Clannad & Bono In a Lifetime

Clannad & Bono. “In a Lifetime”, dall’alfa all’omega

Nel corso della storia del pop e del rock la tradizione musicale irlandese ha avuto un ruolo importantissimo, anche se forse non sempre messo in giusto risalto. Dai Dubliners ai Thin Lizzy, dai Chieftains a Rory Gallagher, da Van Morrison ai Pogues, da Sinéad O’Connor ai Cranberries, dagli U2 a Enya. Sia che si tratti di songwriting, arrangiamenti o esecuzioni strumentali e vocali, la terra d’Irlanda ha dispensato e continua a dispensare lezioni di eccellenza musicale a tutto il mondo (senza considerare l’eccezionale repertorio musicale irlandese della tradizione precedente alla seconda metà del secolo scorso). Ma a parte i nomi più noti già citati, sono innumerevoli i musicisti che, senza cercare di fare a tutti i costi il grande balzo dell’internazionalità, hanno portato avanti la ricca tradizione locale adattandola alla contemporaneità e aprendola al nuovo, raggiungendo comunque uno status di cult-band, come è il caso emblematico dei Clannad.

Formatisi nel 1970 a Gweedore, nella contea di Donegal, dall’unione tra membri della famiglia Brennan e alcuni loro amici musicisti, i Clannad hanno iniziato la propria carriera cantando principalmente in gaelico, fondendo folk e rock dalle inflessioni prog e new age e creando così una personale miscela, particolarmente adatta a prestarsi alla creazione di atmosfere cinematiche di ampio respiro. Questo ha dato vita a un buon successo internazionale con Theme from Harry’s Game, tratto dalla colonna sonora dell’omonima serie televisiva del 1982, oltre a molte altre colonne sonore per film e TV. Si aggiungono inoltre le carriere soliste intraprese dalle vocalist della band, Moya Brennan, ma soprattutto la già citata e popolarissima Enya Patricia Brennan (all’inizio di carriera e per breve tempo collaboratrice del gruppo).

Ed è proprio la pubblicazione di Theme from Harry’s Game che fa entrare in scena quella che senza dubbio è la più popolare band proveniente dall’Irlanda, ovvero gli U2. Durante le loro tournée degli anni ’80, infatti, gli irlandesi decisero di usare come brano di chiusura dei loro concerti proprio questa canzone. A seguito di questa manifestazione di stima, e per la prima volta nella propria carriera, i Clannad approcciarono un musicista esterno alla loro formazione nella persona di Paul David Hewson, in arte Bono Vox, per proporre una collaborazione su un loro brano ancora in fase di composizione, intitolato In a Lifetime.

Pubblicata nel gennaio del 1986 come terzo singolo estratto dal loro ottavo album Macalla, la canzone ottenne buoni risultati di classifica in paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Italia ed ovviamente Irlanda. Registrata nel corso di due notti nei leggendari Windmill Lane Studios di Dublino, il brano, nella sua atmosfericità e in alcuni passaggi del testo, fu fortemente influenzato da un temporale imperversante durante la prima serata di sessioni. In riferimento a questo, si segnala l’inclusione di un lampo come effetto sonoro a punteggiare un momento topico dell’arrangiamento, oltre all’immagine del video promozionale abbinato, con un fulmine che colpisce il relitto di una barca su una spiaggia ripresa in notturna. Decisiva fu poi la partecipazione di Bono alla seconda session, che improvvisò alcune liriche adattandole a linee vocali estemporanee e passionali. Come ricorda Moya Brennan: “una delle cose più straordinarie che abbia mai vissuto in uno studio di registrazione”.

(First the thunder)
Satisfied, if the past it will not lie
(Then the storm torn asunder)
The future you and I get blown away
(In the storm, in a lifetime)

Ad accompagnare la promozione del singolo c’è un video firmato dall’irlandese Meiert Avis, una vecchia conoscenza dei fan degli U2, visto che dal 1980, con il clip promozionale di I Will Follow, il videomaker ha collaborato con il quartetto alla realizzazione di quasi dieci video, compresi gli iconici With or Without You e Where the Streets Have No Name. Oltre a questi, fa seguito una lunga lista di clienti eccellenti quali Bruce Springsteen, Bob Dylan, Patti Smith, Chris Cornell, Alanis Morissette, Van Halen, Herbie Hancock, Ryuichi Sakamoto, Iggy Pop e innumerevoli altri, a conferma della sua versatilità stilistica.

Il video, girato nella città natale dei Clannad, è ambientato in un’Irlanda in cui il tempo sembra essersi fermato nei primi decenni del ‘900; sensazione amplificata dalla scelta impressionistica delle tonalità terrose e naturalistiche delle immagini. Una tavolozza cromatica che si abbina perfettamente all’identità celtica e alla strumentazione organica dei Clannad. Utilizzando in un lento susseguirsi immagini raffiguranti la campagna irlandese e le antiche tradizioni tramandate attraverso le generazioni dalla popolazione locale, il video mette in scena in forma metaforica e allo stesso tempo “neo-realistica” l’eterno ciclo dell’esistenza umana: dall’infanzia, alla gioventù, alla maturità e alla vecchiaia. Dalla culla alla tomba. Dall’alfa all’omega. Le eleganti immagini in notturna del duetto tra Moya Brennan e Bono Vox conferiscono ulteriore profondità emotiva al tutto, con l’intensità dell’interpretazione vocale del cantante degli U2 ben in risalto.

Molto spesso il frontman della band è stato criticato per le pose messianiche che lo hanno contraddistinto lungo tutta la carriera, oltre alla tendenza a cambiare, in maniera camaleontica, la propria immagine pubblica e l’abito artistico a seconda delle situazioni: stella del pop d’alto bordo, folksinger politicamente impegnato, punk rocker della prima ora, bluesman, cittadino onorario della Berlino più decadente, “mefistofelico” crooner elettronico, generoso benefattore, furbo affarista.

Un essere sempre presente ovunque e comunque. Un’autenticità ormai talmente messa in discussione dai fatti che nessuno è più disposto a difenderla a spada tratta, nemmeno i propri connazionali o i fan più fedeli. Eppure, la focosa energia emotiva con la quale il dublinese infonde le poche battute del duetto fa vacillare, una volta tanto e per qualche minuto, tutti i dubbi e i sospetti. Su un fraseggio vocale da canto religioso, Bono esprime una passionalità degna delle leggende della soul music alle quali spesso si è ispirato e che ha platealmente omaggiato negli album della svolta americana degli U2. Come sottolineato dalla stessa Moya, è uno dei momenti in cui – tra le tante maschere indossate durante la carriera – la purezza dell’anima del cantante si è rivelata in tutta la sua vibrante umanità al pubblico.

SentireAscoltare