Patty Pravo a Sanremo. “Opera”, la sua vita come opera d’arte
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sentireascoltare
- 27 Febbraio 2026
Patty Pravo a Sanremo ha segnato i decenni: ha aperto gli anni ’70 (o meglio chiuso il decennio precedente) con La spada nel cuore, scritto da Mogol e cantato in coppia con Little Tony; ha bypassato le mode degli anni ’80 presentandosi altera, in kimono Versace, con un folk magico scritto da Maurizio Monti in Per una bambola. Quel brano ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo, cosa che le riuscì con altrettanta forza e fascino una decina d’anni dopo, con E dimmi che non vuoi morire, una ballata al piano dall’assetto classico, ma con un testo potente scritto da Vasco Rossi e Gaetano Curreri, entrato di diritto nella storia della canzone italiana.
Altri dieci anni e arriviamo a Cieli immensi, sempre una ballad essenziale firmata da Fortunato Zampaglione, che quasi riesce a ripetere lo stesso miracolo: il brano vince il Premio della Critica “Mia Martini”, il suo terzo. Altri dieci anni e siamo a oggi, con una replica dignitosa firmata Giovanni Caccamo, pubblicata a stretto giro da un brano scritto da Francesco Bianconi. Le due canzoni hanno in comune il soggetto: Patty Pravo stessa, icona della canzone italiana, con il suo vissuto e la sua persona parte integrante del testo. “Ho provato tutto”, cantava nel 2025; oggi racconta di aver “viaggiato per il mondo” in Opera, perché la vita della cantante veneziana è lei stessa un’opera d’arte. Il brano è un atto d’amore, nelle sue parole, un messaggio di “unicità e d’arte”.
Il videoclip esalta banalmente questo contesto: un camerino dove la vediamo specchiarsi in una carriera che ha attraversato oltre cinque decenni, un teatro dell’Opera ripreso da droni (o ricreato con l’AI), un palcoscenico in allestimento, esterne romane sempre (ultra)digitali. Il brano non le farà vincere il Festival nemmeno in questa sua undicesima partecipazione, ma le calza bene: è ben scritto e veste il ruolo di legacy act sanremese per antonomasia di quest’edizione.
