The Specials
The Specials, still dal video “Ghost Town”

The Specials. “Ghost Town” e la desolazione dell’Inghilterra thatcheriana

Nel calderone di tutto ciò che è etichettabile come post-punk, il revival ska della 2 Tone Records di Specials e Madness occupa un posto tutto suo nel panorama musicale britannico di fine ’70-inizio ’80. Si trattò di un fenomeno sociologico, oltre che musicale, che mescolando le sottoculture skinhead, rude e mod rifletteva perfettamente la natura multiculturale e multietnica dell’Inghilterra dell’età thatcheriana, devastata da recessione, disoccupazione e disagio sociale.

Guidati dai frontmen Terry Hall e Neville Staple, gli Specials di Jerry Dammers (fondatore dell’etichetta), pur mantenendo l’intento primario di far ballare e divertire a suon di fiati e forsennati ritmi in levare, puntavano alla stessa rilevanza politica di Clash e Sex Pistols. Pur ormai sull’orlo dello scioglimento, nell’estate 1981 centrarono finalmente l’obiettivo con Ghost Town, uno dei loro singoli più incisivi e famosi (fu numero uno in classifica per diverse settimane, eletto singolo dell’anno dalle testate principali, vendendo più di un milione di copie).

Non si trattò di un’incisione facile: Dammers aveva un’idea ben precisa di come il brano dovesse suonare e di quali dovessero essere i contributi di ciascun membro, ma i contrasti interni al gruppo, unitamente alla complessità di certe, invero geniali, soluzioni armoniche e compositive (accordi diminuiti ad accentuare il senso di sospensione e desolazione, un incedere dub malinconico accentuato da una “desertica” frase melodica arabeggiante, contrastata dall’apertura in maggiore nella parte in cui si rievocano i tempi felici ormai andati), ne esacerbarono la lavorazione. Nondimeno, venne fuori un capolavoro: un evocativo, desolante e spettrale ritratto sonoro della loro città, Coventry, ridotta in ginocchio dalle politiche thatcheriane insieme a tanti altri centri industriali della Gran Bretagna.

The Specials, still dal video “Ghost Town”

All’inizio degli anni Ottanta la disoccupazione era salita del 20%, e la recessione si rifletteva nella chiusura non solo di numerose attività commerciali, ma anche dei club dove si svolgeva la vita notturna e le band suonavano dal vivo. Una realtà che i membri del gruppo avevano avuto modo di osservare con i propri occhi durante una recente tournée, e che presto sarebbe esplosa in una serie di sanguinose rivolte in città divenute “fantasma” come Londra, Toxteth, Liverpool e Brixton, per lo più risoltesi nella repressione violenta da parte della polizia.

Fatalmente, questi disordini coincisero con l’ascesa del singolo nelle chart: non accadeva dai tempi di God Save The Queen dei Sex Pistols che la canzone di maggior successo riflettesse come uno specchio i fatti del momento. In Ghost Town c’erano tutte le contraddizioni di un’Inghilterra depressa, disillusa e confusa – la stessa che in quegli stessi giorni applaudiva la nuova coppia reale, il principe Carlo e Lady Diana Spencer: nel contrasto tra le immagini di giubilo delle loro nozze e quelle desolanti del video della canzone, c’era la misura del disagio di un’intera nazione.

Il clip, diretto da Barney Bubbles (che lavorò, tra gli altri, anche con Elvis Costello & The Attractions, Squeeze e Fun Boy Three, la costola degli Specials in cui confluirono Hall, Staple e Lynvall Golding dopo lo scioglimento), mostra il gruppo, opportunamente funereo e vampiresco, a bordo di una Vauxhall Cresta del 1961 guidata dal bassista Horace Panter per le strade grigie di una Londra mai tanto deserta e derelitta – uno scenario simile si sarebbe rivisto solo nella primavera del 2020: non a caso, Ghost Town è diventata suo malgrado colonna sonora del lockdown pandemico. La fotografia livida – una sorta di bianco e nero a colori, se ci è concesso dirlo –  ricostruisce alla perfezione il mood del brano e di quel preciso momento, così come le immagini veloci e il montaggio ipercinetico: tuttavia, nulla togliendo al talento registico di Bubbles, se a circa 1:18 del clip vedete la camera che stacca bruscamente verso l’alto, è semplicemente perché la ventosa di gomma che reggeva la cinepresa da duemila sterline sul cofano della Vauxhall aveva, chissà come, ceduto (danneggiando la carrozzeria del lussuoso autoveicolo…).

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