UNKLE. “Rabbit In Your Headlights”, l’incubo urbano censurato da MTV
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Tony D'Onghia
- 16 Ottobre 2021
Pubblicato nell’ottobre del 1998, Rabbit in Your Headlights è il primo singolo estratto dall’album Psyence Fiction – pubblicato lo stesso anno – LP di debutto degli UNKLE, ovvero il progetto capitanato da James Lavelle, tra le altre cose fondatore della label Mo’ Wax, per la quale arrivava sul mercato il disco. La canzone è di fatto il frutto della collaborazione a due tra Josh Davis aka DJ Shadow, che di questo album è praticamente anche il principale artefice, e Thom Yorke.
Registrata nel luglio del 1997 negli studi statunitensi di The Site, situati nelle vicinanze di San Francisco, la canzone si basa su una progressione pianistica di accordi estratta dal brano Pudding en Gisteren – Music for Ballet dei Supersister, formazione jazz-rock olandese, ed incorpora anche un campione di batteria tratto da New Grass, contenuta nell’album Laughing Stock dei britannici Talk Talk, oltre a vedere il membro dei Radiohead in veste di cantante. Infatti, per l’occasione Yorke usciva dei restrittivi confini della band d’origine per cercare nuovi stimoli artistici assieme ad un produttore, DJ Shadow appunto, per il quale nutriva una dichiarata stima.
Il cupo ed impressionante video porta la firma di Jonathan Glazer – del 2013 l’ultimo suo lungometraggio: Under the Skin, uno sci-fi-thriller con Scarlett Johansson – che fino a quel momento aveva raccolto nel proprio curriculum anche collaborazioni con Blur, Jamiroquai, Nick Cave e – per Street Spirit e Karma Police – con gli stessi Radiohead. Il clip mostra l’attore francese Denis Lavant – tra le altre cose già apprezzato protagonista di Gli amanti del Pont-Neuf sotto la regia di Leos Carax – camminare in evidente stato confusionale lungo il sottopassaggio di una strada particolarmente trafficata. L’uomo indossa un pesante parka, il cappuccio alzato, parla in maniera concitata tra sè, a tratti urla incomprensibilmente. Le auto lo schivano, suonano i clacson. L’attore viene colpito da una prima auto in corsa. Cade a terra, dopo pochi secondi si rialza. Altre auto continuano a sorpassarlo finché non viene nuovamente centrato, questa volta frontalmente. Il misterioso pedone si rialza e barcollando si rimette in cammino. Un terzetto a bordo di un veicolo rallenta (tra questi, in un cameo hitchcockiano, lo stesso James Lavelle), cerca di attirare la sua attenzione, lui imperterrito continua la sua marcia, evidentemente sempre in preda ad allucinazioni. Da qui in poi altre auto lo investono ripetutamente, quasi deliberatamente. Nonostante questo lui continua a rialzarsi, in evidente e sempre più crescente stato di agitazione. Fino al colpo di scena conclusivo.
A causa del crudo realismo delle scene il video venne parzialmente censurato da MTV e dalla BBC. A questo proposito, nel corso di un intervista il regista si espresse in questi termini: «L’idea è ovviamente controversa, ed è questo il motivo per cui accettammo di scendere a certi compromessi con MTV. Inizialmente ci dissero che lo avrebbero trasmesso se avessimo pixellato le collisioni, e siccome era costato un sacco di impegno a chi ci aveva lavorato su, e per questo motivo volevamo che arrivasse al maggior numero di spettatori possibile, acconsentimmo. Malgrado questo, in seguito si rifiutarono di mandarlo in onda con la motivazione che l’attore che interpretava il pazzo era troppo inquietante. In realtà non lo mostrarono perche l’attore era troppo bravo! Quello che non hanno il coraggio di dire è che chiunque si trovi ai margini della società non dove essere visto in televisione. Per MTV, la definizione di “Real world” sono quattro fotomodelle che vivono insieme in un appartamento di lusso. Sono contenti di mostrare video dove le protagoniste hanno l’aspetto di eroinomani attraenti, ma il video di UNKLE non è abbastanza finto-punk alla moda per loro. Forse al protagonista avrei dovuto far indossare un parka di Stüssy…».
Anche i testi composti da Yorke esprimono una nemmeno troppo velata critica sociale: «I’m a rabbit in your headlights / Scared of the spotlight / You don’t come to visit / I’m stuck in this bed (…) Christian suburbanite / Washed down the toilet / Money to burn». Di suo, il video sembra contenere molteplici possibili metafore: celebrazione della forza della resilienza contro ogni tipo di trauma; illustrazione di un processo di trascendenza; fino ad arrivare a ipotizzare una elaborata rappresentazione in chiave horror della crudeltà dei processi di globalizzazione e della conseguente ritorsione da parte di coloro che ne restano vittime. O più semplicemente, basta limitarsi a vederlo come un incubo urbano particolarmente macabro.
Per quello che riguarda il progetto UNKLE, così come Endtroducing, il debutto sulla lunga distanza per DJ Shadow, segnava la fine di una fase di apprendistato e l’inizio della sua popolarità a livello planetario, Psyence Fiction – quello che si può considerare a tutti gli effetti il suo secondo album – avrebbe messo la parola fine, e non senza rancori, alla sua collaborazione con l’amico (fino a quel momento) e pigmalione Lavelle. Con il suo cast stellare – oltre a Yorke in veste di vocalist spiccano Ian Brown, Richard Ashcroft e Damon Gough aka Badly Drawn Boy – e nonostante la smisurata ambizione confinante con la più pura, sfrenata mania di grandezza con la quale era stato pensato e prodotto – non senza difetti – il disco rappresenta ancora oggi forse il punto più alto delle singole carriere artistiche dei due produttori. E forse, uno dei più significativi degli anni 90. Questo controverso ma memorabile video ne è la degna rappresentazione.
