Abbiamo un weekend estivo che resiste in quanto a varietà e qualità. C’è senz’altro un po’ di maniera nei lavori degli Inhaler e di Nandi Rose, in arte Half Waif, ma i due dischi si fanno ascoltare bene. Un po’ delude l’hypato lavoro di Goon Sax, mentre Twin Shadow, che sembrava non potesse più sorprendere, se la cava più che bene con un album che smette di vederlo appresso a trend o alle hit, per rendere omaggio alle sue origini dominicane, in particolare alla golden age dei FAMA Studios. Ben fatto George Lewis Jr. Il soul pop rimane la tua fissa di sempre ma qui le cose si son fatte finalmente interessanti.
Dicevamo non all’altezza delle aspettative i Goon Sax, trio di Brisbane che ha in comune con gli Inhaler il fatto di avere un cantante figlio d’arte: Luois di cognome fa Forster e Robert dei disciolti Go-Betweens è suo padre. Il loro Mirror II è stato registrato agli Invada di Geoff Barrow e alla produzione troviamo John Parish, due garanzie che si traducono in un jangle sound contaminato alla bisogna con wave e disco, non proprio il passo in avanti paventato dalla nota stampa, specifica Marco Boscolo, alla cui recensione rimandiamo per le ragioni della critica. Dicevamo figli d’arte: ascoltatevi It Won’t Always Be Like This degli Inhaler e dite il primo nome che vi viene in mente. La risposta è corretta, Bono Vox e degli U2 riconvertiti a un giovanile indie/post-punk anni zero con attitudine major cercata e abbracciata. Il cantante di cognome fa Hewson, e sì, è il figlio del frontman della band irlandese più famosa al mondo. C’hanno i pezzi? Beh, di primo acchito si presentano con una confezione impeccabile e una sfacciata attitudine mainstream, l’airplay ci sarà anche ma i dubbi non sono pochi.
All’inizio parlavamo di Half Waif, e il suo è un discorso musicalmente diverso da quelli fatti finora, ma le cose qui potrebbero farsi interessanti. Abbiamo in cuffia e nelle casse dello stereo un probabile anello di congiunzione tra Kate Bush e Alison Goldfrapp. Il suo Mythopoetics non è forse il lavoro che la consacrerà, ma nell’affilatissimo panorama art pop / synthpop di questi anni risalta quanto basta per farcelo promuovere, anche soltanto per una piccola gemma come Swimmer (e relativo videoclip).
Nel weekend che segna i 25 anni del primo singolo delle Spice Girls (ripubblicato come EP con un buon demo rimasto finora nel cassetto), abbiamo un Vince Staples che ci ha senz’altro regalato cose migliori in passato, ma questo omonimo album di soli 20 minuti (!) va senz’altro preso in considerazione. Niente per cui strapparsi i capelli, eppure si tratta di una collezione di bei beat di Kenny Beats, con scalcinate 808, cadenze trap e morbidi sample funk e soul gestiti con cura, nonché barre degne di uno dei volti Hip Hop più interessanti dell’ultimo decennio.
Sul lato elettronico, se Agor di Koreless mastica quella conceptronica hd di cui cominciamo a scorgere una china prog (in senso negativo), Blockchain Me Anonymous debut di gFFr, ovvero Fr – Fabio Ricci e gF – Gianluca Favaron, al contrario, è un ottimo lavoro che spinge sul lato più goloso dell’hyperdelia digitale. Definizione inventata qui su due piedi che introduce un discorso affrontato meglio nel post album a cui vi rimandiamo.
Altro mondo ancora è quello di Foodman. Il suo Yasuragi Land su Hyperdub è un lavoro particolare, soprattutto per l’etichetta per la quale è uscito. Immaginate qualcosa che parte dai Visible Cloaks, a loro volta memori di maestri nipponici quali Ryuichi Sakamoto e Haruomi Hosono ecc. ecc., per arrivare a Asa Chang e ai Residents (nientemeno). Lui dice di aver trasfigurato il footwork in chiave new age 2.0, ma quello che ascolterete è un disco di giocosa folktronica molto avant, libera da qualsivoglia schema, che alterna dell’ottuso cazzeggio (prendi una Parking Area che ruota attorno a un arpeggio di chitarra) a momenti di chiamiamolo genio e inaspettate parentesi (city?) pop (Sanbashi). Ma forse ci siamo sbilanciati troppo.