Album
Streetlands EP
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Daniele Rigoli
- 21 Ottobre 2022
Nell’ormai ovvio silenzio, torna Burial. Il formato scelto è l’unico che ormai possiamo aspettarci, l’EP, nonostante il precedente Antidawn, con i suoi 40 minuti, fosse (quasi) un album a tutti gli effetti. Questa volta il minutaggio è di poco inferiore, le tracce di questo Streetlands sono due in meno, e la formula narrativa torna ad esprimersi in sottrazione e radicalismo, proseguendo nel solco ambient intrapreso nell’ormai lontano 2017 quando Subtemple fungeva da ideale premessa sonora all’atteso ritorno di Twin Peaks.
Da lì William Bevan avrebbe iniziato una lenta metamorfosi che lo avrebbe portato da essere quel ragazzo impantanato nella solitudine della metropoli (dopo Untrue, perdonateci, le metafore originali sul producer sono definitivamente terminate) a messianico eremita, dai toni solenni, catartici, a loro modo perfino sfarzosi.
Un Burial che, tolto qualche episodio sporadico, non si muove più nelle scale di grigi delle reminescenze ravey, ma appronta un racconto che si dipana tra i vapori e la caligine dell’alba, epiche aperture sulle note, i sempiterni click vinilici a ricordarci chi è l’autore, che in zona cesarini piazza dal nulla un arpeggio come a volerci invitare al prossimo capitolo di una trama che, dicevamo tempo fa, ha perso di novità ma non di fascino.
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- 1 Hospital Chapel
- 2 Streetlands
- 3 Exokind
