Sin dalle prime edizioni di X Factor, la serata dei duetti è sempre stata fra le più attese. Quest’anno, la semifinale del talent show ha visto un tappeto rosso di artisti nostrani e internazionali che hanno regalato la loro partecipazione e un loro brano ai concorrenti rimasti in gara.
La puntata di giovedì 2 dicembre si apre con tante aspettative, dato che in palio c’è un posto nella finalissima che si svolgerà al Forum di Assago. Prima di tutto, però, le luci della RePower Arena si accendono su un Manuel Agnelli che apre lo show presentando La Profondità degli abissi, il suo primo singolo solista tratto dalla colonna sonora del film Diabolik. È un buon singolo glam, molto legato alle sonorità cinematografiche alle quali è destinato, e, nonostante Manuel abbia perso un po’ dell’irruenza degli esordi, la sua presenza scenica è ancora importante.
Si parte subito forte con la gara e la manche dei duetti: Erio collabora con uno dei nomi più interessanti del mainstream italiano, La rappresentante di lista, reduci dalla partecipazione al Festival di Sanremo e da un tour di successo. L’esecuzione del loro brano più famoso, Amare, è un’esplosione di gioia, la cassa dritta e le armonizzazioni ben si confanno allo stile intimista del cantante di Livorno. La sua introversione stride un po’ fra i confetti pop del brano, ma glielo si può perdonare.
Fellow realizza i suoi sogni e canta I Won’t Complain di e con Benjamin Clementine. A onor del vero, va detto che l’esibizione è da brividi: i due si trovano a meraviglia e il tasso di emotività, costruito solo con il piano e le due voci, è altissimo. Vero, il tutto è un po’ tradizionale, ma il duetto è costruito bene, con Clementine che lascia il giusto spazio al concorrente della squadra di Mika. La sua migliore esibizione ad oggi.
Samuele Bersani regala la malinconia della sua Spaccacuore a gIANMARIA. Il quasi-ventenne ricambia rinunciando a inserire le sue barre, come ha fatto con le altre grandi canzoni italiane che ha interpretato fino ad oggi. Il risultato è un po’ goffo, stantio, le due voci non si amalgamano bene e, in definitiva, lo preferiamo più giovanile. Baltimora e Fulminacci portano Resistenza di quest’ultimo. Il sound da cantautorato romano, dalle parti di Silvestri e Fabi, è liberatorio per il concorrente che la settimana scorsa ha rischiato di uscire. Il brano però non è memorabile e Mika gli critica di essere fin troppo perfetto e inoffensivo. Non ha tutti i torti.
L’unica band rimasta in gara, i Bengala Fire, grazie al featuring con Motta cantano per la prima volta in italiano. La loro versione de Il tempo che passa la felicità è tosta, con un arrangiamento complesso e stratificato che mette in risalto l’animo new wave e neo romantico dell’ex frontman dei Criminal Jokers. Alla fine, l’italiano sembra proprio la strada da percorrere per i Bengala Fire e i giudici non tardano a farlo notare.
La seconda manche inizia con Baltimora che porta una versione electro-ambient di Altrove di Morgan. L’operazione è azzardata, forse un po’ stridula e over-prodotta, ma sicuramente da risentire. I Bengala Fire, nel frattempo, ritornano sui soliti passi indie-rock e portano un medley di Sunny Afternoon dei Kinks e Chelsea Dagger dei Fratellis. L’esibizione scalda un po’ gli animi al tavolo dei giudici: Mika fa notare che il brano sta in piedi per metà, ovvero la metà relativa alla rilettura in chiave indie rock contemporaneo del pezzo dei Kinks …poi i ragazzi si sono trasformati nella «solita cover band da pub». Manuel li difende a spada tratta, ma il commento di Mika è legittimo e, dopotutto, anche SA lo ha fatto notare sin dall’inizio.
È il turno di gIANMARIA, che si confronta con un altro classico della canzone italiana, Alexander Platz di Milva, scritta da Alfredo Cohen (Manuel ci ricorda che è stato un artista militante per i diritti dei trans e degli omosessuali), Franco Battiato e Giusto Pio. Problemi tecnici a parte, che procurano una falsa partenza, gIANMARIA si conferma un ottimo prodotto da talent show. Si può discutere sulla necessità di riscrivere delle strofe che funzionano perfettamente nella versione originale, ma la sensazione è tutto sommato positiva. Segue Fellow che affronta il cantautorato indie-folk di Dog Days Are Over di Florence And The Machine; la canzone è ostica e Fellow zoppica in più di un’occasione. Noi, come Manuel Agnelli, lo preferiamo nella versione più classica.
Il momento più atteso di questa seconda manche è Erio che propone Street Spirit dei Radiohead. L’atmosfera è sognante, cinematica, con il falsetto del cantante livornese che si sposa bene con quello alieno di Thom Yorke. Erio non apre mai gli occhi, è tutto racchiuso nella sua introspezione. È vero, il pezzo è molto azzardato e sperimentale per gli standard di X Factor, ma è chiaro che Erio è nello show esclusivamente per proporre la sua personale idea di arte. Non fa male, quindi, vederlo uscire al ballottaggio con Baltimora. La sua proposta è nata matura e l’artista di Livorno ha usato la piattaforma di X Factor per ritrovare se stesso, il suo stile e, ovviamente, una buona visibilità.
La finale è giovedì prossimo e gli ospiti speciali saranno i Maneskin e i Coldplay.