Raffaella Carrà e Eminem sul palco dell'Ariston, Sanremo 2001 (still da video pubblicato da LaStampa)

Eminem, Placebo, Sottotono, Bluvertigo …e Bujinskaia. Il difficile Sanremo 2001 di Raffaella Carrà

Quando Raffaella Carrà porto a casa con classe e professionalità una complicata edizione di Sanremo tra colpi di scena, tentativi di censura, rivendicazioni, alterchi e chitarre scagliate contro gli amplificatori

Più di vent’anni fa il Festival di Sanremo assoldò Raffaella Carrà per la conduzione di una edizione che si rivelerà niente affatto facile da gestire, sia sul palco che al di fuori di esso, e che regalerà, a spese della presentatrice, una manciata di momenti / incidenti / aggressioni (verbali e fisiche) che sono, giocoforza, entrati negli annali della manifestazione.

Carrà, all’epoca seconda donna in assoluto a presentare la kermesse (la prima era stata Loretta Goggi), dimostrò simpatia, professionalità e capacità di mediazione anche in quell’occasione, non senza però difficoltà e gatte da pelare, subendo in primis le pressioni della manifestazione, che serata dopo serata lamentava ripetuti cali di audience, ma anche trovandosi a gestire rocambolesche problematiche, a partire dal sorvegliato speciale di quell’edizione, Eminem, un caso nel caso per quanto riguarda gli ospiti internazionali.

Del resto l’esibizione del rapper a Sanremo, che arrivava per la prima volta in Italia accompagnato dai D12 (ovvero Dirty Dozen) sulla scorta dell’enorme successo ottenuto da The Marshall Mathers LP, aveva sin da subito sollevato numerose polemiche per via del contenuto esplicito dei suoi testi, tanto che The Real Slim Shady, uno dei tre brani eseguiti sul palco dell’Ariston, prima di ottenere il lasciapassare, era stato preventivamente sottoposto al vaglio della Procura della Repubblica di Sanremo, e questo su suggerimento del Centro degli studi teologici di Milano che aveva fatto un esposto ufficiale in merito. In conferenza stampa, e poi in un lungo prologo, la conduttrice prendeva le difese di Em – riportano Rockol e all’epoca il Corriere – ripercorrendone la travagliata biografia e trovando in questa le ragioni catartiche della rabbia espressa nelle sue canzoni, e non di meno domandandosi infine (profeticamente verrebbe da dire) se al termine di questa “terapia” avesse avuto ancora le motivazioni per fare rap.

Alle prove la conduttrice cercherà di convincerlo a scambiare qualche battuta dopo la performance programmata per martedì 27 febbraio – come riporta all’epoca Striscia – cosa che avverrà non senza inconvenienti, dato che la la Carrà affrettandosi a stringergli la mano al termine della performance e complimentandosi con lui (“great performance”) lo troverà timido e sbrigativo. «Il microfono non funziona», dice il rapper con lei a ripeterlo per l’audience in italiano, e del resto i problemi tecnici in questo senso non erano mancati neanche durante l’esecuzione.

Intanto, nelle ore precedenti, vi era stato un formale tentativo di annullare l’esibizione. Il consigliere di amministrazione di viale Mazzini Giampiero Gamaleri aveva inviato una lettera al suo presidente giudicando la violenza dei testi di Em inammissibile. Tra le motivazioni anche un’allusione al matricidio un riferimento indiretto, ma neanche troppo velato, alla tragedia di Novi Ligure. La sua richiesta verrà respinta da quest’ultimo («Raffaella Carrà ha sempre dimostrato di saper gestire ogni situazione e quindi sono tranquillo»), così come la performance sul palco dell’Ariston si è svolta tutto sommato nei ranghi, salvo poi scatenare ex post nuove polemiche per bocca di chi aveva avuto orecchio per le strofe cantate da Eminem.

Infatti, dietro il suo dito medio puntato contro i fotografi e le telecamere del festival, Em aveva lanciato una bella provocazione rivendicando con essa un’assoluta libertà d’azione e di parola davanti a un pubblico che durante la diretta non aveva affatto compreso quel che stava sentendo. Le esatte parole che avevano accompagnato il gesto? «Non mi importa nulla se questa tizia è mia madre, me la sc*** ugualmente senza preservativo», strofa pronunciata durante l’esecuzione di Purple hills, pezzo dei D12, all’epoca inedito, che assieme alla sua I’m back e al singolo preventivamente messo sotto esame dalla Procura sanremese, The real Slim Shady, formava il trittico dei brani proposti alla kermesse.

Una volta compreso quanto realmente fosse successo, le invettive non mancarono. Scattò l’allora ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale, il presidente della Vigilanza Mario Landolfi, l’Arcigay e altre personalità pubbliche, leggiamo su La Scimmia Pensa, ma il dado era già abbondantemente tratto.

