Eurythmics. La fondamentale importanza di “Sweet Dreams” per il synth pop
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Nadia Merlo Fiorillo
- 15 Luglio 2024
Chi agli inizi degli anni ‘80 era incollato ogni sabato sera alla tv per non perdersi nemmeno un giro della settimanale rotazione di DeeJay Television, non può dimenticare. A quei tempi, nelle case dei giovani audiofili italiani entrava il meglio del pop, del rock e dell’elettronica brit e statunitense. E ci entrava grazie all’intuito imprenditoriale di un visionario Claudio Cecchetto, che, sull’onda del successo americano di MTV, ideò e realizzò in Italia quello che poi è diventato un epocale contenitore televisivo di videoclip. DeeJay Television fu la finestra aperta sull’universo della musica d’oltremanica e d’oltreoceano e ancor più sulle culture e sulle variegate scene musicali che stavano nascendo negli Ottanta o che erano sorte sul finire del decennio precedente.
Siamo negli anni ruggenti di Thriller, di Let’s Dance, di Everything Counts, di Do You Really Want To Hurt Me, di Little Red Corvette, ma anche di War degli U2 (immortale la marcetta iniziale di Bono sul palco, nel video di Sunday Bloody Sunday tratto dal live al Red Rocks Amphitheatre in Colorado). Anni in cui l’eccentricità non crea alcuno scandalo, anzi viene salutata come cifra di creatività artistica e quindi accolta con incuriosita benevolenza – prova ne è un memorabile Mike Bongiorno che, divertito e senza scomporsi più di tanto, dà della “nuova Amanda Lear” a Boy George, dopo un’esibizione dei Culture Club a Superflash (anno Domini 1983).
Eppure, a un certo punto accade qualcosa che smuove le acque tranquille della videografia musicale di allora. In video compare lei: occhi color ghiaccio, capelli cortissimi arancioni, abito maschile, guanti neri e in mano un puntatore, brandito con sopracciglio alzato e piglio severo. L’attenzione di tutti si concentra su questa ambigua figura androgina spuntata dal nulla, anche perché, fino a quel momento, nessuna cantante pop si era presentata al pubblico in panni e atteggiamenti così marcatamente mascolini. Il mondo e l’Italia non erano pronti per Annie Lennox e per gli Eurythmics e in verità nemmeno loro erano pronti per il mondo. Ma Sweet Dreams (Are Made Of This) sfonda ogni aspettativa di successo e trasforma in men che non si dica il duo britannico in una coppia di superstar globali. Il merito di tanta e internazionale fama va, naturalmente, alla combo brano trascinante, immagine magnetica dei due anglosassoni e video promozionale che, trasmesso in heavy rotation da MTV, prima lancia gli Eurythmics negli States e poi da lì in tutto il pianeta.
La storia di Sweet Dreams (Are Made Of This) non è, però, quella di un trionfo previsto. Il brano fa parte di un album omonimo che seguì al disco d’esordio degli Eurythmics, quel In The Garden che, benché vantasse tra i presenti Liebezeit e Czukay dei Can, Burke dei Blondie e Markus Stockhausen, fu un tale flop che la RCA decise di non spenderci più di tanto in promozione, arrivando persino a sospendere ogni altro sostegno finanziario alla band. Lennox e Stewart dovettero perciò sbrigarsela da soli, con qualche comparsata in tv e radio e con un tour che avrebbe trascinato Dave in ospedale per un problema al polmone e Annie in un preoccupante crollo emotivo. Era tutto finito? Niente affatto, perché i due decisero di giocarsi l’ultima carta, prima di decretare irrimediabilmente chiuso il loro sodalizio artistico. Chiesero un prestito alla banca (così si narra) e lo ottennero, riuscendo ad affittare un appartamento – poi trasformato in studio di registrazione – e a comprare un synth e una Movement System Drum Computer con schermo, la famigerata drum machine a cui dobbiamo, molto grati, il potentissimo attacco percussivo del brano Sweet Dreams (Are Made Of This).
