A distanza di un anno dall’ultimo album d’inediti L’Ultima Casa Accogliente, gli Zen Circus sono tornati con 118 , inedito con feat. d’eccezione, Claudio Santamaria, ovvero l’attore, tra gli altri, di Lo chiamavano Jeeg Robot, vincitore di un David di Donatello come miglior attore protagonista proprio per quel film.
Il pezzo eseguito da Appino (voce, chitarre), Ufo (basso, voce) e Karim Qqru (batteria, voce) è un distopico giorno della marmotta con il punto di vista della working class, in cui la metafora sanitaria e del bar è usata per parlare di un malessere sociale ed esistenziale, un cupo post-punk tagliato su un’estetica techno (effetti, chitarre trattate e una durezza che svolta dalle ballate prevalenti sull’ultimo album), i cui unici sprazzi di luce sono all’altezza di un ritornello che si piazza su coordinate canonicamente pop rock («ero alla ricerca di risposte e ho trovato una cicatrice in fronte»). A Santamaria è stato affidato uno spoken word nel bridge, che su questi arrangiamenti fa l’inevitabile effetto Massimo Volume. Di seguito, commento della band e streaming.
Il basso, la parte inferiore, il fondo. Dove ogni tanto ci piace guardare per sentirci tutti un po’ più in alto. Quello che non si trova nei social, nelle vetrine, nel regime imperante del ‘presobenismo’ a tutti i costi. Quartieri dimenticati dove il coprifuoco umano c’era ben prima del Covid e le ambulanze corrono a sirene spiegate anche tra risse, incidenti sul lavoro e disperazione. Tutto questo è 118, dove la differenza fra l’alto ed il basso esiste forte, ancora oggi.
Zen Circus
Su SA trovate le recensioni dell’intera discografia della rock band, comprese quelle relative a Il Fuoco In Una Stanza e La terza guerra mondiale. La band ha già programmato un tour nei club italiani in partenza dal Link di Bologna il prossimo 1 aprile. Di seguito le date.