti.
Questo album parla in parte delle bugie che le persone sposano, della frattura che ciò genera, e di come veniamo guastati e deformati da queste bugie
John Grant
Tracklist
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Discografia
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- 1 All That School For Nothing
- 2 Marbles
- 3 Father
- 4 Mother And Son
- 5 Twistin Scriptures
- 6 Meek AF
- 7 It’s A Bitch
- 8 Daddy
- 9 The Child Catcher
- 10 Laura Lou
- 11 Zeitgeist
