“Take On Me”. L’immaginario anni ’80 condensato in un videoclip rivoluzionario
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Davide Cantire
- 30 Gennaio 2024
Se pensiamo agli anni ’80, molto probabilmente, non c’è alcun dubbio alcuno che il videoclip di Take On Me degli a-ha sarebbe tra le prime immagini a riaffiorare nella vostra mente. Non solo perché è una delle più grandi pop song di sempre, ma perché, da solo, il suo videoclip è stato capace di condensare in pochi minuti un intero immaginario legato a quel decennio unico e inimitabile. Non tutti sanno, tuttavia, che il cammino per arrivare a confezionare questa hit, che farà la storia della band (ma che costituirà anche la sua condanna, se vogliamo) fu impervia e articolata.
Insomma, quello che sulla carta sembrava un successo assicurato, arrivò dopo vari rimaneggiamenti e senza questi ultimi non solo non avremmo avuto un videoclip capace di innovare e coinvolgere come mai era successo, ma probabilmente non avremmo avuto nemmeno la hit.
L’iconico riff alle tastiere di Take On Me è uno dei primi motivi che Paul Waaktaar-Savoy e Magne Furuholmen propongono a Morten Harket per convincerlo ad unirsi alla loro band in qualità di lead singer. Il riff fa il suo dovere e Morten si unisce alla band ancora senza nome (il termine “a-ha” privo di un significato preciso verrà scelto dallo stesso Morten che lo vide segnato come il titolo di un brano, terribile, in un quaderno di appunti di Paul). Terminata la composizione del brano, è Andrew Wickham ha far siglare alla neonata band un contratto con la divisione londinese della Warner Brothers Records, proprio dopo aver sentito Take On Me, terza canzone proposta dalla band nel provino insieme a Dot the I e Living a Boy’s Adventure Tale (come ricorda lui stesso nel corso del documentario A-ha: The Making of Take On Me).

Poiché non facevano parte della divisone principale di Warner Music, gli a-ha vengono un po’ lasciati a loro stessi. Il primo videoclip prodotto per il loro brano di punta è un disastro su tutta la linea. Innanzitutto si tratta della prima versione di Take On Me, con un arrangiamento meno fantasioso e brioso e un andamento più canonico e prevedibile. Il clip proposto vede il trio norvegese in piedi con gli strumenti in mano su uno sfondo completamente blu e una luce bianca a spiovere sui componenti. La prima release (così come la seconda) non hanno un riscontro positivo e la band sprofonda in una leggera depressione, poiché era consapevole di avere tra le mani un potenziale successo, ma l’impressione generale era quella di averlo irrimediabilmente sprecato. Per loro fortuna le cose cominciano a prendere un’altra piega. Gli a-ha si recano alla casa discografica e in un tentativo disperato convincono i vertici che un cambio di produttore avrebbe fatto la differenza e quel produttore era Alan Tarney.
Tarney ha l’intuizione di riprendere il demo che gli a-ha avevano registrato per il brano, quello proposto alla casa discografica, che conteneva molti elementi successivamente scartati dal precedente produttore Tony Mansfield. Il riff caratteristico venne arricchito grazie all’uso perspicace del Juno 60 che si rivelò lo strumento perfetto per il brano. A questo punto entra in gioco la figura chiave di Jeff Ayeroff, cui viene in mente un’idea che si tradurrà nel rivoluzionario videoclip musicale che ancora oggi risulta uno dei più riconoscibili e amati non soltanto di quel particolare momento ma di tutta la storia della musica. Da subito si pensò all’animazione, ma l’idea di utilizzare il rotoscoping, tecnologia ancora agli albori a quei tempi, venne a John Beug, il quale si imbatte in un film studentesco intitolato Commuter, che utilizzava quella tecnica. Per chi non avesse alcuna familiarità con questo tipo di tecnologia, ecco come funziona: si gira la sequenza in live-action, con attori in carne e ossa su un set, quindi si procede all’animazione di quella sequenza procedendo proprio su quel girato. Anni dopo Richard Linklater la utilizzerà nei suoi film Waking Life, A Scanner Darkly e Apollo 10 e mezzo.
