Album
Desire, I Want to Turn into You
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Edoardo Bridda
- 6 Dicembre 2022
Una manciata di variegati singoli anticipano la pubblicazione di Desire, I Want to Turn into You, secondo album autografo di Caroline Polachek chiamato a bissare il successo di Pang, recensito e promosso a pieni voti su queste pagine. Ad accompagnare l’ex Chairlift in questa nuova avventura discografica troviamo gli immancabili produttori Danny L Harle e A.G. Cook di PC Music, ma anche prezzemolo Sega Bodega (co-produttore di Sunset). E anche dal lato di un co-writing mai invasivo spuntano i nomi di altri amici/collaboratori della cantante, come Charli XCX (Just Smoke) e Dan Nigro, già attivo sul debut solista che, nel frattempo, ha contribuito al successo di Olivia Rodrigo aggiudicandosi anche un Grammy per il suo lavoro Sour.
Se la squadra che vince non si cambia, anche il taglio artistico di Caroline Polachek è quello che abbiamo apprezzato finora, sospeso com’è tra pop e ricerca, mainstream e una seducente alterità coltivata con gusto e sofisticata sensualità. La ricetta è un soul bianchissimo, elfico, inevitabilmente debitore verso gli 80s per soluzioni melodiche e incastro tra organico e sintetico, eppure ben piantato nelle produzioni hip hop di questi anni. Detto altrimenti: è di outsider/insider come lei che il pop contemporaneo ha disperatamente bisogno.
Welcome To My Island con Nigro è uno dei pezzi più radiofonici del lotto. C’è la drum machine con il riverbero, una chitarra elettrica à la Prince, gli “hey hey hey” del caso, dello pseudo rap e un ritornello affatto banale, che rimane ben impresso. Sunset – con Sega Bodega – cambia completamente scenario. E’ un pezzo che strizza l’occhio alle produzioni spagnole e spagnoleggianti (il video è girato a Barcellona) piazzandosi tra Rosalìa, Madonna e Shakira senza rimanerci intrappolato. Delicatamente oceanica, sospesa tra folk, dream e psych, è invece Billons, altra solida produzione di Harle che firma anche una Bunny Is a Rider in area Beyoncé (ha partecipato alla scrittura di No Angel), che se la gioca ancora tra mare e testo di fantasia, che in questo caso fa: «Maybe it’s a fantasy, maybe it’s a bad attitude. But anyone can be bunny, at least for three minutes and seventeen seconds».
La tracklist presente in questo post non è confermata né definitiva ma contiene i brani e i videoclip finora disponibili per lo streaming.
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