“Arcadia”. Il corpo di Lana Del Rey come una mappa di Los Angeles
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sentireascoltare
- 9 Settembre 2021
Arcadia è il quarto estratto da Blue Banisters, l’album di Lana Del Rey previsto per il 22 ottobre 2021. Il disco doveva uscire il 4 luglio, nel giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, poi la cantante ci ha ripensato pubblicandone, nel frattempo, tre brani ad agosto, ideali prequel, a detta sua, di una narrazione coesa che pare tiri in ballo ciò che abbiamo vissuto in questi mesi pandemici.
Mettiamola così, l’album parla di com’era, cosa è successo e come è ora. Se riascoltate le prime tre canzoni che ho condiviso, queste raccontano gli inizi, mentre quest’ultima [Arcadia, ndSA] cattura qualcosa nel mezzo …e per l’uscita del disco saprete dove siamo oggi.
Lana Del Rey, Instagram
Brano e videoclip catturano un particolare spleen: stanchi raggi di un sole fisso «a ore Handmaid’s Tale» a entrare dalle finestre, gli svogliati gesti quotidiani sotto forma di fugaci pasti (al microonde), le fughe della mente ballando un lento sul letto. Nel testo, Del Rey tira in ballo un’Arcadia aggiornata all’antropocene, e all’idillio della natura si sostituisce la bellezza di una città che si estende per chilometri, Los Angeles, fantastica sul dedalo di autostrade che ne attraversano il tessuto urbano come arterie, così come il suo corpo diventa mappa della megalopoli stessa, con metafore automobilistiche al seguito («Run your hands over me like a Land Rover»). Il finale capovolge tutto, e da una classicità stile Evita scelta per l’arrangiamento della canzone (una ballad al piano) si passa a una rozza base trap dal gusto mariachi. La cantante si riprende con un cellulare alla guida di un’automobile di ritorno da un viaggio in Messico. Su un viadotto compare la scritta “Arcadia”. Che abbia letto Crash di Ballard ultimamente?
Per i dettagli su Blue Banisters vi rimandiamo alla pagina dedicata. Su SA trovate la recensione di Chemtrails Over the Country Club, il suo precedente album, ma anche un approfondimento di carriera curato da Marco Boscolo.
