Placebo a Sanremo 2001, il gesto senza le scuse
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Davide Cantire
- 9 Febbraio 2023
A guardare lo spettacolo penoso andato in scena nel corso della prima serata del Festival di Sanremo 2023 viene una tristezza infinita per una serie di ragioni. Prima di tutto per il fatto di aver montato ad arte una polemica che non esiste: Blanco che distrugge la scenografia di rose posizionata attorno a lui come avrebbe dovuto fare in ogni caso, siparietto di Gianni Morandi con scopa in mano compreso. Tant’è che la prima reazione di Amadeus all’inconveniente tecnico sopraggiunto è immediatamente quella di proporre a Blanco di ripetere l’esibizione in un secondo momento, salvo poi essere travolto anche lui dai fischi della barbara platea sanremese, che negli anni ci ha abituato a spettacoli ben più indecorosi.
In secondo luogo, per la lunga serie di polemiche alimentata dalla stampa nelle ore successive, tra editoriali che hanno fatto a gara per difendere o accusare il giovane cantautore, probabilmente risucchiato in una campagna marketing studiata in maniera fin troppo evidente e che altrettanto evidentemente ha sottovalutato il contesto sanremese, che in questi anni è sì molto cambiato grazie alle dinamiche social introdotte da Amadeus e Fiorello, ma in cui resiste una certa componente reazionaria di stampo tradizionalista.
Infine, cosa ancor peggiore, le scuse: prima in diretta e poi tramite un bigliettino in versi postato sui social il giorno seguente. Segno che anche il più banale dei gesti è assoggettato alle leggi dei follower.
La mente quindi non può che tornare a quella famigerata sera del 2 marzo 2001, quando nel corso del bellissimo e unico Festival di Sanremo condotto da Raffaella Carrà (nel quale si succedettero come ospiti anche Eminem, Ricky Martin, Enya, Moby, Anastacia e Westlife) arrivò il momento dell’esibizione dei Placebo. La band di Brian Molko all’epoca si stava godendo il successo internazionale del nuovo album, Black Market Music, arrivato dopo l’incredibile exploit di Without You I’m Nothing. L’occasione di esibirsi sul palco dell’Ariston è l’ideale per anticipare il terzo singolo estratto, Special K, che sarebbe stato pubblicato il 19 marzo successivo.
Presentati da una Megan Gale come la band che “anche David Bowie ama”, vengono accolti con nemmeno troppo entusiasmo dal pubblico che già applaude poco convinto. L’esibizione sembra partire bene, con Molko che però appare già da subito infastidito dall’intromissione di una delle telecamere che gli sta troppo incollata (e alla quale esibisce subito il dito medio in eurovisione). Il frontman, dunque, prova a scuotere alzando le mani una platea che pare eccessivamente anestetizzata e rimane impassibile di fronte all’esecuzione, vigorosa, del brano. L’energia del rock dei Placebo non sembra sortire l’effetto sperato, complice un look androgino di Molko ancora troppo “fluido” per la rigidità di vedute del pubblico sanremese, che la Carrà in un’edizione di rottura aveva messo duramente alla prova, con scarsi risultati (ricordiamo anche i fischi e l’ultimo posto in classifica ai Bluvertigo, quell’anno in gara con L’assenzio).
A fine brano succede il patatrac: Molko tenta di fracassare la chitarra contro un amplificatore. I già poco convinti applausi si trasformano in una serie di fischi che il frontman dei Placebo ora desidera ardentemente dopo non aver ricevuto nessun segno di vita dalla platea, così si dirige verso il bordo del palcoscenico per gustarseli, allargando le braccia quasi a voler dire: “Ma allora siete vivi?”. Al coro che adesso intona all’unisono “scemo”, Molko risponde infine con un sontuoso inchino, prima di recarsi nei camerini del backstage.
Qualche mese più tardi, Molko avrà modo di raccontare la sua versione dei fatti nel corso di un’intervista a La Repubblica:
Ci siamo trovati nelle maglie di una manifestazione troppo lontana da noi. La reazione di disgusto che il pubblico del teatro ha avuto al nostro ingresso in scena, aggiunta all’alcol che avevamo bevuto in gran quantità nei camerini, ha provocato il resto.
Sulle colonne di Rockol emerge anche una versione differente che propenderebbe per il gesto premeditato e pianificato nei giorni precedenti l’esibizione («Brian Molko si era consultato anche con Skin degli Skunk Anansie, che gli aveva spiegato la tipologia del pubblico in sala e quel che rappresenta la manifestazione sanremese in Italia»).
Quello dei Placebo non fu certo un raptus di follia insensato, ma l’espressione di una protesta volutamente irrispettosa contro un pubblico imbellettato e imbalsamato, emblema di una kermesse musicale che all’epoca stava attraversando una fase di rinnovamento (ricordiamo anche le due edizioni precedenti di Fabio Fazio) che venne tuttavia bocciata dagli ascolti piuttosto bassi (che favorirono un ritorno alla tradizione e a Pippo Baudo alla conduzione nelle due edizioni successive).
