Orbital
Tilda Swinton, still dal videoclip “The Box” (1996)

Orbital. “The Box” e la donna che cadde sulla Terra

È il 1996 e i paradigmi della Gran Bretagna elettronica sono cambiati. Il suono rave, che appena qualche anno prima aveva fatto sfracelli per tutta la nazione, è ormai declinato su più varianti che ne amplificano a dismisura pubblico e visione. Tra l’house per il grande pubblico dei KLF e i Chemical Brothers che hanno già esordito da un anno, gli Underworld già fenomeno di culto e i Prodigy che hanno in canna The Fat Of The Land, e nondimeno con il big beat a prendere forma, la “dance” non è più materiale ad appannaggio di nerd e raver irriducibili. I ragazzi che fino a poco tempo prima presidiavano gli scaffali dedicati al rock nei negozi di dischi, ora vanno alla ricerca di un’esperienza d’ascolto diversa, meticcia, variegata, chiedendo con identico entusiasmo del disco di Aphex Twin e The Future Sound of London quanto dell’ultimo 12” degli Orb, alternando e approfondendo ascolti esperienziali sviluppati su più strati.

In questo solco, nella proverbiale terra di mezzo, giocano la loro partita – alla grande – gli Orbital, ovvero i fratelli Phil e Paul Hartnoll. Se Snivilisation è lo snodo fondamentale, il successore, In Sides, è uno dei capolavori dell’epoca. Non che ci sia molto da discutere. Per un’analisi di quell’album vi lasciamo alla recensione di Edoardo Bridda, ma per celebrare il 25esimo anniversario dell’opera vale la pena dare una nuova ripassata al suo singolo per eccellenza, The Box, probabilmente la quintessenza dell’Orbitalismo militante. E del videoclip, chiaramente.

Ispirato a un sogno ricorrente di Paul, in cui si ritrova nel bel mezzo della campagna gallese alle prese con una scatola – per l’appunto – di cui non conoscerà mai il contenuto, il pezzo è una inarrivabile suite claustrofobica e dilaniante. Una matrioska guidata da uno straziante clavicembalo che detta il passo e allo stesso tempo sa restare nelle retrovie quando è ora di sprigionare quei pad sinistri; una fuga dalla stanza degli specchi sotto allucinogeno. Ok, non c’entra nulla, ma quando Legowelt parla di eurohorror soundtrack, The Box è la prima cosa che – a torto – mi viene in mente.

Il videoclip, girato in stop motion, segue chiaramente la scia oscura del brano. In una Londra Est – definita giustamente da Bridda ballardiana – una spettacolare Tilda Swinton – che omaggia Nicolas Roeg di Man Who Fell to Earth – si aggira per la metropoli alternando nello sguardo paranoia, angoscia e assenza, e vagando per quella città che ad ogni battito di ciglia va a velocità doppia, tripla, anche di più. Una città che, tra giorno e notte, pub chiusi e statali trafficate, fagocita tutto e tutti, riempiendo con i suoi scarti rive del fiume e cassonetti che restituiscono bizzarri e grotteschi spaccati di vita. E lei, nel mezzo, distante, fuori tempo, diversa, aliena. Eppure, nel suo sospiro finale, così drammaticamente umana.

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