Il disco Sweet Dreams (Are Made Of This) esce nel gennaio del 1983 e in contemporanea la title track, che però sarà pubblicata negli USA solo a maggio. Dopo pochissime settimane, il singolo raggiunge il secondo posto nella UK Sigles Chart e successivamente il primo posto nella US Billboard Hot 100, scalzando Every Breath You Take dei Police: gli Eurythmics sono sulla vetta del mondo. E, lo ribadiamo, grazie al video trasmesso senza sosta da MTV. Un video oramai leggendario, che ha collocato gli Eurythmics nell’empireo del synth pop mondiale e ha permesso alla Lennox di rubare – per sempre – la scena alle colleghe, nell’iconografia musicale degli Eighties e non solo.
Co-diretto da Dave Stewart e da Chris Ashbrook (che qualche anno dopo dirigeranno insieme anche i video di Thorn In My Side e di When Tomorrow Comes), il video di Sweet Dreams (Are Made Of This) condensa in tre minuti e trentaquattro secondi il messaggio del brano e lo stato d’animo da cui è nato – il mood di una Lennox vulnerabile, nichilista ma pure autoironica – tenendosi in equilibrio tra richiami allegorici e atmosfere surrealistiche. In un’intervista al Guardian del 2017, lo stesso Stewart lo descrive così:
Volevo fare un commento sul mondo della musica, ma anche fare qualcosa di un po’ performativo, strano e onirico. Così abbiamo simulato una sala riunioni di una casa discografica in uno studio in Wardour Street e ci abbiamo messo una mucca, per simboleggiare la realtà. Eccoci lì: Annie e io sdraiati su un tavolo, e questa mucca, che faceva pipì dappertutto
Dave Stewart, Guardian
L’ambiente iniziale cita appunto l’interno di una casa discografica, con dischi d’oro alle pareti, ma tutto comincia sul primo piano di un pugno scagliato sulla scrivania. Il campo poi si apre sulla sagoma di profilo di Annie Lennox che, dopo aver colpito col suo puntatore la stessa scrivania, fissa con tono austero e penetrante la camera. Da questo momento in poi sarà tutto un avvicendarsi di immagini e primi piani che si alternano fra lei e Dave, intento a smanettare col Movement System Drum Computer – lo stesso utilizzato per comporre il pezzo. L’inquadratura successiva li ritrae insieme in quella che rimane una delle sequenze più emblematiche del video: entrambi seduti sulla scrivania, in posa meditativa, a richiamare l’evidente struttura di mantra che il brano possiede. Tolto infatti il bridge Hold your head up Keep your head up (Movin’ on), tutto il pezzo non è altro che una replica continua della stessa strofa e dello stesso ritornello.

A questo punto, la scena cambia totalmente: ritroviamo i due immersi in un paesaggio bucolico, ciascuno al violoncello e circondati da mucche al pascolo. Altro stacco e si torna in sala di registrazione, con Annie e Dave distesi sul tavolo, mentre una mucca gli gironzola liberamente intorno (la stessa mucca che “faceva pipì dappertutto”). Dopo aver spostato la situazione di nuovo nel prato – compresi la scrivania e Dave, che continua a digitare sulla drum machine – il video termina in una camera da letto. Annie va per spegnere una lampada sul comodino e la telecamera chiude su un libro: momento di autocitazione, perché la copertina del libro riproduce fedelmente la copertina del vinile di Sweet Dreams (Are Made Of This).
Apparentemente non-sense, il video ha in realtà una sua logica e dei riferimenti precisi, seppur metaforici, al testo del brano. Anche le atmosfere cupe, insieme alla prevalenza di colori scuri, ne evocano l’implicita drammaticità. Ma quello che resta più di tutto, a decenni dalla sua uscita, è la potenza rappresentativa di un videoclip che ha segnato la storia della musica synth pop come nessun altro è riuscito a fare. E nonostante le trasformazioni estetiche presenti nei video successivi degli Eurythmics, nell’immaginario di chi ha vissuto quei tempi Annie Lennox e Dave Stewart resteranno per sempre l’algida, attraente figura mascolina dai capelli arancioni e il distaccato, enigmatico mago dei sintetizzatori del video di Sweet Dreams (Are Made Of This).
