Malika Ayane
Malika Ayane, still da “Animali Notturni” (2026)

Malika Ayane. “Animali notturni”, il funk più raffinato che sentirete a Sanremo

Quinta partecipazione al Festival di Sanremo per Malika Ayane, che torna all’Ariston con Animali notturni, firmato insieme a Stefano Marletta ed Edwyn Roberts. Il brano, un r’n’b di ascendenza 90s con accenti funk e jazz, punta su raffinatezza ed eleganza senza tempo, inserendosi dalla porta principale nell’universo hip hop contemporaneo più allargato (quello delle Alicia Keys, per intenderci, già ospite della kermesse). Un ideale sequel – o completamento – di quanto proposto lo scorso anno da Shablo, Guè e Joshua con La Mia Parola.

Se il verbo del funk in questa edizione è merce rara (Dargen ne ha offerto una versione con la sua Ai Ai, mosca bianca nel cast), l’inedito sta piuttosto nel repertorio della cantante milanese portato al Festival: brani come Come foglie (con cui esordì nel 2010 tra le Nuove Proposte) e Adesso e qui (2015) erano squisitamente pop e le valsero premi della critica e podi.

Il nuovo pezzo è una ventata d’aria fresca: esplora il desiderio di libertà e la possibilità di vivere l’amore fuori dagli schemi prestabiliti. «Troviamo una scusa per scomparire», canta, mentre titolo e testo evocano due persone che scelgono di perdersi insieme, alla luce della luna. Una narrazione sentimentale radicata nella quotidianità, che nel complesso non rinuncia a una certa poetica. Quotidianità evocata anche nel videoclip, firmato da Matteo Maggi con fotografia di Simone Zappulla, tra atmosfere vintage e scene di vita notturna in interni.

Impeccabile nell’interpretazione – come del resto Brancale, Levante e Arisa nei rispettivi (e più classici) ambiti – Ayane inciampa però in un unico, grande limite: canta, pur divinamente, uno standard di genere. Nulla fuori posto, ma nemmeno qualcosa che lo sollevi dalle centinaia di varianti sedimentate nella coscienza collettiva di una cultura pop ormai globale e globalizzata.

Sulla costruzione sonora poco da eccepire: la vocalità calda di Ayane si muove tra infinite sfumature di retromania. Già i 90s dell’r’n’b e dell’acid jazz – dalle Giorgia ai Neffa ai Tiziano Ferro – guardavano, per corsi e ricorsi storici, vent’anni indietro in cerca di radici: funk, jazz, contaminazioni africane, il tutto ricodificato secondo i dettami del pop. Ma Animali notturni non è – e non potrebbe essere – l’equivalente canoro dell’omonimo film di Tom Ford: si guarda bene dall’uscire dal seminato, dal mettere in corto circuito estetica patinata e ciò che ribolle sotto la superficie. Non ne ha la pretesa, beninteso. Eppure, proprio in questo suo presentarsi come brano levigato e formalmente inattaccabile, finisce per rivelare il suo difetto principale.

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