Blur, Girls & Boys. Un inno all’edonismo
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Tony D'Onghia
- 29 Aprile 2026
Chi ascolta musica con un minimo di rigore critico sa bene che nessun genere si lascia davvero comprendere e apprezzare senza uno sguardo al contesto che lo ha generato. Questo vale a maggior ragione per il Britpop, fenomeno esploso tra l’inizio e la metà degli anni ’90 sulle macerie dell’era conservatrice di Margaret Thatcher. Più che una semplice corrente sonora, fu uno specchio fedele della Gran Bretagna di quel decennio, attraversata da tensioni sociali, ridefinizioni identitarie e un rinnovato orgoglio nazionale.
In prima linea, nomi come Oasis, Blur, Pulp e Suede, quelli che meglio hanno trasformato la cronaca quotidiana in materia pop, raccontando la vita britannica tra appartenenza di classe e immaginario urbano. Le loro canzoni non erano solo hit radiofoniche: erano frammenti di un paese in mutamento.
L’ascesa del Britpop si intreccia inoltre con quella del New Labour di Tony Blair, un dettaglio tutt’altro che secondario. Politica e media cavalcarono l’onda, inglobando il movimento nel racconto patinato della “Cool Britannia”: musica, moda e arte come strumenti di rilancio dell’immagine del Regno Unito. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: quella stessa esposizione mainstream alimentò il sospetto che il Britpop fosse stato addomesticato, se non addirittura strumentalizzato, smarrendo parte della sua carica originaria.
Sul piano sociale, il genere affondava le radici in una generazione cresciuta tra disoccupazione e fratture economiche, e i testi ne facevano da specchio: noia, frustrazione e ambizione, soprattutto attraverso la lente della working class. Dalla fierezza proletaria degli Oasis alle vignette di quotidianità inglese firmate Blur. Due approcci diversi, due facce della stessa stagione, entrambe indispensabili per capire cosa sia stato davvero il Britpop. La cifra comune alle due band era l’edonismo — il rock riportato alla sua essenza più immediata, tra eccessi e vitalismo — che gli Oasis trasformavano in manifesto, da Supersonic a Cigarettes & Alcohol, mentre i Blur lo filtravano con ironia e distacco, più osservatori che protagonisti. Ed è così che nasceva l’inno Girls & Boys.
Pubblicata nel marzo del 1994 come primo singolo estratto dal fortunato album Parklife e prodotta dal fido Stephen Street, la canzone trae ispirazione da una vacanza trascorsa da Damon Albarn con l’allora fidanzata Justine Frischmann a Magaluf, in Spagna. Di quel luogo Albarn volle restituire la vita notturna sfrenata (anche se nel testo viene citata la Grecia come meta vacanziera) e, osservando i giovani turisti che la affollavano, non poté non notare l’attività sessuale informale e disinibita che li caratterizzava. Senza voler esprimere alcun giudizio morale, come lo stesso autore ha poi precisato.
Nasce così un irresistibile ibrido tra indie-rock e dance, filtrato da una sensibilità obliquamente pop (riconducibile per certi versi al David Bowie “new romantic” di Scary Monsters, e in particolare a Fashion) e sostenuto da una linea di basso contagiosa, che il bassista Alex James ha dichiarato ispirata dai Duran Duran. Un successo da classifica annunciato: il singolo raggiunge la quinta posizione della chart UK, generando — secondo lo stesso Albarn — un inatteso attacco di panico.
Il video musicale di Girls & Boys è diretto da Kevin Godley, figura centrale della stagione del videoclip britannico. Ex componente dei 10cc (I’m Not in Love il loro maggiore successo), insieme a Lol Creme ha firmato alcune delle regie più iconiche dell’epoca per artisti come Police, Sting, Peter Gabriel, Kate Bush, Frankie Goes to Hollywood, Culture Club, Duran Duran, Visage, Yes, Lou Reed, George Harrison e i Beatles per il video postumo di Real Love.
Il promo mostra i Blur esibirsi su uno sfondo blu, mentre un montaggio di immagini documentarie ritrae vacanzieri del Club 18–30. Sebbene Godley lo abbia liquidato come un lavoro banale, la band lo ha invece ritenuto perfettamente coerente. Tra kitsch pubblicitario e presenza buffonesca del gruppo, il video amplifica l’ironia del brano. A suggellare il tutto, la copertina del singolo, ricavata da una confezione vintage di preservativi Durex.
Love in the ’90s
Is paranoid
On sunny beaches
Take your chances
Looking for girls who are boys who like boys to be girls
Who do boys like they’re girls, who do girls like they’re boys
Always should be someone you really love
