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fulminacci, still dal video “Stupida sfortuna” (2026)

Fulminacci a Sanremo 2026. “Stupida sfortuna”, romanissimamente vostro

Dopo la partecipazione al Festival del 2021 con Santa Marinella, dove Fulminacci aveva mostrato buone capacità di mescolare intimità e leggerezza con un cantautorato folk-rock staccato su un ritornello da cantare a pieni polmoni, il suo ritorno all’Ariston con Stupida sfortuna ne conferma il canovaccio, a partire da un inguaribile romanticismo misto a nostalgia.

Allora come oggi, i contorni sono quelli dell’itpop romano: il bouquet d’archi 70s fa bene il suo lavoro per sottolineare elegia ed eleganza. Il terreno dunque è quello della ballad à la Tommaso Paradiso, ma Fulminacci se ne discosta per un afflato più fresco e svecchiato, non in scia a Tozzi e Venditti, per capirci. Siamo certamente in piena zona Sanremo: l’inizio è piano, intimo, raccolto, per poi esplodere in un ritornello radiofonico fatto apposta per il singalong. La cantabilità è indiscutibile e le fattezze del brano sono quelle di una hit.

Il limite invalicabile è quella sensazione di snow globe, ossia di magia sospesa e fragile, già notata in altri artisti in gara come Maria Antonietta o Colombre: Stupida sfortuna seduce mentre dura, ma una volta chiuso il brano, per far rinascere la magia occorre un gesto, una canzone nuova. E si riparte daccapo …al prossimo Sanremo.

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