Steve Barron, regista di videoclip di successo come Billie Jean di Michael Jackson e Burning Up di Madonna (ma la lista potrebbe continuare all’infinito con alcune delle hit più clamorose degli anni ’80) gira l’intero videoclip dal vivo, dopodiché Mike Patterson e Candace Reckinger (proprio gli autori del cortometraggio animato Commuter) passano le 16 settimane successive a ricalcarlo con i loro disegni stilizzati e ad elaborare le animazioni, lavorando notte e giorno. Il risultato è l’eccezionale video che tutti conosciamo.

Nell’incipit veniamo catapultati all’interno di un fumetto un po’ rétro nel quale viene raffigurata una corsa motociclistica. L’”eroe” protagonista, impersonato dallo stesso Morten Harket, viene inseguito da due avversari ma giunge vittorioso al traguardo. La scena si sposta all’interno di un caffè in cui una giovane donna sta sfogliando il fumetto con l’affascinante motociclista. Completamente rapita dalla sua bellezza, le sembra quasi di impazzire quando il personaggio a fumetti le strizza l’occhiolino per poi vedere la mano di quest’ultimo fuoriuscire dalla pagina per invitarla nel suo mondo stilizzato nella completa indifferenza dei presenti. La donna accetta l’invito, così si ritrova a passeggiare tra le tavole di un fumetto (la fuga dalla realtà, incoraggiata anche da innumerevoli film di quegli anni, è uno dei motivi ricorrenti di tutto il decennio).
Vediamo così quella che è diventata la sequenza più celebre del videoclip: Morten si ritrova dinanzi uno specchio al cui interno lo ritroviamo a colori e con dei contorni quasi umani; la macchina da presa effettua un giro a 180° per scambiare l’effetto e restituirlo alla protagonista. Di seguito vediamo anche gli altri componenti del trio, sia in versione disegnata che umana (con il trucco che rende lucidi i loro volti).
Tuttavia, l’assenza della donna all’interno del caffè suscita l’ira della cameriera, convinta che questa sia andata via senza pagare e, trovato il fumetto sul tavolo, lo accartoccia e lo getta nella pattumiera; in quello stesso momento, all’interno della storia a fumetti, gli avversari che avevano perso la corsa motociclistica irrompono nelle vignette dando il via a una fuga precipitosa dei due giovani innamorati. Il nostro eroe apre un varco tra le pagine bianche rimandando la protagonista nel mondo reale; recuperato il fumetto dalla pattumiera, la donna fugge dal locale e torna a casa.
Riaperto il fumetto, scopre che il giovane eroe è stato ucciso dai suoi rivali. La donna quasi scoppia a piangere, ma il personaggio si sveglia e prova a uscire dalla vignetta per irrompere nel mondo reale. La sua immagine appare nel corridoio della donna mentre lotta tra la sua forma reale e quella del fumetto, scagliandosi ripetutamente a destra e a sinistra contro le pareti, finendo per cadere a terra nel tentativo di infrangere la sua barriera bidimensionale. La donna può finalmente riabbracciare il suo innamorato.
A certificare il successo dell’operazione anche la terza release del brano, che stavolta si rivela quella buona: grazie alla massiccia rotazione del videoclip su MTV, il brano raggiunge la prima posizione nella Billboard’s Hot 100 e rimane in classifica per ben 27 settimane. Il video, inoltre, viene premiato con sei riconoscimenti agli MTV Video Music Awards del 1986.
Nel 2023, per celebrare i 65 anni della sua Hot 100, Billboard ha classificato Take On Me degli a-ha al #26 della lista delle 500 migliori canzoni pop di tutti i tempi.
