“These Are the Days of Our Lives”. L’ultimo saluto di Freddie Mercury ai Queen e al suo pubblico
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Davide Cantire
- 15 Febbraio 2021
Come salutare il proprio pubblico dopo quasi trent’anni di successi e farlo dopo la propria morte? Freddie Mercury scelse il formato più diretto e commovente possibile, quello del videoclip che gli stessi Queen avevano contribuito a “fondare” anni addietro con la messa in onda – poi diventata la norma nelle produzioni musicali – del video promozionale girato per Bohemian Rhapsody. Il brano designato per l’ultimo saluto del grande cantante e autore fu These Are the Days of Our Lives, scritto da Roger Taylor su una scia melodica che ripesca a piene mani temi semplici come la vita e l’amore piazzandoli su una ballata nello stile di Love of My Life, del campione di vendite A Night at the Opera, dove pur possiamo ritrovare il verso leitmotiv I still love you…
Prima un piccolo passo indietro. I Queen vengono premiati ai Brit Awards 1990 con un premio speciale per il loro contributo alla musica britannica; sul palco salgono tutti i membri della band, tre sono in abito scuro, mentre Mercury spicca principalmente per due fattori: il suo abito azzurro che spezza rispetto agli altri, e un viso molto dimagrito rispetto a poco tempo prima. I concerti dal vivo erano terminati dal 1986 (dall’epoca del live a Wembley) e le uniche occasioni per rivedere la band erano stati i videoclip di The Miracle, l’album pubblicato nel 1988. I Queen, che solitamente pubblicavano un album ogni due anni, non erano ancora arrivati con altro materiale, e per il 1990 si dovette attendere la fine di novembre per avere qualche novità. Stranamente, nel corso della premiazione ai Brit Awards nel febbraio ’90, Mercury non prende la parola ma lascia a Brian May il compito di fare da portavoce della band nei ringraziamenti ufficiali. Al termine di un discorso molto sentito e condito con una pungente ironia in perfetto stile british, poco prima di lasciare il palco Mercury si avvicina al microfono per dire «thank you, goodnight», alzando una mano in segno di saluto. Rimarrà la sua ultima apparizione pubblica.

Il 14 gennaio 1991 i Queen pubblicano il primo singolo omonimo dell’album che si apprestano a dare alle stampe: Innuendo. Scritto da Taylor e Mercury, il brano è un trionfo e riporta la band al #1 della classifica dai tempi di Under Pressure ben dieci anni prima e in top 10 in svariati paesi del mondo. Nel videoclip relativo (arrivato il 23 novembre precedente), un misto tra animazione in stop-motion, plastilina e rotoscoping, la band non compare fisicamente ma solo attraverso illustrazioni e immagini di repertorio. L’opulenza del brano viene spezzata nel suo intermezzo dalla chitarra in salsa spagnoleggiante di Steve Howe.
Già l’apparizione ai Brit Awards e l’assenza dal video di Innuendo avevano alimentato il chiacchiericcio della stampa intorno alle condizioni di salute del frontman e leader della band, ma la prova definitiva la troviamo evidentemente già nei videoclip successivi. Nel dicembre 1990 viene girato il video promozionale di Headlong (il terzo singolo estratto) in cui la nuova “forma fisica” di Mercury emerge in quella che è un’esibizione in studio che stilisticamente riprende la gemella di Another One Bites the Dust richiamata anche dal maglione giallo indossato dal frontman, citazione dell’iconica canottiera indossata nel video del 1980. Un’altra prova delle precarie condizioni di Mercury la si ebbe con l’uscita del videoclip del secondo singolo, I’m Going Slightly Mad. Stavolta, a differenza dei precedenti, il video (diretto da Rudi Dolezal e Hannes Rossacher) viene girato in bianco e nero (siamo nel febbraio ’90) appositamente per nascondere gli effetti della malattia su Mercury, ormai pesantemente debilitato e costretto a essere seguito costantemente dai medici. La canzone stessa appare come un riferimento ai possibili effetti dell’AIDS sulla sua salute mentale, poiché è stato provato che spesso questa degeneri anche in rare forme di demenza. Brano e video sono praticamente inseparabili: Mercury è costantemente illuminato dai riflettori, ha un trucco molto pronunciato e le mani coperte da guanti bianchi, ma chiaramente è ancora in grado di muoversi molto sul set.

Cosa che invece non riuscirà quasi a fare nel videoclip successivo, l’ultimo in cui compare prima della prematura scomparsa il 24 novembre 1991. Il video di These Are the Days of Our Lives si apre con Freddie Mercury su un piccolo palcoscenico accompagnato dagli amici di una vita, la sua band. Appare in piedi in un’unica posizione che non abbandonerà mai e che condirà solo con qualche movimento delle braccia e del volto. Ormai parecchio debilitato dalla malattia, Mercury girò il video nel maggio 1991, ma per sua stessa volontà questo venne pubblicato soltanto dopo la sua morte, costituendone di fatto il testamento ufficiale. Erroneamente si pensa che il brano sia stato scritto dallo stesso frontman, ma in realtà è opera di Rogert Taylor; eppure è impossibile slegarlo dal passato della band, e come ultimo e sofferto saluto di Mercury ai propri amici (già perfettamente consapevoli del suo destino) e al pubblico, cui dedica l’ultimo verso: quattro semplici parole, «I still love you», con il sorriso in volto.