Altro polverone alzatosi durante il cinquantunesimo Festival di Sanremo ha riguardato i Sottotono in gara con il brano Mezze verità, accusato da Striscia La Notizia di essere un plagio di Bye Bye Bye degli NSYNC. L’inviato Valerio Staffelli nel tentativo (fallito) di consegnare il Tapiro D’oro subisce l’aggressione, prima verbale e poi fisica, da parte del duo, con codazzo di cure mediche chissà quanto necessarie. Dopo il successo del singolo nelle chart andato di pari passo con le critiche e le polemiche per l’accaduto, la formazione sparirà dalle scene per quasi vent’anni. Originali, pubblicato lo scorso giugno ne ha di fatto segnato il ritorno dopo un lungo periodo in cui i due protagonisti si sono dedicati alla produzione (Big Fish) e a progetti solisti (Tormento).

A Sanremo la Carrà, proprio come nel caso di Eminem, prenderà le loro difese fraternizzando con tutti gli artisti che subiscono la pressione delle competizioni («Capisco chi è sottoposto alla pressione del festival. Anch’io l’ho subita. Non sono stata violenta perché non ne ho avuto occasione»).

Quella del 2001 è stata anche l’edizione in cui Brian Molko dei Placebo ha tentato di fracassare la sua chitarra contro un’amplificatore alla fine dell’esecuzione del singolo Special K, cercando poi il contatto visivo in segno di sfida con l’imbellettato pubblico in sala, diviso tra applausi, fischia e un coro di “scemo” alzatosi fragoroso dopo un attimo di perplessità generale. Megan Gale, che li aveva presentati con enfasi all’inizio dello show, rimane spiazzata. «I don’t Know when…», dice facendo cenno con il dito a qualcuno di venire a soccorrerla. Qualche attimo di silenzio e poi un “la Liguria è bellissima”, giusto per distogliere l’attenzione su quanto era accaduto.

Dopo lo stacco pubblicitario, spetterà alla Carrà, quel venerdì 2 marzo, prestare delle formali scuse con pubblico e audience. Molko, sulle colonne di Repubblica, giustificò il gesto qualche mese più tardi addossando la responsabilità su un pubblico disgustato al loro ingresso in sala e alla considerevole quantità di alcol precedentemente tracannata nei camerini dalla band («La reazione di disgusto che il pubblico del teatro ha avuto al nostro ingresso in scena, aggiunta all’alcol che avevamo bevuto in gran quantità nei camerini, è stata alla base del nostro gesto… …ci siamo trovati nelle maglie di una manifestazione troppo lontana da noi»). Sulle colonne di Rockol emerge però una versione differente che propenderebbe per il gesto premeditato e pianificato nei giorni precedenti l’esibizione («Brian Molko si era consultato anche con Skin degli Skunk Anansie, che gli aveva spiegato la tipologia del pubblico in sala e quel che rappresenta la manifestazione sanremese in Italia»).

A Sanremo 2001 hanno tenuto banco anche i Bluvertigo, in gara con L’assenzio (The Power of Nothing). Terminata l’esecuzione, la band cerca di mettere in difficoltà la conduttrice prima con un inchino improvvisato in segno di devozione («mi prendi in giro, ok anche tu…») e poi con il frontman Morgan a rubarle la scena con un’aneddotica che nei programmi televisivi italiani vantava già una certa storia e per la quale Mike Bongiorno deteneva un certo primato («Sapevi che Andy è un pittore, sapevi che Livio è un campione di scherma, sapevi che Sergio sta per costruire un harem…»).

Al ché la Carrà replica frettolosamente. Deve improvvisare. Sposta l’attenzione sull’allora compagna del frontman Asia Argento che viene inquadrata dalle telecamere («sapevi che Morgan… hanno collaborato a fare un bambino, bambina…»). E a quel punto, dopo i complimenti all’attrice, notando che i due avevano lo stesso smalto per le unghie, dirige qui la conversazione (Carrà: «avete lo stesso smalto per le unghie ma tu lo hai in una mano sola come mai?». Morgan: «ho un lato cattivo io, lo esorcizzo in questo modo»). Le riuscirà quindi di invitare la band ad alzarsi, salvo poi venir nuovamente interrotta da una nuova richiesta-provocazione di Castoldi e Co: un saluto al pubblico proprio come quelli che fanno band e attori di teatro a fine performance. Raffa accetta e il tutto si conclude con baci e sorrisi.

Il festival, vinto quell’anno da Elisa con Luce (tramonti a nord est), non aveva certo risparmiato sul cachet da destinare agli ospiti musicali e non. Assieme a Eminem, sul palco dell’Ariston sono saliti Ricky Martin, Enya, Moby, Anastacia e Westlife, giusto per citare gli stranieri, e, tra questi, avrebbe dovuto esibirsi anche la fantomatica rocker ucraina Katia Bujinskaia, spacciata per un’artista di fama internazionale ma di fatto una perfetta sconosciuta al di fuori dei suoi patri confini. L’annuncio della sua esibizione aveva portato a una levata di sopracciglia generale, clamore pareggiato unicamente dall’annullamento della sua esibizione (o meglio il suo spostamento a notte fonda al Dopofestival) e questo per l’emorragia di ascolti che l’edizione 2001 si era trovata a dover contrastare.

«Resterà soprattutto lei, la signora di questo festival sfortunato senza sorprese e senza ascolti: Raffaella», scrive all’epoca Repubblica. In verità le sorprese non erano certo mancate.

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